Uber, il Tribunale di Roma sospende lo stop ai servizi fino alla sentenza

La società di trasporti tira un sospiro di sollievo: potrà continuare i servizi fino alla sentenza definitiva sul ricorso presentato dai tassisti per concorrenza sleale

Il Tribunale di Roma ha accolto la richiesta di Uber di sospendere l’ordinanza che richiedeva l’interruzione dei servizi: la società dei trasporti potrà continuare a operare, almeno per il momento, in Italia.

L'azienda di San Francisco può tirare un sospiro di sollievo fino a che non arriverà la sentenza definitiva sul futuro dell'applicazione nel nostro Paese: "Siamo molto felici di poter comunicare a tutti i driver e agli utenti di Uber in Italia che potranno continuare ad utilizzare l’applicazione fino alla pronuncia del Tribunale sul nostro reclamo", ha scritto in una nota.

Il processo

Erano stati i tassisti, le cooperative e le aziende di noleggio con conducente a presentare ricorso, contestando a Uber una "concorrenza sleale". Il ricorso è stato accolto nei giorni scorsi dal Tribunale civile di Roma, che aveva disposto l'interruzione in Italia, a partire dal 17 di aprile, dei servizi offerti tramite le app: Uber Black, Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van.

Bloccataanche la promozione dei servizi su tutto il territorio nazionale. Inoltre, i giudici avevano previsto una penale di 10mila euro per ogni giorno di ritardo nell’applicazione del provvedimento a partire dal decimo giorno dopo la sentenza.

Ma la società statunitense, l'11 aprile ha presentato domanda di sospensione del provvedimento e si è anche appellata contro l’ordine di bloccare l’attività per concorrenza sleale nei confronti dei tassisti. Uber ha così ottenuto di continuare le sue attività fino alla pronuncia definitiva del Tribunale. La prima udienza è in calendario per il 5 maggio prossimo. Nelle settimane successive, invece, dovrebbe arrivare la sentenza definitiva.

Uber in Italia

Al momento è attivo a Roma e a Milano il servizio Uber Black che consente, attraverso l'app nera, di noleggiare una berlina nera guidata da un autista professionista. Sono all'incirca un migliaio gli autisti professioni nella scuderia della società in Italia.

Invece, Uber Pop, che consente a chiunque di offrire passaggi a pagamento, nel nostro Paese è già fuori legge dal giugno 2015.

Il servizio di consegna di cibo a domicilio, UberEats, inaugurato lo scorso ottobre a Milano, non è oggetto della contestazione a processo, quindi la sua permanenza in Italia non è in discussione.

Altroconsumo al fianco di Uber

"La vicenda dello stop del giudice a Uber è una sconfitta per le potenzialità di innovazione nel nostro Paese, per questo abbiamo dato mandato ai propri legali per affiancare Uber nel ricorso in Tribunale a tutela della pluralità dell'offerta ai consumatori - ha affermato Ivo Tarantino, responsabile relazioni esterne per Altroconsumo - Siamo convinti di una duplice necessità: vedere ristabilito il diritto dei consumatori di godere dei benefici della tecnologia applicati anche al settore dei trasporti, e sostenere anche nel nostro Paese scelte che siano legate allo sviluppo della pluralità dell'offerta, rispondendo alla diversificazione delle esigenze. Il provvedimento del Tribunale di Roma le ha bloccate entrambe. Per questo Altroconsumori correrà in giudizio a fianco di Uber".

L'organizzazione ha scritto oggi al presidente del Consiglio Gentiloni e al ministro dei Trasporti Delrio per un intervento immediato. "Le esigenze di mobilità degli utenti in Italia esuberano le possibilità di prestazione del solo servizio taxi: una restrizione a questo servizio come unica offerta del trasporto pubblico non di linea è antistorica - ha spiegato Altrocunsumo - La richiesta attuale e potenziale delle persone è massiccia in volume e si esprime in nuove geometrie di incastro tra domanda e offerta. Oggi le piattaforme tecnologiche propongono un ruolo innovativo di intermediazione in tutti gli ambiti, che gli utenti utilizzano via device, per accedere a servizi fondamentali".

"Congelare l'esperienza dell'innovazione significa far arretrare il Paese. È urgente aggiornare la legge del '92 - i 25 anni trascorsi sono in realtà un arco temporale infinitamente più ampio, è cambiato il contesto sociale ed esperienziale, la tecnologia, con modelli di business innovativi e ancora in evoluzione sul mercato - conclude l'associazione - La complessità deve essere gestita, ignorarla farà precipitare l'Italia nell'imbuto scivoloso del rifiuto del cambiamento che equivale a perdere in competitività ed essere esclusi dal contesto europeo, dove la normativa ha invece aperto al nuovo. La legge di settore deve essere rivista per tener conto delle esigenze da più parti sollecitate - Governo, Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, Autorità dei Trasporti - di una apertura concorrenziale del mercato imposta dalle nuove tecnologie digitali".

Commenti
Ritratto di ateius

ateius

Ven, 14/04/2017 - 17:00

Forza Uber..! un paese civile e moderno dà l'opportunità ai suoi giovani volenterosi di prendersi una patente.. una visita medica e andare sulla strada a conquistarsi clienti.- così per i farmacisti freschi di laurea.. un locale una autorizzazione.. una Farmacia in più. così per i notai.. per gli avvocati. etc etc etc....

MOSTARDELLIS

Ven, 14/04/2017 - 17:52

Sarebbe ora di smetterla con le nicchie di potere. La concorrenza leale sviluppa il mercato e soprattutto lo rende più qualificato. Provate a prendere un taxi a Roma: il più delle volte il tassista parla romanaccio, è vestito male ed è maleducato.