Ucciso da un'autobomba: arrestata una famiglia della 'ndrangheta

Matteo Vinci era stato ucciso il 9 aprile, da una bomba posizionata nella sua auto

Questa mattina, un'operazione della Dda ha portato all'arresto di sei persone, appartenenti alla famiglia Mancuso di Limbaldi, uno dei clan della 'ndragheta più potenti in Calabria, accusati dell'omicidio di Matteo Vinci, ucciso da un'autobomba.

Lo scorso 9 aprile il 42enne, ex rappresentante di medicinali e da poco impegnato nella politica del Comune, aveva perso la vita a causa della deflagrazione di un ordigno esplosivo, posizionato nell'auto sulla quale viaggiava, la Ford Fiesta di sua proprietà. L'uomo, quel giorno, si era recato insieme al padre nella campagna di Limbaldi, nel Vibonese. Dopo alcuni metri, qualcuno, con un comando a distanza, ha azionato la bomba, posizionata sotto il sedile dell'autista. L'auto ha iniziato a prendere fuoco, mentre il padre di Vinci è stato sbalzato fuori dall'abitacolo. Nel tentativo di salvare il figlio, amche l'uomo è rimasto gravemente ferito.

Oggi i carabinieri di Vibo Valentia e di Catanzaro, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) della Procura di Catanzaro, hanno arrestato sei persone, tutti componenti della famiglia 'ndranghetista dei Mancuso, vicini di casa della vittima, con la quale avevano avuto frequenti liti per motivi di confine, dato che la famiglia 'ndranghetista pretendeva che i vicini cedessero loro i propri terreni. Sembra, inoltre, che l'inchiesta abbia fatto luce su un'altra precedente aggressione subita dal padre di Vinci, il 30 ottobre del 2017, quando i Mancuso l'avevano ridotto in fin di vita con un'ascia e un forcone.

Il Corriere della Sera ha reso noti i nomi dei fermati: si tratterebbe di Rosaria Mancuso, sorella del boss Pantaleone "Luni" Mancuso, suo marito Domenico Di Grillo, le figlie Rosina e Lucia, con il marito Vito Barbara e Salvatore Mancuso, fratello di Rosaria. L’accusa ipotizzata dai magistrati e di omicidio volontario.