Le trame dei centri sociali: imporre lo spinello libero. E la sinistra gli apre le porte

In Rete manuali per aggirare le norme sul consumo personale. Gi 60 i parlamentari che chiedono la legalizzazione

«O hi Maria... ti amo, ohi Maria... ti voglio!», cantavano gli Articolo 31 non riferendosi esattamente a una bella ragazza. Sono passati vent'anni, e per qualcuno è arrivato il momento di trasformare in realtà il sogno: legalizzare la cannabis. Con ogni mezzo, lecito e un po' meno lecito, senza delegare ai politici. Anche se i parlamentari si stanno muovendo: sono già una sessantina i deputati e senatori che hanno aderito alla proposta di un intergruppo per la legalizzazione dei derivati della cannabis lanciato da Benedetto Della Vedova.

Nel sottobosco di siti internet, social network e forum che fanno capo alla galassia anti proibizionista - dai centri sociali al mondo delle Ong, dal popolo no global ai liberali più intransigenti -, abbonda materiale di ogni tipo. Fumosi (in tutti i sensi) saggi pseudoscientifici sui benefici della marijuana, e soprattutto consigli per passare dalla teoria alla pratica. A «come creare il tuo Cannabis social club e non morire mentre ci provi» è dedicato il blog di dinafem.org, azienda con sede in Spagna che vende on line semi di canapa (di per sé non è reato come non è reato acquistarli per «collezionarli», ma guai a piantarli...). Sul portale Encod.org, rete europea «per le politiche giuste ed efficaci sulle droghe» (tra cui le associazioni italiane Ascia, Canapa Mundi e Tilt di Roma), ecco la «guida» per chi vorrebbe approfittarne e trasformare le città italiane in un paradiso del consumo delle droghe, al pari delle capitali europee del «fumo» come Amsterdam e Barcellona. Fregandosene della Fini-Giovanardi o della Iervolino-Vassalli.

L'apertura di un Cannabis social club non certo a scopi terapeutici, infilandosi tra le pieghe dell'ordinamento che depenalizza il consumo personale, per i movimenti legalize è possibile eccome. Con una premessa: «È fondamentale evitare qualsiasi connessione con il mercato nero, perché un Csc che si possa definire tale, non solo deve sembrare legale, ma deve anche esserlo realmente...». Messa così, suona un po' come un'excusatio non petita. Desiderate un luogo in cui fumare spinelli in santa pace con i vostri amici, qualche centinaio di amici, senza avere noie con le autorità e fare di questa attività un lavoro? Innanzitutto bisogna presentare l'iniziativa sui media coinvolgendo una personalità nota (meglio artisti o sportivi, suggeriscono). «È importantissimo sottolineare come l'unico scopo del club sia intraprendere la condotta coltivativa per l'esclusivo consumo personale dei soci adulti». Il club deve essere un'associazione non profit, per godere dei vantaggi anche fiscali che ne derivano. Comodo, ci mancherebbe. «Abbia inizio la coltivazione!», esortano gli sponsor dell'erba libera per tutti. «È necessario stabilire a priori la quantità di piante necessaria al consumo personale dei soci e organizzare la produzione collettiva». Che, almeno all'inizio, deve trovarsi in un luogo segreto e non accessibile a chiunque... per evitare che le forze dell'ordine mettano fine alla pacchia. Solo se gli iscritti aumentano, «è consigliabile allestire diverse piantagioni di piccola scala». Fase 3, si parla di soldi. «Lo status di associazione non profit non implica il divieto delle transazioni commerciali», e figuriamoci. «In Spagna e in Belgio - sono questi per i ribelli i modelli da imitare, ndr - il prezzo oscilla tra i 3 e i 4 euro al grammo (...) il calcolo esatto può avvenire anche in occasione di ogni raccolto (3-4 mesi)». Infine non resta che «fare pressione» sulla politica per ottenere il riconoscimento legale dell'operazione a cose fatte. I fan dello spinello sono convinti: «I politici, i giudici o i poliziotti non sanno come iniziare a regolamentare un mercato legale della cannabis».

Ala sinistra del Pd, vendoliani e radicali ormai non sono più gli interlocutori preferiti, oggi i referenti sono deputati e senatori a 5 Stelle. I partiti sono tornati ad accapigliarsi su canne e legalizzazione delle droghe. I progetti di legge fermi alle Camere sono tredici. Intanto un pezzo di Paese lavora nell'ombra per raggiungere l'obiettivo e non ha certo intenzione di aspettare i riti del Palazzo.

Commenti
Ritratto di mircea69

mircea69

Lun, 16/03/2015 - 19:54

Ma quali sono i costi della repressione? Ha portato a qualche risultato concreto? In quanti fumano erba? Mi sembra una questione di buon senso, non di appartenere a questo o a quel partito politico.

vince50

Lun, 16/03/2015 - 20:45

A prescindere che comunistoidi e quindi centri asociali li tratterei come Giovanna D'arco,droghe e spinelli vari sono più che reperibili,quindi tanto vale poterlo fare legalmente.

moshe

Lun, 16/03/2015 - 20:46

Ai bastardi dei centri sociali lo spinello non può far male, il loro cervello è già tutto in poltiglia!

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Lun, 16/03/2015 - 23:21

Avete dimenticato di citare anche un parlamentare di Forza Italia fra i firmatari... tale Antonio Martino, già candidato alla presidenza della repubblica.

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Mar, 17/03/2015 - 00:51

Non si capisce come mai la stampa ed un po' tutti quanti si ostinino a chiamarli "centri sociali". SE C'È QUALCOSA DI POCO SOCIALE, ANZI DI ASOCIALE, SONO PROPRIO QUEI CENTRI DI FANCAZZISTI CHE SANNO SOLO DANNEGGIARE GRAVEMENTE LE CITTÀ E ATTACCARE LA POLIZIA. Cosa c'è di sociale nel comportarsi da delinquenti?

Ric60

Mar, 17/03/2015 - 07:28

Con tutto il rispetto I centri sociali non c'entrano nulla. E' la relazione annuale della DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (la parte sulle droghe leggere da p. 355 in poi) che sostiene apertamente questa tesi. Naturalmente si puo' far finta di nulla , chiudere gli occhi e dire che e' colpa dei centri sociali......