Starbucks, tutte le leggende intorno alla catena di caffetterie

L'apertura dello Starbucks di Milano ha iniziato a far parlare nuovamente di un marchio che in Italia avevamo un po' dimenticato e così sono risucite a galla vecchie e nuove leggende

Lo Starbucks di Milano ha diviso la popolazione italiana tra critiche e commenti positivi, oltre che far nascere e riportare in auge alcune leggende che ruotano intorno al marchio delle caffetterie più famoso al mondo

La catena di caffetteria ha ben 47 anni di età, il primo fu aperto nel lontano 1971 e ad oggi è tra le più ricche aziende del mondo grazie ad una ragnatela che è riuscita a costruirsi intorno al globo. In tutti questi anni è normale che si siano formate nuove leggende e che ne siano state rispolverate di vecchie. Un articolo di Weird si è preso la briga di riportarle tutte

L'Italia è uno dei paesi in cui, fino a poco tempo fa, la multinazionale non aveva ancora messo le grinfie.

Il nome Starbuck ha un collegamento diretto con il romanzo più celebre di Melville, Moby Dick. Infatti, è cosa diffusa che il primo ufficiale del capitano Acab, di nome Starbuck, fosse un amante del caffè. Sono gli stessi ideatori del brand a dare questa risposta smentendo che il nome derivi da un fantomatico commercio del caffè passato o a un richiamo di questo. Inizialmente il nome pensato per la catena era Cargo House ma, un pubblicitario dell'epoca, fece notare a Bowker (uno dei fondatori) che i nomi che iniziavano con st- erano molto più potenti nel marketing. Questo st- riportò alla mente dei creatori il romanzo di Moby Dick e successivamente del primo ufficiale di Acab senza però dar peso al fatto che questi fosse un gran bevitore di caffè o meno. Lo stesso Bowker dice che il nome non è stato scelto per un legame diretto col personaggio di Melville, oppure per l'amore che questi nutriva per il caffè. Nel libro non è riportato alcun legame tra caffè e Starbuck. La confusione è stata fatta in seguito al film sul romanzo, che vede come protagonista Gregory Peck.

Il collegamento con Melville

La spiegazione può risultare semplice se non fosse che, negli anni la società è stata costretta a "rinnegare" questa storia e soprattutto a bloccare la diceria secondo cui Starbuck fosse amante del caffè. Per il lancio del logo fu utilizzato il personaggio che si è andato a perdere negli anni, anche in seguito ad un contatto diretto della Melville Society che invitò i creatori del marchio ad abbandonare quella "trovata pubblicitaria" dell'amore di Starbuck per il caffè.

La sirena a due code di Starbucks

La sirena a due code, simbolo di Starbucks. È uno dei loghi più famosi al mondo, nel tempo ha subito varie rivisitazioni senza però mai perderne l'essenza. Inizialmente gli ideatori inserirono nelle informazioni della società che questo logo fosse stato preso da un libro norvegese sul mare del XVI secolo. Questa diceria fu successivamente smentita proprio dagli ideatori che eliminarono la parte del libro norreno dalle informazioni, essendo stata contestata questa storia da alcuni storici. Infatti, i norreni non esistevano più nel XVI secolo.

La spiegazione più semplice è che gli ideatori abbiano scelto Melusina, ovvero un essere leggendario caratterizzato dalla corona e dalle due code che molto probabilmente avevano visto in un libro di illustrazioni uscito in edizione inglese proprio nel 1971.

Le bevande segrete...

La scaltrezza, oltre all'infinita bontà dei baristi di Starbucks ha fatto sì che nascesse questa leggenda metropolitana: ovvero che ci sia un menù segreto o bevande che non figurano nell'elenco classico. Bontà perché i baristi, nei limiti del possibile, cercano sempre di accontentare i clienti. Quindi è facile che, se si richiede una bevanda "speciale" con ingredienti elencati è possibile che possa essere fatta. Questo però non vuol dire che esistano bevande segrete o esclusive. Tra una caffetteria e l'altra è probabile che ci siano bevande diverse, questo perché se una ricetta diviene popolare è possibile che a Chicago venga messa nel menù ma che non ci sia a New York e così via.

La cospirazione di Friends

Nel 1994 una sitcom televisiva fece letteralmente il botto: era Friends. Questa sitcom fu programmata per ben dieci anni e l'ultima puntata, andata in onda nel 2004, raccolse uno tra gli share più alti della tv mondiale. Era abitudine dei protagonisti recarsi in caffetteria per degustare importanti bicchieroni di caffè. Questo, secondo un presentatore radiofonico americano, avrebbe favorito in maniera decisiva l'ascesa dell'azienda delle caffetterie.

I social network e i nomi storpiati

Quante volte ci siamo recati negli Starbucks all'estero, soprattutto negli States e dopo aver dato il nome al nostro cameriere questi lo abbia scritto in maniera sbagliata? Addirittura sbagliando e creando un nome simpatico che subito abbiamo voluto condividere. Ecco, questa potrebbe essere una geniale trovata marketing che l'azienda fa di proposito invitando i propri camerieri a sbagliare. Una fotografia viaggia molto velocemente sui social, specie se questa è divertente.

Sia la società che i camerieri hanno dato però una spiegazione molto più semplice: il servizio deve sempre prevalere su tutto. Spesso, quando il locale è affollato, richiedere lo spelling del nome potrebbe rallentare le ordinazioni così non si bada molto ai nomi che vengono scritti sopra. Soprattutto perché, ogni dipendente si trova a dover scrivere circa 500 nomi al giorno.

L'immagine liberal di Starbucks, spesso scambiata per promotrice dell'Agenda Gay

L'immagine della società è spesso stata associata ad una strana teoria del complotto che pone al centro di tutto una fantomatica "Agenda Gay", ovvero una sorta di regolamento donato a tutti gli appartenenti alla categoria Lgbt che dovrebbero rispettare alcuni punti come: distruzione della famiglia, termine "omofobia" utilizzato per poter fare quel che si vuole e così via.

La catena ha da sempre smentito questa associazione forzata, tanto che ha sempre ribadito di essere liberal e di non aver mai voluto avere niente a che fare con la politica. Non si è mai fatta promotrice di eventi proprio per evitare associazioni di questo genere.