Se l'amore violento non conosce sesso

Picchiata e picchiatrice

Ci sono notizie che non sai come maneggiare. Te le rigiri tra le mani, e soprattutto nella testa, perché pare che trovare un senso sia una specie di meccanismo involontario del cervello, lo si ricerca nei fatti e nelle cose senza neppure rendersene conto. E quando il senso sfugge da tutte le parti, senti una fitta di disagio.

Apprendere che Rosaria Aprea, l'aspirante Miss Italia massacrata di botte dal suo fidanzato (Antonio Caliendo) nel 2003, il primo simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, ieri è finita agli arresti domiciliari per aver aggredito fisicamente il padre di suo figlio (Pasquale Russo) e la sua attuale compagna, è un piccolo cortocircuito interno. Perché questa è una di quelle notizie che, da sole, non trovano un senso. Per tanti motivi. Per il fatto che, a torto o a ragione, si è indotti a pensare che una ragazza massacrata di botte dal suo uomo non ricorrerebbe mai alla violenza, a sua volta. Per il fatto che, a torto o a ragione, mai ci si aspetterebbe che la testimonial del video «Donne in-Difesa» (girato per celebrare appunto la giornata contro la violenza alle donne) provi ad investire con l'auto il suo ex compagno, a minacciarlo imbracciando armi e facendo riferimenti a parentele con la criminalità organizzata per cercare di terrorizzarlo ancora di più.

Rosaria Aprea che qualche anno fa sfilava al concorso di Miss Italia in costume da bagno, mostrando orgogliosa la cicatrice che le attraversa il ventre perché era come un tatuaggio che diceva «visto? Eppure ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta lo stesso», ieri non poteva essere la stessa Rosaria Aprea raggiunta dalla notifica dei carabinieri. Ieri non poteva essere la stessa Rosaria Aprea finita agli arresti domiciliari perché colpevole di aggressione. Ma forse è colpa nostra perché non riusciamo a rinunciare a un senso. O perché, banalmente, non ci rassegniamo alle brutte uguaglianze, al fatto che l'amore malato non ha sesso.