«Il valore della nautica fa ricredere la politica»

«Il Palazzo finalmente ha capito l'importanza Il nuovo Codice farà bene a tutta la filiera»

La prima volta di Carla Demaria, il primo Salone da presidente di Ucina. Ottimismo, certezze e grinta da vendere sono soltanto una sintesi del vento nuovo che soffia sulle darsene della Fiera del Mare. «Al di là dei numeri, che sono buoni - sottolinea Demaria - vorrei fare un'altra considerazione. In primo luogo abbiamo il dovere di difendere il Salone, il nostro archivio a cielo aperto della gloriosa storia della nautica italiana che niente e nessuno potranno mai cancellare».

Presidente, ospite della Camera per il convegno sul turismo da diporto. Poi il Codice Nautico che diventa legge. Di bene in meglio...

«Fa un bell'effetto... Per la prima volta il nostro settore, massacrato e criminalizzato per anni e anni, è entrato nelle stanze segrete del Palazzo dal portone principale. I numeri forniti dall'Osservatorio Nautico Nazionale hanno stupito i nostri onorevoli interlocutori. Poi la notizia che il nuovo Codice finalmente è legge. Lo aspettavamo da tempo. La buona novella alla vigilia del Salone».

Stupita del loro stupore? Si fossero calati un po' prima nella parte di paladini della nautica per capire che cosa c'è dietro le quinte...

«Meglio tardi che mai. Noi possiamo esibire un saldo commerciale che supera quello degli altri settori. Solo i miopi più ostinati non comprendono - e si fa anche fatica a spiegarglielo - come la sola produzione di barche a motore entrobordo rappresenti oltre il 4% del surplus complessivo che l'Italia ha registrato nel 2014. Le fornisco un'altro dato inconfutabile: quando un diportista - considerato evasore a prescindere - entra in porto con la sua barca, attiva automaticamente un indotto che non ha riscontro negli altri settori. Se penso alla scriteriata tassa imposta dal governo Monti, che ha fatto scappare all'estero 40mila barche svuotando i nostri porti, mi viene...».

Alt, si fermi, il Prefessore è permaloso...

«Lo dico, eccome se lo dico! Secondo lei è una grande operazione per le casse dello Stato incamerare poco più di 24 milioni di imposte a fronte dei circa 250 messi in preventivo? Non solo. Era proprio il caso di massacrare tutta l'economia costiera, che ha denunciato danni per 1,5 miliardi di euro, per un pugno di spiccioli? Senza contare altri 10mila posti di lavoro andati in fumo. Quel provvedimento me lo sarei aspettato da uno sprovveduto, non certo da un economista di fama internazione come Mario Monti».

Evidentemente non era ben chiara l'equazione turismo nautico- occupazione...

«Per spiegare quanto il settore nautico sia vitale per l'economia del nostro Paese, rimando tutti alla presentazione dello studio curato dalla Fondazione Symbola, commentato dal professor Marco Fortis, che ricostruisce puntigliosamente tutta la filiera della nautica, dalla produzione agli accessori, dai motori ai porti turistici fino al charter. Non posso anticipare tutti i contenuti dell'analisi Symbola, tuttavia posso dire che un posto barca genera circa 10 addetti, un moltiplicatore già stimato a 6,4 posti di lavoro fino a ieri l'altro. È un appuntamento da non perdere».

Il charter. Sembra che questo enorme business faccia un po'... schifo a noi italiani mentre i maggiori competitor ridono e se la godono.

«Verissimo. Infatti, nel corso del convegno alla Camera, ho tentato di spiegare che le belle coste non le abbiamo solo noi. Ci sono anche Croazia, Montenegro, Grecia, Turchia, Francia e Spagna. Conosco molto bene la realtà francese e da quelle parti considerano il charter, come tutta la nautica più in generale, un grande volano economico al punto che il settore beneficia di leggi ad hoc. Per non parlare del Montenegro. Premesso che il 70% dei grandi yacht va a spasso nel Mediterraneo, l'indotto montenegrino ha una ricaduta straordinaria sull'economia costiera».

Una lectio magistralis ai signori parlamentari...

«Ho solo tentato di far capire che cosa significhi fare sistema, che cosa c'è dietro alla nautica. Che non produce solo giocattoli per ricchi. E ho notato, finalmente, atteggiamenti diversi».