Uccide a martellate l'ex fidanzato. Ma non diciamo che se l'è cercata

Quello che sembra mostruoso è questa ennesima sconfitta della morale, l'idea che la vita valga così poco, la sproporzione fra i moventi e la ferocia nella cancellazione degli altri

La Giornata contro la violenza sulle donne celebratasi ieri è fondamentale per fare il punto su un fenomeno che vede nel mondo troppe donne spezzate nel corpo e nell'anima. Fondamentale per ragionare sulle strategie in grado di aiutarle a liberarsi di una violenza vigliacca che deve essere sconfitta. Ma proprio ieri, mentre tante donne gridavano il loro dolore, una donna, a Monza, ha ucciso a martellate il suo compagno. Non sappiamo quali siano le motivazioni. Saranno gli inquirenti ad accertarle. Ma la prima cosa che viene in mente è che probabilmente lei era maltrattata e che si è «solo» difesa. Dunque in qualche modo sarebbe giustificata.

Ma questa idea ha lo stesso valore di quella secondo la quale quando a subire violenza è la donna «se l'è cercata». In tutti e due i casi si sbaglia. Perché nessuno cerca volontariamente violenza e morte; e perché ci sono anche donne violente e basta, e uomini solo vittime. Duro da credere, ma è la realtà nascosta di questo fenomeno grande come il cielo, di cui però vediamo solo uno strato. In tutti e due i casi si dà una valutazione stereotipata e lontana dalla realtà concreta degli individui e delle relazioni, dove le posizioni di uno e dell'altra non sono mai fisse. Sarebbe bello se partisse proprio dal movimento delle donne l'invito a osservare questa realtà a 360 gradi, e quello a creare un'alleanza di ferro tra loro e gli uomini, non a favore di un genere solo, ma dei due complementari della razza umana. Cominciando con il dire che se anche questa donna fosse stata vittima di maltrattamenti (non ci sarebbero denunce a testimoniarlo), devono esserci, prima dell'uccisione, altre soluzioni: in una società civile niente deve giustificare l'omicidio né chi lo compie. Tanto più in ragione della sua appartenenza a un genere. Il centro di tutto non va cercato solo nel patriarcato, ma anche in quel male del nostro tempo che si concretizza nell'analfabetismo emotivo, nella comune incapacità di amare, in una violenza sempre più presente (e normalizzata) in ogni strato delle nostre esistenze. E nella perdita del senso di sacralità della vita.

Quello che sembra mostruoso è questa ennesima sconfitta della morale, l'idea che la vita valga così poco, la sproporzione fra i moventi e la ferocia nella cancellazione degli altri. Questo è il buco nero che può davvero inghiottire l'umanità, e sul quale ci dobbiamo concentrare.