Spunta il "Serpico" all'italiana: gli strani casi di Ostia e Latina

Mobbing in polizia: agenti scelti costretti a lasciare la divisa. E il sindacato di categoria chiede: “Gabrielli apra un’indagine”

Mobbing in polizia: gli strani casi di Ostia e Latina. Agenti scelti costretti a lasciare la divisa. E il sindacato di categoria chiede: “Gabrielli apra un’indagine”. Lo conoscevano su tutto il litorale. Un superpoliziotto tosto, di quelli che da soli mandano avanti un intero ufficio.

Soprattutto una “guardia” che non lascia tregua ai criminali, alle famiglie mafiose che contano, alle cosche in affari spesso con i “colletti bianchi”. In quattro anni, aiutato da un solo assistente, riesce a combattere la criminalità organizzata del sud pontino sul piano peggiore: il denaro. Con indagini serratissime, spesso al limite di ogni possibilità, trova le prove per confiscare, in 60 operazioni, ben 500 milioni di euro ai malavitosi. Giovanni, chiamiamolo così, colleziona encomi su encomi. Tanto che nel 2011 il dirigente della sezione anticrimine della squadra mobile di Latina lo segnala al questore per la sua attività. Indagini che trovano tutte conferma nelle aule giudiziarie, fino alla Corte di Cassazione.

“Basta un cambio al vertice della stessa questura durante l’anno - spiega Filippo Bertolami, vicequestore di Roma e segretario nazionale con delega per l'Italia centrale e gli uffici dipartimentali del sindacato di polizia PNFD, polizia nuova forza democratica - per passare dalla fama di superpoliziotto a quella di superindisciplinato”. “Il sostituto commissario dimostra un contegno scorretto verso un superiore (il nuovo questore ndr) nonché abituale negligenza nell’apprendimento delle norme e delle nozioni che concorrono alla formazione professionale”.

Una storia di sbirri fuori dalle righe, appunto, come in quella del Serpico newyorkese. “Insomma - continua Bertolami - se per la vecchia dirigenza Giovanni è un appartenente delle forze dell’ordine da prendere come esempio, per la nuova direzione, solo mesi dopo, è un poliziotto della peggior specie. Mi chiedo, com’è possibile che stiamo parlando della stessa persona?”. Giovanni, secondo il racconto dei poliziotti, viene isolato, “mobbizzato”. In breve per l’ispettore viene avviato un procedimento disciplinare che dovrebbe portare a pesanti sanzioni. Nonostante una sentenza del Tar che annulla tutto, il funzionario non può far altro che lasciare la polizia. Alla notizia sembra che le cosche abbiano festeggiato a base di champagne: uno a zero per i cattivi. Di fatto l’allontanamento di Giovanni non porta nulla di buono.

Un caso anomalo per il vicequestore sindacalista che vuole andare in fondo alla vicenda una volta per tutte. Altro scenario, altri gruppi criminali. All’aeroporto di Fiumicino passano quintali di droga. La “roba” sbarca sul litorale romano in quantità impressionante. Intrisa nella carta di libri antichi, nei doppifondi di valigie e statuette d’importazione, sciolta nel rum destinato a catene di supermercati in forte odore di mafia. Persino nascosta all’interno di reattori di jet di linea. Se ne accorgono alcuni poliziotti attenti, in forza alla polizia di frontiera, che avviano indagini senza sosta. La squadra anticrimine scopre una serie di attività di copertura aperte e richiuse in gran fretta proprio all’interno dell’aeroporto. Queste farebbero capo a personaggi di spessore da tempo stanziati a Ostia. Soprattutto alle famiglie siciliane Cuntrera - Triassi - Caldarella, da anni attive sul litorale romano, nonché su camorristi d’eccezione, come la famiglia Senese, trasferita da Afragola alla Marranella o al clan Fasciani, da sempre padrone del Lido di Roma. La squadra speciale in più occasioni stana latitanti eccellenti, scoperti grazie a intercettazioni e inseguimenti da brivido.

Ma un omicidio “eccellente” manda tutto a monte. È il 18 ottobre del 2002, Paolo Frau è uscito da poco dal carcere. Era stato processato e condannato nel maxi processo contro tutti i componenti della Banda della Magliana nel 1993. Dopo l’Operazione Colosseo e i suoi sviluppi Frau cerca di rifarsi una vita gestendo il parcheggio di una multisala di Ostia, Cineland. Qualcuno, però, gli piazza in testa tre pallottole calibro 38 e chiude per sempre i conti. “Il caso viene affidato alla squadra mobile romana guidata da D’Angelo - continua il vicequestore Bertolami - che inizia a lavorarci senza perdere un solo istante. I poliziotti di Fiumicino, che fino al giorno prima seguivano lo stesso Frau, vanno ad affiancare i colleghi romani. Tutto sembra filare liscio, nel buon nome del risultato finale che tutti si aspettano”. Non è così. Arriva l’estate 2003: l’informativa della Polaria, risultato del lavoro svolto fino ad allora, ovvero l’ipotesi investigativa sui gruppi criminali che inondano di droga la capitale ripulendo denaro in attività di copertura a Ostia, viene ridimensionata. “Stroncata” dicono lapidari gli ex poliziotti. Ridotta di decine di pagine, quando finisce sul tavolo del procuratore della Dda viene definitivamente messa da parte. Due richieste di missioni in Costa Rica per riportare nelle patrie galere dei narcos nostrani vengono cestinate, respinte in nome di una presunta “spending review”. Le conclusioni cui era arrivato il lavoro dei poliziotti aeroportuali verranno confermate 10 anni più tardi dall’operazione antimafia “Nuova Alba”, che porta a decine di arresti e a sequestri di beni per milioni di euro. Intanto i quattro poliziotti di Ostia e un ispettore di Roma, coordinatore del pool, vengono inviati ad altro incarico. Poi sospesi, congelati, in seguito a un esposto anonimo che insinua, addirittura, falsi rimborsi spese. “In sostanza veniamo spediti a investigare sui tassisti abusivi” ricorda uno di loro, oggi riformato per malattia. Tempo dopo tutte le accuse nei loro confronti cadono.

Ma a quel punto il vantaggio per le cosche è notevole. Le indagini sull’omicidio Frau durano due anni e terminano definitivamente nel 2004 con l’operazione “Anco Marzio”, dal nome della piazza da cui partono le intercettazioni fra i narcos latitanti e gli imprenditori locali. Un flop colossale che porterà in galera, e solo per pochi mesi, alcuni spacciatori, semplici “cavalli”. Mandanti ed esecutori dell’assassinio di “Paoletto” non verranno mai trovati. Cosa c’entra questa storia con quella di Latina? “A capo della squadra mobile romana e della questura di Latina, in tempi ovviamente differenti, troviamo lo stesso dirigente, Alberto Intini, attuale questore di Firenze - conclude Bertolami -, che ha dato il cambio in entrambi i casi a Nicolò D’Angelo, attuale questore di Roma. Intini è oggi coinvolto, ma non indagato, nell’operazione Olimpia, l’indagine che avrebbe scoperchiato un calderone di connivenze fra il calcio, l’imprenditoria locale e l’ufficio urbanistico del Comune pontino.

Non ci resta che chiedere al nuovo capo della polizia, Franco Gabrielli, di mettere a confronto i due vecchi dirigenti della questura di Latina, nonché della squadra mobile romana, Intini e D’Angelo, su fatti e situazioni visti in maniera diametralmente opposta e fare chiarezza definitivamente su episodi che possono mettere in grave pericolo le stesse istituzioni, oltre che neutralizzare agenti di alto valore investigativo”.

Commenti
Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Mer, 23/11/2016 - 14:00

E la giustizia, come le stelle stanno sempre a guardare.