Zucchino d'oro, un premio al re del conformismo

I premi letterari o paraletterari sono di una tristezza senza eguali. Conoscere per deliberare è una santa regola di Luigi Einaudi ma i giurati la interpretano a modo loro, deliberando a favore dei conoscenti e dei conoscenti dei conoscenti. C'è un solo premio da seguire, l'unico che nessuno vorrebbe vincere, nonostante i candidati siano moltissimi: lo Zucchino d'oro, assegnato da Massimo Arcangeli, linguista, e da una giuria composta da «tecnici» e dal pueblo. Il riconoscimento sarà assegnato «a chi, nel periodo compreso fra il primo novembre 2018 e il 31 ottobre 2019, si sarà distinto nell'applicare, contro il più elementare buon senso, le regole imposte da una correttezza politica cieca e retroattiva». Previsti anche una menzione speciale (per esempi di politicamente corretto non necessariamente retroattivi) e un premio alla carriera istituito per rendere giustizia a chi ha dedicato l'intera vita a riempire la lingua italiana di comici eufemismi o a cancellare le parole «sbagliate». Lo Zucchino d'oro sarà consegnato ufficialmente a Siena il 3 aprile 2020 nel contesto della quarta edizione del Festival della lingua italiana.

Massimo Arcangeli chiarisce il concetto nel pamphlet Una pernacchia vi seppellirà. Contro il politicamente corretto (Castelvecchi). Sarebbero quarantacinque pagine da spanciarsi dalle risate, non fosse che il controllo politico del linguaggio è il primo e già definitivo passo contro la libertà di espressione.

Tra gli esempi più divertenti, l'algoritmo di Facebook che cancella le inserzioni di una storica autoconcessionaria (nata nel 1952) di Treviso. Il motivo è la presenza della parola Negro. Peccato sia il nome di famiglia. Facebook riscrive anche la storia dell'arte: cancella la celebre Fontana delle Tette di Treviso (troppo hard) e il quadro di Ary Scheffer, Paolo e Francesca, i due amanti del V canto dell'Inferno dantesco (troppo svergognati). Michela Murgia, in un soprassalto di femminismo lisergico, si scaglia contro la parola Patria (troppo maschilista) da sostituirsi con Matria. Poi c'è la tirannia del neutro, un filone nato per rimediare al secolare «occultamento linguistico» della donna. Vabbè ma perché cambiare «caccia all'uomo» in «caccia all'individuo». «Padre» e «madre», lo sappiamo, sono parole contestate perché turberebbero le coppie omosessuali. E dunque fuori «padre» e «madre» e dentro «Genitore 1» e «Genitore 2». Ma il numero non sarà discriminatorio?

La censura retroattiva non ha pietà per nessuno: Mozart, Verdi, Dante, Shakespeare, Cristoforo Colombo, Euripide, Ovidio, Virginia Woolf, Francis Scott Fitzgerald, Tex (fumava), Topolino (beve birra), Capuccetto Rosso (il lupo è un sessista), Biancaneve (per via dei nani). Non ci credete? Leggete il libro di Arcangeli, è tutto documentato. C'è anche una stringata ma interessante storia del politicamente corretto.

Prossimi obiettivi dei censori: Ludovico Ariosto (antigiudaismo), Edgar Allan Poe (razzista), Henry Miller (pornografia), Luigi Pirandello (fascismo), Giuseppe Ungaretti (fascismo), Leonardo da Vinci (pedofilia), Vladimir Nabokov (pedofilia). Insomma morte agli artisti, lunga vita ai loro insipidi e indegni discendenti che non dicono nulla di interessante per non rischiare di offendere qualcuno.