Cucchi, parla il testimone: pestato non da carabinieri Trasferiti i medici indagati

Nel verbale il cittadino del Gambia ricostruisce le violenze. Il Pertini allontana i tre dottori indagati. Resi pubblici gli scatti che ritraggono lo stato in cui era Cucchi durante l'autopsia: una foto mostra una ecchimosi sotto il labbro del cadavere

Roma - Una profonda ferita circolare, ancora aperta, sul polpastrello del pollice della mano sinistra e tante piccole ferite simili tra i capelli, sulle ginocchia, sulla gamba destra che sembrano bruciature di sigaretta. Sono alcuni degli scatti che ritraggono lo stato terribile in cui era il corpo di Stefano Cucchi durante l'autopsia. Reso pubblico anche il verbale di assunzione con la testimonianza del cittadino del Gambia, S.Y., detenuto per droga in una struttura di assistenza per tossicodipendenti e principale testimone dell’inchiesta: "Erano in tre a picchiare Stefano Cucchi, ma non erano i carabinieri". E l'ospedale  Sandro Pertini ha trasferito i tre medici coinvolti nelle indagini sulla morte di Cucchi. Lo ha reso noto Flori Degrassi, direttore generale dell’Asl Roma B, dal quale dipende il reparto penitenziario dell’ospedale romano. I medici trasferiti sono il primario Aldo Fierro, responsabile del reparto penitenziario, e i medici Stefania Corbi e Rosita Caponetti. I tre avevano ricevuto un avviso di garanzia per omicidio colposo, perché accusati di aver omesso le dovute cure a Cucchi.

Le foto dell'autopsia Una delle foto più crude è quella che mostra il medico legale che apre la bocca del cadavere e si vede sotto il labbro superiore una grande ecchimosi. Le foto del volto in primissimo piano, oltre a quei profondi segni blu-rosso-viola intorno agli occhi, mostrano un grande rigonfiamento tra la palbebra sinistra e il sopracciglio e fanno vedere chiaramente l'osso del naso che sembra fratturato ed ecchimosi sulla mascella e sul collo. Lividi, segni rossi e macchie si vedono anche sulle anche, in particolare quella destra. Un corpo praticamente scarnificato, dove sono evidenti almeno tre tatuaggi: uno grande sul braccio sinistra, uno sulla gamba destra ed uno sul fianco destro. Macchie rosastre, lividi ed ecchimosi blu del possibile pestaggio si mischiano a quelle del cosiddetto post mortem.

La ricostruzione del testimone "Ma cosa ti hanno fatto?". "Ma non lo vedi? Mi hanno menato questi stronzi". Poche parole. Parole che furono una conferma a ciò che aveva visto pochi minuti prima dallo spioncino di una delle celle di sicurezza della cittadella giudiziaria romana di Piazzale Clodio: agenti della penitenziaria in divisa che picchiavano a calci e pugni Cucchi. All’inizio del suo colloquio con i pm, il teste afferma di non ricordare che lui e Cucchi furono ammanettati insieme prima di essere portati a Regina Coeli, poi confonde la data del 16 ottobre con quella del 18, alla fine ricorda di essere stato con Stefano nella stessa cella. "Era magro la faccia carina, il cappuccio in testa". Quindi l’extracomunitario parla delle prime parole scambiate con l’italiano: "Lui dire me - traduce l’interprete - se ho droga, io dire 'no, non ce l’ho', e lui dire 'io ce l’ho dentro'". Descrivendo le modalità della presunta aggressione a Cucchi, S.Y. inizialmente afferma: "L’hanno aggredito, gli hanno dato un calcio... carabinieri...". Poi, a domanda se siano stati i militari dell’arma, risponde: "No - traduce l’interprete - gli accompagnatori... quindi sarà la penitenziaria".

I dolori dopo il pestaggio Quando si trovava nella cella di sicurezza, prima di comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida, Stefano Cucchi aveva "dolore fino alla punta del piede". Descrivendo la natura dei dolori accusati da Cucchi, l’interprete, traducendo indicazioni fornite da teste, "si tocca la parte bassa della schiena all’altezza dell’osso sacro e lungo tutta la coscia e la gamba". Alla domanda dei pm su come siano stati causati questi dolori, Y.S. risponde che Stefano gli ha confidato che è successo "quando l’hanno accompagnato, mentre lo accompagnavano le guardie, gli hanno menato". L’aggressione, per il testimone originario del Gambia, è avvenuta nel corridoio delle celle di sicurezza: "Lo stavano portando dalla cella, circa 20 minuti prima di andare dal giudice, lui era andato in bagno". "Perdeva poco sangue dalla gamba, non ricordo se destra o sinistra - aggiunge il teste - mi diceva sempre che si sentiva male. 'Mi hanno menato questi stronzi', diceva". Il detenuto aggiunge che "dalla piccola finestra ho visto che lo stavano picchiando e lui è caduto per terra. L’hanno messo in cella, è venuto uno di quelli, era gentile, gli ha dato una sigaretta". La descrizione degli aggressori è piuttosto confusa: il teste dice che avevano tutti la divisa, ma inizialmente afferma essere azzurra, poi blu infine blu chiaro. Su tutte queste circostanze il testimone dovrà riferire sabato prossimo in occasione dell’incidente probatorio disposto dalla procura. 

L'inchiesta amministrativa Intanto l'inchiesta amministrativa del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per far luce su eventuali responsabilità nella morte di Cucchi non si é ancora conclusa ma il Dap ha nel frattempo disposto il trasferimento dei tre agenti penitenziari indagati dalla procura di Roma. Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici da oggi non prestano più servizio presso il nucleo "varchi" del Tribunale di Roma, ma sono stati per il momento trasferiti in tre unità differenti: il nucleo aeroportuale di Fiumicino, il carcere minorile romano di Casal del Marmo, il nucleo operativo traduzioni di Rebibbia. I tre agenti sono stati trasferiti in via temporanea (tecnicamente si tratta di un "distacco" dal nucleo del Tribunale di Piazzale Clodio) e per motivi di opportunità, in attesa che si concluda l'inchiesta amministrativa disposta dal Capo del Dap, Franco Ionta. Il distacco dei tre agenti penitenziari indagati dalla procura di Roma sarebbe stato deciso dal provveditore regionale alle carceri del Lazio. Ma il legale di Minichini, l'avvocato Diego Perugini, smentisce il Dap: "Non sono stati trasferiti d'ufficio - spiega - ma hanno chiesto di essere distaccati per motivi di opportunità". Dura presa di posizione di Leo Beneduci, segretario nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Osapp): "I colleghi saranno scagionati e il Capo del Dap Ionta dovrà pagare i danni - dice Beneduci - Le dichiarazioni del proprietario della palestra, emerse oggi su tutti i quotidiani e riguardanti le macchie rossastre di Stefano Cucchi confermano elementi che portano a considerare una sola verità: quella a favore del Corpo di Polizia che rappresentiamo. Se nel corso dell'autopsia emergesse anche che quelle lesioni alla schiena sono il prodotto di calcificazioni già preesistenti è da escludere anche su questo fronte qualsiasi possibile atto di aggressione, ci troveremmo di fronte ad un altro scenario e la magistratura dovrebbe escludere definitivamente qualsiasi responsabilità in capo ai colleghi della Penitenziaria che sono stati coinvolti"