Si è chiusa l'inchiesta sulla strage di Rigopiano: indagate 24 persone

Sotto accusa anche il prefetto e il suo staff, che ritardarono di attivarsi per l'emergenza

Dopo quasi due anni dalla valanga che il 17 gennaio 2017 travolse l'hotel Rigopiano, a Farindola, uccidendo 29 persone, la procura di Pescara ha chiuso le indagini. I carabinieri hanno notificato gli avvisi di rinvio a giudizio a 24 persone e alla società Gran Sasso spa, che ora dovranno rispondere di omicidio e lesioni colpose.

Tra coloro che rischiano il processo ci sono il sindaco di Farindola, il direttore del resort, l'ex prefetto di Pescara e il suo staff, mentre risultano estranei ai fatti i vertici politici della Regione. Nelle 40 pagine dell'avviso di chiusura delle indagini vengono evidenziati tutti gli errori e le omissioni che portarono alla morte di 29 persone, rimaste intrappolate nell'hotel sommerso da una valanga, dopo le scosse di terremoto. Una serie di "negligenze, imperizie, violazioni di legge e regolamenti" hanno portato alla tragedia di quel 17 gennaio e, ognuno, ha la sua parte di responsabilità.

Infatti, come specifica il Corriere della Sera, la carta di localizzazione del pericolo valanghe che avrebbe dovuto essere emanata dalla Regione Abruzzo, avrebbe potuto evitare che fosse concessa la licenza edilizia per il resort. Invece, nonostante il luogo fosse in una zona a rischio, l'hotel nacque dall'ampliamento di un rifugio, senza ascun intervento di difesa antivalanga. I sindaci, inoltre, non avevano segnalato la pericolosità della posizione e Rigopiano era rimasto aperto anche durante la stagione invernale, nonostante i rischi. Al sindaco Lacchetta viene contestato anche di non aver evacuato l'hotel, nonostante avesse disposto la chiusura della scole.

Dure accuse anche per il prefetto e il suo staff, che avrebbero evitato "di attivare quantomeno dalle ore 9 del 16 gennaio 2017 la sala operativa della prefettura comune alla provincia nonché il centro coordinamento soccorsi". La prefettura è accusata anche di aver dichiarato il falso, dichiarando alla presidenza del Consiglio di aver attivato preventivamente i soccorsi e la sara operativa. Ma, in realtà, avrebbero chiesto aiuto all'esercito solamente alle 18.28. Inoltre, il prefetto Provolo non aveva provveduto a sostituire la turbina con un mezzo più potente per sgomberare la neve. Tutti questi ritardi avrebbero determinato"le condizioni per cui la strada per l’hotel Rigopiano fosse impercorribile per ingombro neve e di fatto rendendo impossibile si presenti di allontanarsi, tanto più in quanto allarmati dalle frequenti scosse del terremoto della mattinata".

Falle nell'organizzazione e nel coordinamento dei soccorsi si sono sommate alle mancanze precedenti, che hanno evitato di individuare come rischioso il luogo sul quale era sorto Rigopiano.