Se i più felici d'Europa sono i "bamboccioni"

Una ricerca Eurostat misura la soddisfazione dei popoli. Per noi è un sei pieno. Tra speranze e delusioni, la sorpresa: i più contenti hanno dai 16 ai 24 anni

«Quando le persone mi chiedono se ho paura della morte rispondo che se questo dovesse avvenire mentre sto esercitando le mie funzioni e mi sto applicando al massimo delle mie capacità, sono sicuro che morirei felice».

Guido ha diciannove anni, è napoletano e vive a Modena. Lo incontro all'Accademia militare dove è allievo capo scelto e sta frequentando il secondo anno, il prossimo andrà a Torino per continuare gli studi al Politecnico.

In questo viaggio attraverso l'Italia che sto facendo per il mio racconto radiofonico lui è la prima persona a parlarmi espressamente di felicità. Lo fa con gli occhi sbarrati guardandomi da sopra i gradi che già porta sulle spalle.

«Sei felice?» è una domanda che faccio a tutte le persone che incontro a cui chiedo di raccontarmi la loro storia.

Ieri è stato il Giorno internazionale della felicità, e una ricerca Eurostat ha raccontato chi è, o dice di essere, più felice in Europa analizzando il grado di felicità in base all'età.

Alla domanda «In generale quanto sei felice oggi della tua vita?», i più felici sono i neo pensionati danesi, i meno felici quelli bulgari, in generale i ragazzi tra i 16 e i 24 anni sono più felici, il voto che danno alla loro felicità è un bel sette e mezzo, per l'esattezza 7,6 in una scala che va da 1 a 10 (in Italia è 7).

I dati della ricerca dicono che il voto medio che gli italiani danno al loro grado di felicità è una sufficienza piena, 6,7.

Quando Guido nella mensa infinita dell'Accademia militare di Modena ha risposto alla mia domanda sulla paura della morte citando la felicità ha chiarito un concetto chiave riguardo la felicità, quello della sua stretta relazione con la paura.

Benedetta ha 13 anni, è la prima di quattro figli, suo padre ne ha 43, è esperto di sicurezza informatica e quando la sua azienda gli ha chiesto di mettersi in proprio e aprire partita Iva ha avuto paura di non riuscire a sostenere più la sua famiglia, li ha caricati sul camper ed è andato in giro per l'Europa in cerca di un po' più di felicità. L'ha trovata a Barcellona, sotto forma di contratto a tempo indeterminato per una multinazionale delle telecomunicazioni.

Massimiliano ha 33 anni, da 4 vive nel convento dell'Ordine dei frati minori cappuccini di Orvieto, prima era un operaio, viveva in Sardegna e aveva una fidanzata. Mi viene incontro e sorridendo dice «Pace e bene» e ci credo davvero che lo pensi e che lo desideri per me. Lavoro con le storie di vita da quasi dieci anni. Raccontare un episodio della nostra vita che ha lasciato un segno non dice se siamo felici oppure no e tantomeno quanto lo siamo, ma sicuramente dice dove siamo in quel momento, come se ci visualizzasse su una mappa che ci permette di avere una consapevolezza spaziale della nostra esistenza.

La faccio sempre e continuerò a farla la domanda «Sei felice?», ma credo che sia poco sensata, o almeno lo è quando si parla del presente. Riusciamo a dire se siamo stati felici in passato, a volte riusciamo ad essere così precisi da identificare anche il periodo preciso. Eurostat inoltre dice che non sono i soldi, ma la salute a dare maggiore felicità. Dice poi che danesi, svedesi e finlandesi sono i più felici d'Europa dal momento che danno un 8 alle loro vite, ma la cosa strana dei risultati della ricerca è che solo un paese è evidentemente sotto la soglia della sufficienza, la Bulgaria: i bulgari danno un 4.8 alla misura della loro felicità. Che cosa vi è successo signori della Bulgaria? Da dove venite? Cose sperate per il vostro futuro? Che cosa vi fa paura?

Nel mio viaggio attraverso le età della vita in Italia non saprei dire chi è felice e chi no, chi dà la sufficienza piena o la lode alla propria vita, potrei raccontarvi la storia di Irene che ha 26 anni e il giorno dopo la laurea ha trovato lavoro, o di Elena che al quarto tentativo di fecondazione assistita ha avuto due gemelli, o ancora di Ernesto, maresciallo della Marina militare che ha partecipato a «Mare nostrum» e mi ha detto: «Un ragazzo siriano che ho salvato insieme ad altri centotrenta naufraghi mi ha raccontato la sua storia e ho pensato che era identica alla mia, che avrei potuto esserci io al suo posto».

Ma forse la risposta più azzeccata è quella di Andrea, 40 anni, funambolo da grandi altezze che quando gli ho chiesto se gli capita mai di avere paura mi ha risposto: «Quando stai su un cavo di 14 millimetri a cento metri da terra puoi solo andare avanti».

* Matteo Caccia è un conduttore radiofonico. Nella trasmissione di «storytelling» «Voi siete qui», su Radio 24, invitava gli ascoltatori a raccontare episodi della loro vita. Oggi conduce «Una vita. Viaggio nelle età di ognuno», ogni sabato e domenica alle 19 su Radio2

Commenti

michele lascaro

Sab, 21/03/2015 - 17:11

Questa constatazione è la scoperta dell'America. È logico che i giovani siano, nonostante la mancanza di lavoro, i più felici. Dalla loro parte c'è la speranza del futuro grazie all'azione sacrosanta degli ormoni che danno impulso alla vita. Nei vecchi questi presupposti mancano, per la naturale, e deprecata, insufficienza ormonale, che rende più penosa la residua aspettativa di vita. Arrivare alla tarda età per credere!