Tuo figlio è autistico? Se lo mandi alla paritaria per lo Stato ti devi arrangiare

Lo Stato sembra affermare questa tesi: "Caro metalmeccanico, se scegli la scuola pubblica paritaria per tuo figlio, arrangiati! Il tuo bambino H che va nella pubblica paritaria perde ogni diritto civile perché tu genitore sicuramente sei ricco"

Una società che non è attenta al benessere e ai diritti della persona, in primis la più debole, è destinata a dissolversi velocemente e senza scampo. L’operaio metalmeccanico Paolo Rossi (nome di fantasia), padre di tre figli di cui uno diversamente abile, riferisce che in una grande città del nord dove il sindaco – in campagna elettorale – aveva magnificato l’integrazione fra sistema pubblico statale, comunale e paritario, una scuola pubblica paritaria, che il padre intendeva scegliere, ha manifestato difficoltà ad accettare suo figlio con autismo. In sintesi: “Occorre un sostegno h/30 settimanali che le famiglie della scuola non possono e non ritengono giusto supportare”.

Infatti non vedono la differenza, davanti alla legge, tra il bambino autistico pubblico paritario e il bambino autistico pubblico statale. Non hanno entrambi lo stesso diritto a studiare? Lo Stato non garantisce i diritti dei bambini H? Il gestore della paritaria, impossibilitato all’inserimento senza il contributo delle famiglie, cita la L. 244/2007, art. 2, cc. 413 e 414 sui limiti che lo Stato pone ai posti di sostegno e all’assunzione dei docenti in deroga… Ma il padre del bambino autistico, amico di un avvocato, tira fuori dal cappello la sentenza n. 80/2010 della Corte Costituzionale, che dichiara illegittimi quei commi e si schiera a favore dell’assegnazione agli alunni H di tutti i docenti di sostegno che occorrono. In risposta differita, secondo la sentenza del TAR Campania, sez. IV, del 20 giugno 2016, n. 3089, la suddetta sentenza della Corte Costituzionale vale solo per le scuole pubbliche statali.

Come dire: “Caro metalmeccanico, se scegli la scuola pubblica paritaria per tuo figlio, arrangiati! Il tuo bambino H che va nella pubblica paritaria perde ogni diritto civile perché tu genitore sicuramente sei ricco! Ti piaceva, questa scuola pubblica, perché il suo progetto educativo era adeguato per tuo figlio autistico? Perché era vicina a casa tua e pure la logistica serve a chi ha l’H in casa? Allora te la paghi, anche se la Costituzione dice che hai il diritto di scelta educativa. La scuola pubblica paritaria offre un servizio pubblico?

Bene, lo Stato sfrutta questo servizio pubblico a tue spese, caro cittadino metalmeccanico, genitore dell’alunno autistico! Spese quadruple, perché paghi la retta, il sostegno, le tasse e il sostegno per gli H della pubblica statale!”. Paolo Rossi incassa lo sberleffo del TAR Campania e comincia a cercare una buona scuola pubblica statale. Le risposte dei dirigenti scolastici sono all’unisono: “Dopo l’infornata dei 150mila docenti per svuotare l’inferno delle GAE - per 20 anni lo Stato ha fatto abilitare più docenti rispetto alla domanda - ci spiace, ma oggi non abbiamo il docente di sostegno per suo figlio. Dovremmo pensare ad un progetto individualizzato, ma come si fa: è un autismo importante». Così, dopo un lungo pellegrinaggio di scuola in scuola, il figlio del cittadino metalmeccanico Rossi perde l’anno.

Storia vera. Dunque, avendo la famiglia la responsabilità educativa, è inevitabile garantirle il diritto alla libertà di scelta in un pluralismo fatto di buone scuole pubbliche, statali e paritarie, sotto lo sguardo garante dello Stato. Attraverso il costo standard di sostenibilità per allievo, in un contesto di sana autonomia e concorrenza, si spendano meglio le tasse dei cittadini e si offre loro un servizio migliore. Il recente decreto 0-6 anni, passo avanti importante perché riconosce con chiarezza e concretezza di stanziamenti la pluralità educativa entro il sistema pubblico, mette in evidenza la responsabilità di famiglie e associazioni a trattare con i sindaci per accedere ai fondi e favorire un sistema integrato.

Sapranno esserci? Come pure: sapranno esserci per il Decreto sull’integrazione del disabile, in modo da rendere possibile allo studente di fruire dello stesso insegnante di sostegno lungo tutto l’iter di studi necessario? Se non si denuncia e non si propongono soluzioni, senza ombra di dubbio si è conniventi e co- artefici del dramma di Paolo Rossi, metalmeccanico che paga le tasse, e di tutti i Rossi invisibili come lui.

Commenti

cgf

Lun, 12/06/2017 - 12:41

allora perché chi manda i figli alle paritarie deve pagare anche per quelle pubbliche? SI PARLA DI PERSONE MALATE e non esistono persone malate di serie A o serie B. L'assistenza è un diritto e tanto più se uno è "ricco" e maggiormente "contribuisce". Busoni con il culo di altri, andate a zappare la terra e FATICATE invece di occupare posti pubblici.

Ritratto di Giano

Giano

Lun, 12/06/2017 - 14:23

Ho il "vaghissimo sospetto" (come direbbe Fantozzi) che anche l'autismo, la disabilità, gli insegnanti di sostegno, siano diventati un business. Ed anche il caso di questo metalmeccanico (chissà perché, quando si portano esempi simili, riguardano sempre operai, braccianti, proletari; mai imprenditori, funzionari statali, ricchi borghesi, benestanti...) serve a ribadire la causa degli istituti privati. Niente da obiettare; perfettamente legittimo. Ma non fate prima a parlare chiaro e difendere gli interessi di questi istituti? Suor Anna Monia Alfieri, sia sincera, quanti saranno negli istituti privati i figli di metalmeccanici, braccianti e operatori ecologici? Ah, saperlo.