Il vero obiettivo Isis: massacrare i «crociati italiani»

Su Twitter la foto di un nostro connazionale con una «X» rossa. E la minaccia: «È solo la prima goccia». Un testimone: «Ci aspettavano...»

Fausto Biloslavo

Quello a Tunisi dell'altroieri potrebbe essere stato il primo attacco Isis agli italiani, ma non sul nostro territorio nazionale. Un'ipotesi, solo un'ipotesi. Ma avvalorata da elementi oggettivi e da scenari geopolitici che gli analisti non trascurano. Dietro l'attentato che ha ucciso 22 innocenti c'era uno specifico obiettivo «italiano»? La foto di una delle vittime italiane pubblicata su un account affiliato all'Isis con la scritta: «Schiacciato un crociato italiano dai leoni del monoteismo», se non una prova, rappresenta certo un forte indizio. Un filo inquietante riannodato dal racconto di testimoni che hanno visto gli attentatori sparare non appena sono sbucati i pullman con i nostri connazionali. I terroristi sapevano che la nave italiana era appena attraccata, sapevano che il programma del tour prevedeva il trasferimento al museo. La comitiva italiana era la più numerosa. La più vulnerabile. Quella che, forse, si poteva «punire» con più facilità.

Una pista seguita a caldo da Toni Capuozzo, giornalista esperto di terrorismo: «Gli attentatori sapevano dell'arrivo della nave da crociera italiana, quindi la scelta del giorno potrebbe non essere casuale. E poi c'è un altro dettaglio da non sottovalutare: uno degli attentatori parlava italiano, per lui sarebbe stato più semplice identificare i turisti nel museo. Senza contare il possibile impegno dell'Italia in Libia...». Tutti elementi che rendono inviso il nostro Paese agli occhi degli jihadisti dello Stato islamico. Capuozzo in un post parla di «connection italiana»: «Una rete di cui farebbe parte un detenuto a Macomer e altri tre tunisini. Le stesse voci dicono di uno del commando che parlava italiano...».

Significative le parole di Taher Ghalia, direttore del Museo nazionale del Bardo dov'è avvenuta la strage: «Nel mirino degli attentatori c'erano sicuramente i turisti in visita alle nostre sale, frequentate ogni giorno da almeno 250 italiani». Una frase ascoltata da un turista (appartenente a una comitiva proveniente dalla Basilicata) scampato alla strage. «Gli italiani - precisa il professor Ghalia - rappresentano l'etnia più numerosa impegnata quotidianamente nei tour fra le collezioni esposte. Può essere solo un caso, ma anche no...». Sicuramente però nel museo di Tunisi c'è molto dell'Italia», lì dove per «Italia» si intendano fondamentali testimonianze dell'arte occidentale. È tra questi colonnati che ieri si sono macchiati di sangue che sono esposti infatti i più preziosi e significativi mosaici romani del II-IV secolo, tutti di eccezionale fattura e conservazione, che di fatto sono il simbolo del museo stesso. Insomma, un museo tunisino, ma dalla forte connotazione «italiana» visitato dai nostri connazionali più di quanto accada in molti nostri musei nazionali.

Un'istituzione «sensibile», il «Bardo», tanto che la stessa Isis ieri ha fatto una sorta di dietrofront: «Volevamo colpire il museo, non il Parlamento». La rivendicazione è stata fatta attraverso una registrazione audio postata in rete. Stando a quanto riportato da Rita Katz, fondatrice del sito che monitora la comunicazioni jihadiste sul web, nella rivendicazione si fanno i nomi dei due attentatori, Abu Zakarya al-Tunisi e Abu Anas al-Tunisi. Inoltre, si dice che l'Isis ha parlato di quanto accaduto ieri a Tunisi come «la prima goccia di pioggia», minacciando altri attentati. Una «goccia» che doveva programmaticamente «bagnare» anche gli italiani?