Taranto, monossido di carbonio: intossicata intera famiglia

I tre sono in cura presso l'ospedale militare del capoluogo pugliese dove è presente la camera iperbarica

Padre, madre e figlio di undici anni, tutti intossicati dal monossido di carbonio sprigionato da una stufa a pellet malfunzionante.
È accaduto a Lizzano, un Comune in provincia di Taranto la sera del 23 febbraio, ma solo ora si è diffusa la notizia.
L'intera famiglia è finita al pronto soccorso dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Successivamente tutti e tre sono stati trasferiti nel reparto di medicina iperbarica del centro ospedaliero militare del capoluogo pugliese.
È stato il padre a dare l'allarme allertando il 118 dopo aver avvertito in casa uno strano odore di combustione e dopo aver riscontrato gravi manifestazioni di malessere a carico della moglie e del figlio, con i tipici sintomi dell'avvelenamento da monossido di carbonio: cefalea, nausea e transitoria perdita di coscienza. L'intero nucleo familiare è stato subito soccorso e trasferito con un'ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale tarantino, dove - contestualmente alle prime cure del caso - è stato attivato il protocollo che consente l'attivazione dell'impianto iperbarico del nosocomio militare e che prevede la collaborazione del personale sanitario e non solo dell'ospedale della Marina Militare (medici, infermieri e subacquei militari e tecnici civili della Marina) ed anestesisti rianimatori, iperbarici, della Asl di Taranto.

Come previsto dal protocollo, appunto, al primo trattamento iperbarico hanno poi fatto seguito ulteriori sedute di terapia iperbarica, eseguite in più giorni, allo scopo non solo di evitare i rischi immediati derivanti dall’avvelenamento, ma anche il pericolo di conseguenze neurologiche a distanza (la cosiddetta sindrome post-intervallare). Il Centro Ospedaliero Militare di Taranto, col suo impianto iperbarico, unico attivo nella provincia e tra i pochissimi presenti in Puglia, assicura, attraverso un servizio di reperibilità attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, il trattamento in emergenza – urgenza di casi critici, provenienti non solo dal Tarantino, ma anche da altre province limitrofe. Il centro, in particolare, si occupa della gestione di casi d’intossicazione acuta da monossido di carbonio, patologia potenzialmente letale, tipica soprattutto della stagione fredda. Dal 2003 la Marina Militare è in prima linea nella gestione delle emergenze iperbariche territoriali al fianco dell’Azienda Sanitaria Locale, e dal 2012 a oggi sono stati ventinove i pazienti (per un totale di 106 sedute) trattati per avvelenamento da monossido di carbonio, dal centro ospedaliero militare di Taranto.