Viaggio fra i cattolici tradizionalisti: "No all'accoglienza indiscriminata"

In val Vigezzo una piccola comunità celebra la Messa in latino, resiste alle riforme della Chiesa moderna e cerca "un Cristianesimo con più dogmi e più certezze"

Da Vocogno di Craveggia (Verbania)


Un movimento del dito per spegnere lo smartphone e le mani corrono rapide alla borsetta, da cui spunta un velo nero. Le donne sono pronte per entrare in chiesa. Con un gesto, lasciano la modernità fuori dalla porta, nel mondo secolare e fanno il loro ingresso in una dimensione atemporale, consacrata.


In un cosmo che in apparenza è fermo a sessant'anni fa, ma che per i suoi abitanti è eterno, la comunità cattolica di Vocogno - borgo adagiato nella pittoresca Val Vigezzo - si raduna ogni domenica per ascoltare la Messa secondo il rito antico. La Messa in latino, per intenderci. Fra nuvole d'incenso e paramenti antichi che non siamo più abituati a vedere, i fedeli si muovono a proprio agio nei salmi latini, recitando senza esitazione le preghiere nella lingua di Roma.

Animatore della comunità è don Alberto Secci, da sempre punto di riferimento per i tradizionalisti piemontesi. Don Secci celebra esclusivamente secondo il rito antico dal 2007, quando Benedetto XVI ribadì, promulgando il motu proprio Summorum Pontificum, che la messa in latino non era mai stata abolita.

Tuttavia, a differenza di molti altri sacerdoti, nella chiesa di Santa Caterina si celebra esclusivamente secondo il rito antico. Per la messa in italiano non c’è posto. Lo stesso avviene nella vicina Domodossola, dove don Stefano Coggiola celebra in latino nella cappella dell’ospedale. Quando, anni fa, si è rifiutato di dir Messa in italiano, la diocesi di Novara gli ha tolto la titolarità della parrocchia. Lo stesso è avvenuto a don Alberto.

Entrambi garantiscono che “il problema è clericale, non dei fedeli”. Il rito tridentino, spiega don Alberto, si pone in continuità con la tradizione liturgica della Chiesa, perpetuando forme e usanze che non sono mai state messe al bando. Non solo. “Il rito non è solo un fattore estetico - ammonisce il sacerdote mostrandoci gli ambienti austeri della chiesa - ma è legato alla dottrina: la riforma della Messa ha promosso un Cristianesimo con pochi dogmi e con poche regole".

"Troppo spesso - prosegue - si insiste sull'accoglienza, che è doverosa, ma si dimentica di dire che le persone che sono accolte dalla Chiesa devono iniziare un percorso di conversione."

Nel rito come nella dottrina, "ciò che viene dalla tradizione non si può abolire." E a chi obietta che il latino impedisce la comprensione, don Alberto spiega pacato: "Noi abbiamo sempre fornito dei messali con la traduzione. E comunque - spiega sorridendo - serve una comprensione differente, non solo letterale. Uno prima è coinvolto dal rito, dal canto, dal silenzio...."

La catechesi viene garantita grazie a incontri bisettimanali di dottrina e a un bollettino compilato insieme a don Coggiola e pubblicato sul blog "radicati nella fede".

E i fedeli arrivano, anche da molto lontano. C'è chi viene dalla Svizzera e chi percorre trecento chilometri a settimana per coltivare la propria fede nel rispetto della tradizione.
Certo, alcune affermazioni delle frange più progressiste della gerarchia lasciano spaesati, ma incontrando queste persone traspare evidente la convizione che la Chiesa vada aiutata - "e amata", come tiene a sottolineare don Alberto - dall'interno, nell'obbedienza all'autorità costituita.

"La Chiesa - spiega uno dei membri del coro - si salverà qui. Grazie alla tradizione."

@giovannimasini

Commenti

Una-mattina-mi-...

Ven, 26/02/2016 - 15:39

L'INSENSATEZZA DELL'ILLIMITATA IMMIGRAZIONE non attiene ad alcuna fazione ma al semplice uso del senso comune e della ragione. Tra l'altro l'Italia sostiene già, secondo gli scienziati del GFN, il qualdruplo del carico antropico sostenibile. Gli effetti della riproduzione umana fuori controllo in vaste aree non si risolve ammassando a casaccio genti eterogenee.

Prameri

Ven, 26/02/2016 - 16:03

Per quanto tradizione significhi Continuazione, interpretazione e applicazione di ciò che le antiche autorevoli guide avrebbero fatto nelle situazioni attuali, quei tradizionalisti hanno più di qualche buona ragione. Le lingue non sono solo comunicazione verbale o scritta. Tradurre letteralmente le canzoni inglesi in italiano o viceversa spesso risulta ridicolo. La traduzione non riporta la mentalità dell'originale e i sensi o i doppi sensi (buoni e nascosti) intraducibili. L'espressione religiosa in latino è consolidata da secoli. Tradotta in italiano spesso è inadeguata. Il buon senso dei tradizionalisti è manifesto poi nell'accoglienza governata e responsabile, mentre è assente in quella disordinata e squilibrata degli apprendisti stregoni modernisti.

Ritratto di llull

llull

Ven, 26/02/2016 - 17:26

Così come "l'accoglienza deve implicare un percorso di conversione" anche la Misericordia - tanto sbandierata dal "vescovo vestito di bianco (abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre [...]") - implica la conversione ed il pentimento sincero. Ciò viene chiaramente sancito dalla Dottrina ma chi oggi parla di Misericordia si dimentica di specificare questo particolare.

pv

Ven, 26/02/2016 - 23:22

La differenza tra NOI democratici e VOI fascistoidi di destra e' che NOI vi lasciamo fare tutte le pagliacciate che volete.