In vista delle Europee il popolo pro-life chiede ai candidati di sottoscrivere un manifesto

CitizenGo lancia il suo manifesto per le europee sul web, al via le sottoscrizioni dei candidati che una volta eletti si impegnano a portare avanti politiche pro-life e pro-family

Non è solo un manifesto pensato per avvicinare chi osserva alla sensibilità pro-life, ma è un vero e proprio manifesto politico in vista delle europee. Stiamo parlando dell’ennesimo cartellone raffigurante l’ormai famoso feto di undici settimane, incubo delle femministe romane, che campeggia sui muri della Capitale.

Dopo quello comparso la scorsa settimana sulla via Tiburtina, affisso su un palazzo privato (per eludere la censura del Campidoglio che lo scorso anno ne rimosse uno analogo in via Salaria) dall’associazione Pro Vita & Famiglia, eccone altri due. Uno in via Cristoforo Colombo e l’altro in via Portuense. Raffigurano entrambi un feto stilizzato, con un fiocco rosa sulla testa. La firma è quella della costola italiana della fondazione CitizenGo che, assieme a Pro Vita & Famiglia, è stata promotrice della Marcia per la Vita e del Congresso delle Famiglie di Verona.

“Lei si candida a nascere, alle elezioni europee vota chi difende il diritto alla vita”, c’è scritto sui cartelloni che rimandano al sito della fondazione. È lì, infatti, che gli elettori possono leggere e aderire al manifesto programmatico di CitizenGo. Il meccanismo è il seguente: gli elettori che sottoscrivono il programma di CitizenGo, in automatico, ricevono via mail l’elenco degli esponenti politici che, a loro volta, hanno già inviato alla fondazione una copia del manifesto sottoscritto, entrando così a far parte della rosa di candidati “pro-life friendly”.

Pochi ma ben delineati sono i punti all’ordine del giorno per la nuova Europa e le responsabilità che derivano dall’adesione. Chi sposa il manifesto della fondazione, infatti, una volta arrivato a Bruxelles dovrà dar conto degli impegni assunti, sostenendo iniziative contro l’aborto e politiche per l’incremento demografico, combattendo persecuzioni e discriminazioni religiose nel mondo e promuovendo il diritto dei genitori di educare i loro figli in accordo con la propria morale ed i propri valori religiosi. Così, insomma, è possibile assicurarsi il sostegno elettorale da parte del popolo di CitizenGo.

Un popolo più eterogeneo di quel che si crede, che va ben al di là della galassia ecclesiale e non guarda solo al Belpaese. “Noi siamo una fondazione internazionale e aconfessionale che si richiama all’umanesimo cristiano che ha fondato l’Europa”, spiega il numero uno di CitizenGo Italia, Filippo Savarese. “Siamo soddisfatti dell’esito della campagna, il manifesto è stato già sottoscritto da una ventina di candidati del centrodestra, c'è stata una vera e propria corsa alle sottoscrizioni, anche se non è arrivata nessuna adesione né dal Partito Democratico, né dai Cinque Stelle”. L’iniziativa è stata lanciata anche negli altri Paesi europei che si preparano ad andare alle urne e la sensazione, conclude Savarese,“è che dopo le elezioni ci saranno decine di nuovi parlamentari pronti a ridisegnare l’Europa in chiave pro-life e pro-family”.

Dal canto loro, anche gli attivisti Pro Vita & Famiglia hanno messo in campo un’iniziativa simile, pubblicando sul loro sito internet l’elenco dei “​candidati per la vita e per la famiglia”. Anche stavolta, scorrendo i nominativi, non c’è traccia né dei dem né dei gillini. “​Nel nostro manifesto – spiegano Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione – abbiamo chiesto di contrastare in ogni modo la legalizzazione e la diffusione della pratica dell’utero in affitto, di far rispettare a ogni livello l’art 26/3 della Dudu perché i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli, di contrastare seriamente la sessualizzazione precoce dei bambini e degli adolescenti e di promuovere a livello comunitario l’istituzione di un fondo per la natalità e i nuclei familiari numerosi con modalità e procedure comuni negli Stati membri”.