Tfr, più flessibilità: nei fondi anche quota minima

Non più tutto o niente, con gli accordi collettivi si potrà decidere quanta parte, "una percentuale minima", del Tfr maturando si potrà destinare alla previdenza complementare e quanta lasciarne in azienda

Non più tutto o niente, con gli accordi collettivi si potrà decidere quanta parte, "una percentuale minima", del Tfr maturando si potrà destinare alla previdenza complementare e quanta lasciarne in azienda. Così un emendamento al ddl concorrenza approvato dalla commissione Industria del Senato, il quale prevede anche che "in assenza di indicazione il conferimento è totale".

Lo scopo, spiega la relazione tecnica, è di introdurre "ampi margini di flessibilità in capo ai sottoscrittori dei contratti e degli accordi collettivi". L’emendamento a firma Maurizio Sacconi e Aldo Di Biagio (Ap) raccoglie fra l’altro - si legge nella relazione illustrativa - la sollecitazione mossa dalla stessa Covip nel corso della propria audizione in Commissione. La disposizione, infatti, "intende sviluppare le adesioni, grazie alla possibilità rimessa espressamente alla contrattazione collettiva di determinare la quota minima di Tfr da destinare alla previdenza complementare", ciò, nell’obiettivo di agevolare le adesioni anche nelle aziende con meno di 50 dipendenti, per le quali - continua la relazione - "si riscontrano alcuni problemi di penetrazione in ragione anche delle difficoltà di perdere integralmente tale forma di liquidità". Con questa maggiore flessibilità concessa ai lavoratori, si legge ancora, si "dovrebbe pertanto favorire la stipula di accordi che meglio rispondano alle esigenze delle diverse categorie di soggetti interessati, così da favorire un incremento delle adesioni". Resta comunque immutata la possibilità per il lavoratore di lasciare l’intero Tfr in azienda.