Trapani, matrimoni finti per permessi di soggiorno: 11 denunce

Il gruppo di organizzatori, 4 italiane e 7 tunisini, cercava donne locali disposte a sposarsi sotto compenso con clandestini nordafricani. Per contrarre matrimonio ed ottenere il permesso di soggiorno, gli stranieri dovevano pagare una lauta cifra, oppure rifondare gli organizzatori con altre pratiche criminali

Scoperto a Mazara del Vallo (Trapani) l’ennesimo giro di matrimoni fittizzi organizzati con il solo scopo di garantire dei validi permessi di soggiorno ad immigrati clandestini.

A condurre le indagini e ad incastrare i membri dell’associazione a delinquere gli uomini della guardia di finanza, coordinati dalla procura di Marsala.

Stando a quanto riferito dagli inquirenti, il gruppo di criminali era composto da undici soggetti, quattro donne italiane e sette tunisini (sei uomini ed una donna). Questi personaggi, tutti residenti in provincia di Trapani – Castelvetrano, Campobello di Mazara, Ribera e la stessa Mazara del Vallo – avevano messo su una vera e propria agenzia matrimoniale per migranti, e si occupavano di trovare delle donne del posto disposte ad unirsi in matrimonio con uomini di nazionalità tunisina.

Le future spose, naturalmente, venivano pagate, come da loro ammesso di fronte agli inquirenti. Ricevendo in cambio una somma di circa 1000 euro, le donne accettavano di sposarsi tramite rito civile con gli extracomunitari, che ottenevano in tal modo il tanto ambito permesso di soggiorno. Il matrimonio, del resto, non era vincolante. Celebrate le nozze, i neo-sposi prendevano strade differenti per condurre vite del tutto separate. Spesso i tunisini, in possesso di documenti regolari, lasciavano l’Italia per spostarsi liberamente fra i paesi UE.

Alle unioni, celebrate presso i municipi di Ribera, Campobello di Mazara e Castelvetrano, partecipavano dei testimoni a loro volta conniventi.

Una truffa studiata nei minimi dettagli, e per usufruire di un simile servizio i clandestini erano disposti a tutto, anche a pagare una cifra pari a 15.000 dinari tunisini (circa 5000 euro). La mancanza di liquidi non era un problema. Se non era possibile pagare in denaro, infatti, gli stranieri potevano saldare il proprio debito rivendendo sigarette di contrabbando o trasportando, in qualità di scafisti, altri clandestini in Italia.

Sgominata l’organizzazione, le fiamme gialle hanno denunciato gli undici componenti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e contrabbando di tabacchi (importati dalla Tunisia). Quattro dei tunisini incriminati, fra l’altro, erano già finiti in manette nel 2017 grazie all’operazione “Sunrise”.

Commenti

Aegnor

Mar, 11/12/2018 - 15:42

Tutto in nome dell'altruismo e dell'umanità sempre sbandierata e del.......oops vile denaro