Per il Csm la toga lumaca è solo una "grande lavoratrice"

A gennaio promossa per &quot;elevata laboriosità&quot;. La settimana scorsa però fa liberare 21 criminali perché in 15 mesi non ha depositato la condanna<br />

Roma - «Elevata laboriosità», «grande attaccamento al lavoro», «ottima preparazione tecnico-giuridica», «particolari» doti organizzative, «equilibrio e assoluta indipendenza di giudizio». Sembra paradossale, ma sono giudizi ufficiali sul giudice per le indagini preliminari di Bari che il 15 aprile ha provocato la scarcerazione di 21 mafiosi perché in 15 mesi non ha depositato la motivazione della sentenza di primo grado.

Forte di tanti elogi Rosa Anna Depalo a gennaio è stata promossa dal Csm presidente del Tribunale per i minorenni di Bari, sbaragliando ben 32 candidati. La sua «sicura prevalenza» sugli altri aspiranti era già stata certificata in Quinta commissione, dove aveva ottenuto 3 voti, contro i 2 di un altro magistrato e quello isolato di un terzo. Quando la pratica è approdata al plenum di Palazzo dei Marescialli la mole dei pareri positivi accumulati negli anni ha decretato il suo trionfo con 13 voti, mentre gli altri contendenti ne contavano 9 il primo e 3 il secondo. Solo un dettaglio: l’ultimo giudizio del Consiglio giudiziario di Bari sulla Depalo risaliva al 2006 e già le aveva fruttato la nomina in Cassazione con funzioni direttive. Non era stato aggiornato dal Csm, anche per l’urgenza di ricoprire un posto vacante da un anno al vertice Tribunale minorile. Nessuno aveva segnalato a Roma che la candidata Depalo già da un anno si teneva nel cassetto le 62 pagine (compresi i nomi dei 160 imputati) del dispositivo del maxiprocesso «Eclissi», contro il potente clan barese degli Strisciuglio, conclusosi con il rito abbreviato il 16 gennaio 2008. E che non si affrettava, anche se tra breve sarebbero scaduti i termini per la scarcerazione di pericolosi mafiosi e trafficanti di droga.

Così, dal verbale dell’assemblea del Csm, emerge il ritratto di una prima della classe: «I pareri in atto confermano il giudizio di elevata capacità professionale del magistrato che, specie nei processi di maggiore complessità come quelli in materia di criminalità organizzata, ha assicurato una rapida celebrazione dei giudizi e un elevato livello qualitativo del lavoro, testimoniato dai provvedimenti emessi che hanno spesso rappresentato “autorevoli precedenti giurisprudenziali, tali da essere oggetto di pubblicazione in importanti riviste giuridiche”. Elevata è la sua laboriosità, peraltro documentata anche dai prospetti statistici (in particolare, negli anni 2002-2003, ha definito 4mila procedimenti)». Si sottolinea anche che, dai provvedimenti prodotti nei 10 anni di precedente esperienza al Tribunale per i minorenni, emerge non solo «un elevato livello quantitativo, ma un rilevante livello qualitativo del lavoro svolto, l’uno e l’altro riconosciuti anche dal presidente del Tribunale nel dare atto della “elevatissima professionalità” della Depalo».

Ma allora: magistrato-modello o toga-lumaca? Ora che lo scandalo è scoppiato, con il rischio che un’altra trentina di criminali tornino in libertà nei prossimi mesi, sul Csm grava un pesante imbarazzo. Com’è stata possibile una simile cantonata? Che cosa non ha funzionato nel sistema di valutazione delle toghe?
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha subito inviato gli ispettori per accertare le responsabilità del Gup e aprire eventualmente un provvedimento disciplinare. La Prima Commissione dell’organo di autogoverno della magistratura ha avviato un’istruttoria sul mancato deposito della sentenza della Depalo e il 28 terrà le prime audizioni dei presidenti della Corte d’appello e del tribunale di Bari e del capo dell’ufficio gip-gup. Quest’ultimo, Giovanni Leonardi, continua a difendere la Depalo e polemizza con la procura che «dovrebbe evitare di istruire i maxiprocessi». Perché, spiega, «non è possibile per un solo giudice, del quale sono note le straordinarie capacità tecniche, giudicare 160 persone accusate di 53 capi d’imputazione nei tempi previsti dal codice». Forse, era meglio pensarci prima.