La sentenza europea sul concorso esterno non libera Dell'Utri

La Corte d'appello di Palermo ha respinto l'incidente di esecuzione chiesto dai difensori dell'ex senatore Pdl sulla base del verdetto Ue sul caso Contrada

Marcello Dell’Utri resta in carcere. La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, sul caso Contrada, ha stabilito che il concorso esterno in associazione mafiosa prima del 1994 non era ben configurato dal punto di vista della giurisprudenza, e che pertanto le condanne per fatti antecedenti violano la convenzione europea, secondo i giudici di Palermo non è applicabile alla vicenda dell’ex senatore Pdl, che sta scontando una condanna definitiva a sette anni nel carcere di Parma. La decisione della Corte d’Appello del capoluogo siciliano, che ha rigettato la richiesta di incidente di esecuzione presentata dai difensori di Dell’Utri, è arrivata ieri. «Va rilevato - scrivono i giudici, presidente Raimondo Lo Forti, a latere Daniela Troja e Mario Conte - che, così riportato, l’incidente di esecuzione risulta inammissibile per difetto di una previsione normativa che consenta al giudice dell’esecuzione di revocare una sentenza di condanna in presenza di una sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo pronunciata nei confronti di un soggetto diverso e nell’ambito di altra procedura».

Insomma, l’esecuzione della sentenza non può essere sospesa perché i giudici non potevano prevedere il verdetto, su un imputato diverso da Dell’Utri, della Corte europea. Non solo. I giudici sostengono che la legge italiana prevede l’incidente di esecuzione solo «nei casi di abrogazione o dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma incriminatrice», il concorso esterno in associazione mafiosa, nella fattispecie. Secondo la Corte, la sentenza Contrada non può essere considerata una «sentenza pilota» capace di influire su altri casi. Bocciata infine anche la Procura generale, che aveva sollevato questione di legittimità costituzionale rispetto alla richiesta della difesa: per la Corte è «manifestamente infondata». Sfuma dunque, almeno per ora, il tentativo dei difensori di far scarcerare Dell’Utri. Lo spiraglio aperto dalla sentenza europea - definitiva visto che non è stata appellata - per il momento si chiude. Anche se resta un dato: nel fissare il 1994 come l’anno a partire dal quale il concorso esterno è ben configurato, la sentenza europea è chiara. E Dell’Utri, pur condannato in via definitiva, è stato assolto in via altrettanto definitiva per i reati successivi al 1993. Insomma, perso un round la battaglia legale non è finita.

Commenti

squalotigre

Lun, 23/11/2015 - 18:57

La nostra magistratura si adegua alle sentenze europee solo quando si tratta di stabilire il diametro delle banane. Chissenefrega se le norme applicate ad un cittadino sono in contrasto non con la giurisprudenza europea ma addirittura ai principi elementari di diritto dai tempi dei romani. Se si tratta di un esponente che non ha le stesse idee del magistrato si applica una legge creata anni dopo il presunto reato. E c'è gente che dice di avere fiducia in questi magistrati. Povera Italia!

autorotisserie@...

Lun, 23/11/2015 - 21:51

SOLO IN ITAGLIA ESISTE IL "CONCORSO ESTERNO",COME DIRE , PARLO CON UN DELINQUENTE E SONO COMPLICE, IDEOLOGIA, MARCI DENTRO FINO ALLE OSSA