Sla, un pacemaker nel cervello: "Così abbiamo rallentato la malattia"

Giulio Orsini, medico di 68 anni malato di sla, sopravvive al morbo da 13 anni. Merito di un elettrodo inseritogli nel cervello e collegato a uno stimolatore esterno

Alberto Sordi potrebbe avere contribuito a salvare i malati di Sla. Come? Regalando alla ricerca scientifica i terreni romani dove negli ultimi anni è nato il Campus Bio-Medico. Una struttura di eccellenza che ha lanciato in via sperimentale una rivoluzionaria cura contro la "stronza", come la chiamava lo sfortunato e ormai scomparso ex giocatore della Fiorentina Stefano Borgonovo.

La cura, sperimentata nel 2006, consiste nell'impianto di un pacemaker nel cervello per rallentare la regressione neurologica del paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica. A fare da cavia Sergio Orsini, un medico romano di 68 anni a cui nel 2004 era stata diagnosticata la sla. Orsini ha deciso di offrirsi volontario per verificare i risultati di una nuova tecnica.

I medici del Campus Bio-Medico di Roma gli hanno inserito un elettrodo di 5 cm nella parte del cervello che comanda le aree motorie. L'impianto era stato reso possibile dalla trapanazione del cranio per creare un forellino dove inserire il dispositivo elettrico, collegato a uno stimolatore esterno deputato alla regolazione dell'intensità e della frequenza dello stimolo.

Oggi, a 11 anni dall'operazione, pur essnedo attaccato a un ventilatore artificiale il paziente è ancora in vita. I medici che gli avevano diagnosticato la malattia non gli davano più di 100 giorni di sopravvivenza. Ma da allora sono trascorsi 13 anni e Sergio Orsini è ancora vivo, a testimonianza dei benefici prodotti dalla cura.

Tuttavia Vincenzo Di Lazzaro, direttore del reparto Neurologia del Campus Bio-Medico, ha precisato che "non si dovrebbe parlare di cura, bensì di rallentamento: occorre una sperimentazione su di un numero più elevato di pazienti, dato che una sola osservazione ha un valore limitato".

La sla è una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, che consentono i movimenti della muscolatura volontaria. Chiamata anche "morbo di Lou Gehrig" dal nome di un celebre giocatore mericano di baseball che per primo fu colpito dai sintomi della malaytia, la sla colpisce soprattutto gli adulti maschi dopo i 60-65 anni.

Nel mondo si calcola che ci siano 400 mila malati di sla, di cui 6 mila in Italia. Da anni la ricerca sta andando avanti per trovare una cura efficace alla malattia.