Uccisa e gettata in pasto ai maiali: dopo 20 anni un'unghia risolve il caso

Virginia scomparve nel 1999. Trovata un'unghia della donna nella porcilaia del marito, morto nel 2011. Anche della prima moglie dell'uomo si erano perse le tracce

È bastata un'unghia per riaprire un caso, che da 20 anni lasciava in sospeso il mistero attorno alla scomparsa di Virginia Mihai, una donna romenca, di cui non si sa più niente dal 1999.

L'estate scorsa, dopo una segnalazione rivelatasi inattendibile, gli archeologi forensi avevano setacciato i terreni di Valerio Sperotto, marito della donna scomparsa, ex allevatore di maiali. Proprio lì, nell'ex porcilaia dell'uomo, gli scienziati avevano trovato un'unghia. Analizzando il Dna di quel frammento, era emerso come quell'unghia appartenesse proprio a Virginia. Il reperto, che proverebbe che il corpo della donna sia stato fatto sparire in quel luogo, forse dato in pasto ai maiali, ha permesso alla procura di riaprire quel caso irrisoldo, a distanza di 20 anni.

Non solo. Perché il nome del marito di Virginia potrebbe essere legato anche alla scomparsa di un'altra donna, Elena Zecchinato, la prima moglie dell'uomo, di cui si sono perse le tracce nel 1988. A luglio, infatti, verranno effettuate delle analisi su tubature e vasche della porcilaia, con l'intenzione di rilevare eventuali tracce, che possano ricondurre alle due donne scomparse.

Il Corriere della Sera ricorda che, negli anni precedenti, erano state aperte varie inchieste e l'allevatore, morto nel 2011, finì anche indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Ma senza nessun reperto, gli inquirenti non avevano potuto dimostrare nulla. Ora, la differenza è stata fatta dalle nuove tecnologie e dai tecnici del Ris di Parma, che hanno permesso di estrarre il Dna da quell'unghia.

Gli esperti del Labanof avevano trovato l'unghia nel terreno della canalina di scolo dei liquami, prova che la donna fosse lì nel 1999 (le analisi hanno "datato" il reperto) e non alla stazione, dove era stata ritrovata l'auto di Virginia, chiusa a chiave. Ora gli inquirenti sospettano anche un complice, che potrebbe aver aiutato il marito a inscenare la fuga della moglie, versione fornita all'epoca dall'uomo. I tecnici hanno confrontato quell'unghia con il dna di Virginia, estratto dallo spazzolino da denti, già all'epoca della sparizione.

La segnalazione era stata data nel 2017 da un costruttore che voleva acquistare il terreno, che aveva riferito del ritrovamento di scheletri nel terreno, ma dagli accertamenti successivi non sono state rinvenute ossa, se non quel frammento di unghia.

Commenti

killkoms

Ven, 21/06/2019 - 12:22

peggio di un romanzo horror!

Carcharodon

Ven, 21/06/2019 - 12:53

Che le analisi sul DNA possano datare addirittura il giorno mi pare un' assoluta fantasia. Fosse vero, tutti i gialli in cui sia disponibile un reperto biologico sarebbero bell' e risolti.

Giorgio Rubiu

Ven, 21/06/2019 - 16:50

@ Carcharodon-Legga bene prima di postare i suoi commenti! "...fosse li nel 1999 (le analisi hanno "datato" il reperto) e non alla stazione dove era stata trovata l'auto di Virginia...". In nessun momento l'articolo parla di giorno.Datare non significa necessariamente @ Carcharodon-Il DNA non data il reperto,indica solo la genetica.In questo caso è servito a dimostrare che Virginia era li nel 1999 e non alla stazione dove è stata trovata la sua auto chiusa.In nessun momento l'articolo dice che il DNA è servito a stabilire il giorno della scomparsa di Virginia.L'anno è dedotto dall'anno di scomparsa della donna e il DNA solo a confermare che l'unghia era sua.Da dove lei sia giunto alla conclusione che il DNA ha stabilito il "giorno",sfugge alla mia comprensione.Impari a leggere attentamente prima di postare i suoi commenti.