Tribunali a rischio collasso: in aumento i ricorsi sulle domande d'asilo

A fronte di una drastica diminuzione degli approdi in Italia dal 2018 in poi, i tribunali registrano gravi difficoltà nello smaltire le pratiche per le domande d'asilo: pesa l'aumento dei ricorsi

Gli sbarchi negli ultimi due anni sono drasticamente diminuiti e questo è dato di fatto anche al netto del recente trend in aumento, registrato a partire dal mese di settembre.

Per dare idea della differenza tra l’attuale situazione e quella di alcuni anni fa, basti pensare che nel solo mese di giugno sono sbarcati in Italia il doppio dei migranti di quanti ne sono arrivati in tutto il 2019.

Ma questa circostanza nelle aule dei tribunali non è stata ancora notata. Qui il lavoro per le pratiche sulle domande di asilo non solo non è diminuito, ma risulta addirittura aumentato. Un paradosso che rischia di intasare il lavoro dei tribunali, sempre più ingolfati su questo versante: si calcola, come riportato da IlSole24Ore, che in alcuni palazzi di giustizia per sapere la sorte di un singolo migrante si potrebbe anche aspettare 35 mesi, come nel caso limite di Catania.

La media nazionale è molto più bassa di quella che riguarda il tribunale etneo, ma è comunque ben oltre i 4 mesi previsti dalla riforma del 2017, voluta dall’ex ministro dell’intero Marco Minniti. Con quella normativa, in particolare, sono state introdotte le sezioni specializzate nei 26 tribunali sede di corte d’Appello per esaminare le domande di asilo inoltrate dai migranti.

Inoltre, è stato previsto che in caso di respingimento è possibile non fare ricorso in secondo grado per snellire la procedura. Ma sono proprio i ricorsi il punto debole in cui si infrange la procedura, determinando l’intasamento dei tribunali.

Nel 2019, i ricorsi sono aumentati del 38% rispetto all’anno precedente. Ed il fatto che non è più possibile fare ricorso in secondo grado, ha di fatto contribuito a spostare gran parte dell’onere alla Corte di Cassazione.

Qui si è passati dai 374 ricorsi giunti nel 2016, ai 6.026 nel 2018. Nel 2019 i dati fanno ancora riferimento soltanto al primo semestre, ma hanno segnato già un ulteriore aumento: si parla infatti di 4.929 ricorsi già presentati.

Una situazione quindi difficile da gestire ed il sopra richiamato aumento del trend degli sbarchi, rischia solo di peggiorarla. Gli uffici di molti tribunali italiani appaiono per l’appunto ingolfati, tra nuovi esami e nuove pratiche da prendere in considerazione ed i tanti ricorsi sempre più in aumento.

Sapere se un migrante ha diritto o meno all’asilo, appare al momento una vera e propria chimera e per vedere la procedura definitivamente chiusa si potrebbe in media attenere anche più di un intero anno: “A Bologna, fra qualche tempo la durata potrebbe arrivare a 1.589 giorni”, ha dichiarato ad IlSole24Ore il presidente del tribunale del capoluogo emiliano Francesco Caruso. A Catania invece, devono ancora essere smaltiti gli arretrati, come ha dichiarato invece Massimo Escher, presidente della sezione specializzata del tribunale etneo.

Da nord a sud dunque, il problema dei ricorsi e degli esami ancora pendenti sulle domande d’asilo, continua ad essere attuale ed anzi rischia di diventare quanto prima una vera e propria emergenza.

Commenti

Altoviti

Gio, 16/01/2020 - 01:16

Giustiiza militare per i migranti, bisogna decretare lo stato di legge marziale nei confronto di quei ricattatori che si buttano in mare coscientemente aiutati dalle ONG complici e dalle mafie. Non devono aver nessun ricorso: sei entrato illegalmente vai rispedito e basta! Se passi ad un blocco di polizia ti sparano come era per tutti ad un blocco di confine e non potevi mica fare ricorso. Urge una rivisitazione di tutto l'apparato giudiziario troppo favorevole ai migranti, ai mafiosi, ai politici e troppo insidioso e ingiusto nei confronti del cittadino normale, bianco europeo, non mafioso, non di sinistra che viene disciriminato di continuo ed oppresso nella vita quotidiana in Italia ed in Europa.

Renee59

Gio, 16/01/2020 - 13:03

Loro hanno voluto questo. Invece di lavorare, si occupano di politica.