Scuole paritarie, come valorizzare nell'autonomia lombarda la loro voce pluralista

Dalla Lombardia si ripropone, in modo chiaro, un modello di ascolto delle parti sociali e di unità, perché la scuola pubblica, paritaria e statale, non è né dei ricchi né dei poveri: è di tutti

In Italia siamo così abituati a delegare – ai nonni, alle “tate”, alla scuola… - l’educazione dei figli, da non accorgerci che la libertà di educare è la prima e più importante delle libertà, che gli Antichi riconoscevano per natura e che oggi è universalmente riconosciuta dalla Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948. L’Italia è arrivata prima, con la sua Costituzione repubblicana. Solo negli Stati totalitari i genitori sono interdetti rispetto all’educazione dei figli. Quando lo Stato impone la sua scuola ai poveri con il ricatto della gratuità (apparente, perché anche il salariato con misero stipendio paga le tasse…), toglie alle famiglie la libertà di scelta educativa, prevista dalla Costituzione. Questo avviene in Italia, non nei moderni Stati democratici europei, dove la libertà di scelta della scuola (a gestione statale o privata) è garantita, stante il giusto contributo fiscale.

Oggi troviamo al Governo in Italia due partiti che fanno della libertà il loro vessillo più alto ma, in merito all’educazione e alla scuola, sono profondamente spaccati, pur volendo apparire uniti. Nell’errore. Sulla questione – annebbiata da gravi problemi immigrazione, legittima difesa e TAV - scende il silenzio, così i genitori e tutti i cittadini dimenticheranno che il diritto alla libertà di scelta educativa è prioritario, che conta più di un pezzo di pane. Senza libertà di scuola, anche il pane verrà meno.

Dalla Lombardia, però, si ripropone in modo chiaro un modello di ascolto delle parti sociali e di unità, perché la scuola pubblica, paritaria e statale, non è né dei ricchi né dei poveri: è di tutti.

Mentre lungo la Penisola si assiste attoniti alla chiusura di 304 istituti pubblici paritari, altri si risvegliano, consapevoli del diritto, a garanzia di pluralismo e antidoto al regime. Scuole pubbliche paritarie che sembravano destinate a cadere sotto la mannaia della crisi che le affama prima di alunni, poi di docenti, proprio queste - patrimonio secolare di una Nazione che anche grazie ad esse è uscita dalle rovine delle Guerre Mondiali, si è risollevata dall’analfabetismo, ha tolto i ragazzi dall’emarginazione e dalla strada - oggi si riscoprono parti vive a garanzia della sete di libertà che deve ricominciare ad animare l’Italia.

Giorni fa dal tavolo dell’USMI, sigla che unisce le congregazioni religiose femminili italiane, si è deciso di proseguire con una determinata azione culturale, allo scopo di liberalizzare il sistema, garantendo il diritto dei genitori e incentivando il pluralismo educativo, attraverso il costo standard sostenibile per allievo, inteso come “dote spettante ad ogni persona (bambino o adulto che sia) per il diritto all’educazione”, ribadito nella Dichiarazione Universale, nella Carta dei diritti dell’Unione Europea, nella Costituzione Italiana.

Costo standard: di diritto e di fatto si presenta l’unica strada percorribile per uno Stato che spreca ben 7 miliardi di euro all’anno per impedire la libertà dei genitori e piegando le scuole statali sotto la morsa di una autonomia negata. Chi ci guadagna? Forse chi ambisce ad avere sudditi, e non cittadini pronti a domandare conto di come vengono spesi quei 10mila euro annui - tanto costa un allievo della scuola statale e in aggiunta occorre portare la carta igienica e non solo... Ai dirigenti di scuole statali viene negata l’autonomia perchè è meglio che siano degli esecutori, tranne poi costringerli a chiedere alle famiglie i “contributi volontari” per pagare quanto lo spreco dei 10mila euro non copre…

Anche per questo è fondamentale che le scuole paritarie restino una voce di pluralismo. Occorre che gli istituti scolastici pubblici (statali e paritari) vengano gestiti in un’ottica di efficienza e di efficacia delle azioni di pianificazione, amministrazione e sviluppo.

Da Regione Lombardia, eccellenza certificata da OCSE PISA, dopo la conferma della Dote Scuola - che orienta questa Regione al risparmio e alla libertà di scelta educativa - si rilancia un modello di unità e dialogo con le parti sociali che fa la differenza. Le parti sociali coinvolte sono sempre un quid in più rispetto agli Amici, che hanno il sapore del clientelismo. Che su questo non scenda il silenzio. Perché non avvenga, sabato 23 marzo 2019, ore 9.00–13.00, presso il Teatro Guanella di Via Dupré a Milano, si terrà un Convegno organizzato dall’Associazione Vita Consacrata in Lombardia, con il patrocinio delle Associazioni AGeSC, AGE, A.N.I.N.S.E.I Lombardia, Cdo Opere Educative, Comitato Politico Scolastico non statale, Diesse Lombardia, FAES, FIDAE Lombardia, F.I.L.I.N.S. Lombardia, FISM Lombardia, Opera Nazionale Montessori, Chi ben Comincia.

L’esplicito titolo del Convegno, “La libertà di scelta educativa nel Modello Lombardo: come valorizzarlo nell’Autonomia”, intende evidenziare, attraverso le testimonianze dei rappresentanti delle Associazioni e delle Istituzioni, la consolidata collaborazione ed il lavoro comune tra tutte le Associazioni sempre unite nelle azioni, nelle scelte e nelle proposte, e le Istituzioni sempre disponibili al costruttivo confronto. L’obiettivo è il rafforzamento e l’ampliamento di una normativa che dia risposte positive alle esigenze del settore paritario, volto a permettere il crescere di offerte formative innovative e di qualità, nell’interesse di studenti e famiglie.

Questa modalità di lavoro e di collaborazione, ormai quasi ventennale, ha costruito infatti un positivo “modello lombardo”, che grazie ad una valorizzazione dell’autonomia può essere replicato in altre Regioni, secondo gli auspici degli organizzatori del Convegno. In apertura, l’intervento di Padre Luca Zanchi (Presidente Associazione Vita Consacrata della Lombardia), a cui farà seguito quello di padre Paolo Martinelli (Delegato C.E.L. per la Vita Consacrata – Lombardia); seguirà la significativa presenza delle Istituzioni scolastiche rappresentate da: Dott.ssa Carmela Palumbo (Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Miur), Assessore Melania Rizzoli (Assessore Istruzione Formazione e Lavoro, Regione Lombardia), Dottor Emanuele Contu (Dirigente Tecnico per Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia).