Il trucco in banca: estraneo alla politica

Renzi senior dichiarò di non essere "esposto". Ma il figlio era sindaco

Roma Il padre del sindaco di una città capoluogo di Regione è «persona politicamente esposta» oppure no? Renzi senior non ha dubbi, o se li ha non li fa trapelare nel modulo con cui fornisce i propri dati alla Cassa di risparmio di Firenze, il 21 settembre del 2010: barra la casella «no» e lascia in bianco gli spazi in cui dovrebbe dichiarare i dati relativi. Non importa che lui stesso sia stato attivista politico e consigliere comunale, che il figlio sieda sulla poltrona più alta prima della Provincia e poi del Comune di Firenze.

Una menzogna? Più che altro papà Renzi sceglie, non dichiarandosi «politicamente esposto» come richiedono le normative anti riciclaggio volte a evitare che politici e loro parenti possano movimentare denaro ottenuto grazie al proprio potere, un'interpretazione ambigua della norma: la legge infatti non è del tutto chiara, lasciando la possibilità di intendere che a doversi dichiarare politicamente esposto sia solo chi fa politica all'estero. Tiziano Renzi adotta evidentemente la lettura più generosa della norma, che verrà poi smentita dalla Banca d'Italia, ma solo nel 2013. L'imprenditore e politico fiorentino mostra così, ancora una volta, una notevole capacità di muoversi negli spazi grigi della legge e della burocrazia bancaria.

Un'osservazione che deve essere passata anche per la testa degli inquirenti, visto che il modulo è allegato alle carte dell'inchiesta sulla bancarotta della Chil, l'azienda di famiglia. Agli investigatori la cosa non è sfuggita, visto che nel modulo sono sottolineate le righe in cui si spiega chi è, a norma del decreto del 2007, una «persona politicamente esposta».

Le furbe manovre di Tiziano Renzi cominciano a destare più di qualche perplessità nel mondo politico. Dopo l'inchiesta del Giornale , Mara Carfagna in una nota ha sollecitato Palazzo Chigi a chiarire un particolare aspetto della storia della Chil, la ditta dei Renzi: «La titolarità femminile dell'azienda solo per pochi mesi sembra fatta appositamente per sfruttare in modo non proprio trasparente le agevolazioni destinate all'imprenditoria femminile. In Italia i comportamenti opportunistici intorno ai fondi per l'imprenditoria femminile sono stati troppi ed è anche per questo che questa misura nata con i migliori propositi ha funzionato poco e male». Per la Carfagna un premier che si vanta di avere metà governo in rosa avrebbe l'obbligo di chiarire.