Taranto, morti per amianto: condannati 28 ex dirigenti

In 28 nei guai: Noce condannato a nove anni di carcere, Fabio Riva a sei. I giudici: "Fibre killer ancora nello stabilimento"

Panoramica dello stabilimento Ilva di Taranto

Il tribunale di Taranto ha condannato ventotto ex dirigenti dell’Ilva per le morti causate dall’amianto e altri agenti cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico. Le pene più alte sono state inflitte agli ex manager della vecchia Italsider pubblica alla quale subentrò il gruppo Riva

Il giudice della II sezione penale del tribunale di Taranto Simone Orazio ha condannato in primo grado a complessivi 189 anni di carcere 27 imputati per "disastro ambientale ed omicidio colposo" dopo il decesso di una ventina di operai ammalati di cancro per "l’esposizione all’amianto". Ad essere stati condannati con pene da quattro a nove anni e mezzo di detenzione sono stati gli ex manager e i direttori generali dello stabilimento siderurgico di Taranto sia dell’era di gestione pubblica sia di quella privata. Il gruppo Riva acquistò l’acciaieria dallo Stato nel 1995. La pena più alta, nove anni e mezzo, è andata al manager dell’era pubblica Sergio Noce, 9 anni al suo collega Gianbattista Spallanzani e 9 anni e 2 mesi ad Attilio Angelini, accusati di "disastro ambientale e ventuno omicidi colposi, per la morte per mesiotelioma di operai venuti in contatto con fibre di amianto". Ad otto anni e mezzo sono stati condannati Pietro Nardi e Giorgio Zappa, ex dg di Finmeccanica.

Fra gli imputati c’era anche il patron dell’Ilva Emilio Riva, morto il 30 aprile scorso, suo figlio Fabio Riva e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, entrambi condannati a sei anni di reclusione. Secondo l’accusa l’amianto fu usato in maniera massiccia nello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d’Europa, ed è ancora oggi la sostanza killer presente in alcuni impianti Ilva. Nel corso degli anni gli operai non furono formati ed informati sui rischi dell’amianto, non ricevettero sufficienti visite mediche e tutele per la loro salute entrando in contatto con la pericolosa sostanza che in molti caso ha causato malattie e morte. Il giudice ha stabilito una provvisionale nei confronti dell’Inail di circa 3,5 milioni di euro.

Commenti

peter46

Ven, 23/05/2014 - 15:51

Solo loro sono i colpevoli?E la burocrazia a tutti i livelli,magistratura compresa,che non vigilò mai sull'attuazione delle leggi ambientali?E la politica...accondiscendente ed 'incassante'?Solo loro sono i colpevoli,vero?

gianni59

Ven, 23/05/2014 - 16:04

povero Riva...dal 1995 non gli hanno dato nemmeno il tempo di mettere a norma gli impianti....

Hamurrabi

Ven, 23/05/2014 - 17:24

Ma il grande governatore Niki Vendola dove stava ? Dormiva? SEL sinistra ecologia libertà ....di morire. Fossero stati governatori della Puglia Maroni oppure Formigoni sarebbero già in galera ma si sa con la magistratura schierata a sinistra Vendola può dormire sonno tranquilli ! Buonanotte

paolonardi

Ven, 23/05/2014 - 18:12

Sarebbe inutile, in un paese normale, commentare una sentenza cosi'. Ma la nostra povera Italia e' in mano ad una massa di incapaci in tutti i rami della PA figli di un settantennio di governi DC-PCI che hanno favorito i poco intelligenti per paura di aver mascherata la loro pochezza intellettuale come dimostrato da gianni59.

Anonimo (non verificato)

killkoms

Ven, 23/05/2014 - 22:26

@paolonardi,quel signore ignora che le condizioni in cui versavano gli impianti italsidere nel 1995 erano tali che un'altro che non aveva interessi in Italia,faceva come fecero a bagnoli:smantellamento e vendita a cina e india!

angelomaria

Sab, 24/05/2014 - 09:50

bene ma non vedo certi nnomi!!!