Caserta, suore alla sbarra per maltrattamenti sui minori

Alcune mamme di San Marcellino, in provincia di Caserta, scoprono dai video che circolano indiscriminatamente sul web che anche i loro figli sono stati picchiati e bloccano il processo ad un passo dalla sentenza

Alcune mamme riconoscono i figli nei video che circolano in maniera indiscriminata sui social network e bloccano un processo ad un passo dalla sentenza. Succede al Tribunale di Napoli Nord, dove l’avvocato di Casal di Principe, Enrico Natale, durante il dibattimento, dichiara che altre due famiglie intendono costituirsi parte civile. Si tratta del procedimento nei confronti delle quattro suore dell’istituto paritario “Santa Teresa del Bambin Gesù” di San Marcellino, in provincia di Caserta, accusate di violenza su minori dopo la denuncia di cinque coppie di genitori.

Il giudice per le udienze preliminari, Nicola Paone, alla luce delle ulteriori denunce, ha annullato il decreto di giudizio immediato a carico delle quattro monache, rimettendo il procedimento nelle mani del pubblico ministero, Francesco Persico, affinché formuli nuovamente il capo di imputazione, con relativo supplemento di indagini, compresa l’identificazione, questa volta, di tutte le vittime.

Un anno fa, infatti, oltre alle cinque famiglie che denunciarono i maltrattamenti delle suore nei confronti dei propri figli iscritti all’asilo religioso, nessun altro genitore fu ascoltato. Il pm ha immediatamente disposto che tutte le famiglie dei bambini presenti nei video si recassero nella caserma dei carabinieri di San Marcellino per visionare i video incriminati, filmati secretati (e anche questo sarà oggetto di indagine) che non si sa come siano finiti in rete, diventando ben presto virali.

Quando tutti si aspettavano la sentenza, ieri in aula il colpo di scena, con un processo che va completamente riscritto. Alla sbarra ci sono le quattro suore dell’asilo di San Marcellino, che vedono aggravarsi la loro posizione dopo che altri genitori si sono costituiti parte civile. Su una delle religiose pende anche un’ulteriore accusa, oltre ai maltrattamenti ai bambini durante gli orari scolastici: quella di aver tentato di comprare il silenzio di alcuni genitori con del denaro.