Vino adulterato, quattro aziende sequestrate nel Salento

Tra gli indagati spicca il nome di Antonio Domenico Barletta, funzionario dell'Icqrf (Unità investigativa centrale di Roma)

È stata ribattezzata "Ghost Wine" l'operazione condotta dal Nas (Nucleo antisofisticazioni e sanità) di Lecce e dall'Icqrf (Unità investigativa centrale di Roma) che ha portato alla scoperta di vino adulterato venduto in Italia e in alcuni Paesi esteri come prodotto di qualità. In qualche caso addirittura biologico o recante le certificazioni Doc e Igt. In realtà esso veniva realizzato con particolari tecniche di manipolazione, ad esempio la fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute da canna da zucchero o da barbabietole. In questo modo si rendeva nuovamente idoneo il vino diventato quasi aceto o scadente. Le sostanze chimiche maggiormente impiegate per intervenire sulla salinità della bevanda erano il fosfato monopotassico e il solfato potassico, solitamente utilizzati come concimi.

Fondamentali per le indagini le intercettazioni telefoniche, le riprese video, i controlli, i pedinamenti e le foto scattate di nascosto dei vari incontri fra gli indagati di maggior spicco. Imponente il dispiego di Forze dell'Ordine impegnate nel blitz che è scattato all'alba di giovedì 11 luglio: duecento militari del Gruppo Carabinieri per la tutela della salute di Napoli e novanta uomini appartenenti all'unità centrale investigativa Icqrf. Tutti supportati dal sesto Nucleo elicotteri di Bari.

Le sessantadue perquisizioni si sono svolte in Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. Quaranta gli indagati a vario titolo, undici dei quali finiti in manette. Fra gli arrestati spicca il nome di Antonio Domenico Barletta, 56enne originario della provincia di Catanzaro, ma residente a Lecce. Funzionario dell'Icqrf, Barletta avrebbe agevolato gli imprenditori nelle pratiche, omettendo a tal fine controlli e avvisando per tempo circa eventuali ispezioni. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari Michele Toriello, per il funzionario si sono aperte le porte del carcere. Così anche per altri imprenditori vitivinicoli salentini. Vari i reati contestati: falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e in registri informatizzati, frode nell'esercizio del commercio, vendita di vino adulterato, contraffazione di indicazioni geografiche, riciclaggio e gestione di rifiuti non autorizzata.

Commenti

cir

Ven, 12/07/2019 - 11:51

l' eccellenza italiana , abbiamo prodotti che tutti ci invidiano nel mondo, si scannano per poter avere cibo e vino italiano....e poi i nostri imprenditori con il tricolore in mano .