Svolta nelle Forze Armate, nasce il primo sindacato auto-organizzato

Dopo la circolare emessa a ottobre, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha ufficialmente riconosciuto la prima associazione sindacale autonoma delle forze armate, nello specifico dei Carabinieri. Pronte altre 10 sigle nuove di zecca

Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dopo la circolare emessa a ottobre per disciplinare la costituzione di associazioni sindacali autonome per le Forze Armate, ha riconosciuto la prima delle 12 associazioni che avevano fatto richiesta: quella dei Carabinieri. L'abbandono da parte dell'Arma del vecchio sistema della rappresentanza militare, sancito dalla sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale, è il frutto dell'atto di consenso adottato dal ministro, misura temporanea in attesa di una nuova legge.

Si tratta di una svolta senza precedenti. Storicamente, gli interessi delle varie componenti militari della Repubblica italiana erano tutelati nel quadro del vecchio sistema di rappresentanza militare, costituito da sigle non aventi natura sindacale e interne alla gerarchia. Come spiega bene un articolo di difesaonline.it, il processo di destrutturazione del vecchio sistema, istituzionalizzato con la legge 382/1978 e richiesto informalmente da alcuni corpi militari, si era fermato nel 1999 con la sentenza della Consulta che, di fatto, legittimava la scelta del legislatore di privare i vari corpi militari di determinati diritti, compreso quello di sciopero.

Ma il dibattito sull'opportunità di scardinare, o quantomeno rivedere, il vecchio sistema è ripreso nel 2014 con la proposta di legge del Movimento 5 Stelle per l'istituzione di associazioni militari a carattere sindacale per la rivendicazione autonoma di maggiori diritti e soprattutto l'obiettivo principale: l'abolizione delle forme di rappresentanza istituzionali. Storica, in questo senso, la sentenza 320/2018 con cui la Consulta ha decretato l'abrogazione della norma - l’articolo 1475 comma 2 del Codice dell’ordinamento militare che nel frattempo aveva sostituito la legge 382/1978 - che impediva ai militari di auto-organizzarsi in sindacati. La decisione, frutto degli obblighi imposti dall'adesione dell'Italia alla Cedu (Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali) è stata accolta con favore da molti, ma non mancano alcune critiche di fondo.

Come spiega anche Il Fatto Quotidiano, a fronte dell'abbattimento dei costi - circa 4 milioni di fondi pubblici - legati all'organizzazione e al funzionamento del vecchio modello accentrato, con l'imminente nascita di almeno 12 sigle sindacali si rischia di spaccare le Forze Armate in mille rivoli, con l'effetto di privare i vari corpi militari di efficienza, efficacia e unità d'azione, aspetti fondamentali nel quadro della funzione di difesa del suolo patrio ad essi affidata dallo Stato. Ormai, però, il dado è tratto. In Parlamento si discuterà della legge di matrice grillina di recepimento e strutturazione delle indicazioni della Consulta. Ovviamente, le associazioni sindacali non potranno avocare a sé funzioni fondamentali dello Stato relative a ordinamento, addestramento e operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico e funzionale e all’impiego del personale.

Commenti

venco

Ven, 18/01/2019 - 16:09

Ottimo, fanno sciopero quando servono veramente, cioè quando dovranno difendere il nostro suolo.