Csm, Vietti succede a Mancino: «Ora più rigore»

RomaTutto come previsto: è Michele Vietti il successore di Nicola Mancino alla vicepresidenza del Csm. E lui veste subito i panni del moralizzatore, con uno stile di rigore. «C’è l’esigenza - dice, appena eletto - di riguadagnare prestigio e consenso del Consiglio superiore della magistratura, scosso anche da recenti scandali». Sottolinea che le «regole deontologiche devono valere non solo per i magistrati, ma anche per i componenti del Csm» e che bisogna recuperare il «bene prezioso» della «credibilità, imparzialità e terzietà della magistratura».
Nella prima riunione plenaria del nuovo Consiglio, alla presenza di Giorgio Napolitano, l’ex presidente vicario dell’Udc raccoglie 24 voti su 27. Il capo dello Stato e presidente dell’organo di autogoverno delle toghe, come di consuetudine, non vota e lo scrutinio fa registrare due schede bianche.
Un consenso ampio, nessuna spaccatura come si poteva pensare per la candidatura dell’ex presidente della Consulta Annibale Marini, sostenuta da parte del Pdl guidato da Maurizio Gasparri. Oltre alle correnti moderate (6 consiglieri di Unicost e 3 di Magistratura indipendente), ai 3 laici dell’opposizione (Vietti compreso) e alla maggioranza delle correnti di sinistra, anche i 5 laici della maggioranza sono confluiti sul centrista.
Qualcuno è mancato all’appello e rimane il mistero delle due schede bianche. Solo il giorno prima alcuni delle correnti di sinistra avevano cercato di far emergere la candidatura del laico Pd Glauco Giostra, lanciata dall’associazione «Area», che riunisce Magistratura democratica e Movimento per la Giustizia. Domenica il professore (unico assente sabato alla presentazione al Quirinale) era tornato dalla Croazia per incontrare al Csm i neoeletti. Poi si è tirato indietro. Il cartello di «Area» presentava le prime crepe: Md era già d’accordo su Vietti, solo il Movimento resisteva. Da lì, probabilmente, vengono le schede bianche.
Alla fine, il risultato quasi unanime ha consentito a Napolitano di dire a Vietti: «Con la sua elezione lei è divenuto il presidente di tutti». Anche il guardasigilli Angelino Alfano ha assicurato: «Sono pronto a una leale collaborazione con il nuovo Csm per il bene della giustizia».
Per il neo vicepresidente è un ritorno a Palazzo de’ Marescialli, dove è stato laico del centrodestra dal ’98 al 2001. L’ampia convergenza sul suo nome, per lui, vuol dare al suo ruolo «autorevolezza e forza nei rapporti interni ed esterni al Csm». Vietti ha preso il suo primo impegno: da parte della magistratura niente «recriminazioni e scontri con la politica, in un corretto equilibrio costituzionale». E ha sottolineato l’«autorevolezza» di Marini e la sua esperienza, «preziosa» per il lavoro del Csm.
D’altronde, Napolitano ha molto insistito sul nuovo corso, «confronto sereno», «autorevolezza, riservatezza e umiltà» delle toghe, attribuzione degli incarichi al di fuori delle «logiche correntizie», formazione dei giovani ed «effettivi» controlli di professionalità.
Brindisi e rinfresco, auguri da tutti a Vietti. Dentro e fuori da Palazzo de’ Marescialli. «Magistratura indipendente - ha dichiarato l’ex togato Cosimo Ferri - ha lavorato per una soluzione unitaria, perché crede in un Csm forte, coeso, moderato, trasparente, meno propenso alle logiche correntizie».
La volontà è di voltare pagina, ma le toghe più politicizzate lo permetteranno? Un segnale positivo c’è: per la prima volta, i membri del Csm non siedono attorno al tavolo tondo riuniti per correnti o polo politico, ma in ordine di anzianità.