Cuffaro accusa i forestali: la paga cresce con i roghi

"Il fuoco moltiplica le giornate lavorative degli stagionali". Napolitano invoca la mobilitazione

Roma - L’atto di accusa più duro arriva dal governatore della Sicilia circondata dal fuoco. Totò Cuffaro esclude che gli incendi possano essere provocati per interessi speculativi perché la Sicilia ha emanato una legge per impedire che si possa costruire in zone che sono state incendiate. Punta allora il dito sui forestali «che ogni anno vengono assunti a tempo e che vogliono fare più giornate di lavoro», oppure su qualche «mascalzone che non è nei turni perché noi abbiamo bloccato quelli che fanno le giornate». C’è anche qualcuno che vuole vendicarsi, visto che il suo governo ha bloccato nuove assunzioni e ampliamenti di turni, perché «i forestali sono già tantissimi».

Secondo Lega Ambiente in Sicilia ci sono 30.745 forestali, poco meno del 60% di tutti forestali italiani. Cuffaro annunzia una prossima riunione del governo regionale a Cefalù e Patti, le due zone maggiormente colpite dalla furia del fuoco, per le quali potrebbe essere dichiarato lo stato di calamità. Un vertice al quale parteciperà anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ieri ha annunciato lo stanziamento immediato di 5 miliardi per le zone colpite dal fuoco. Cuffaro difende inoltre le forze dell’ordine che cercano di garantire alla giustizia i piromani. Di diverso avviso il deputato dell’Italia dei valori, Stefano Pedica, che accusa le forze dell’ordine di non essere mai presenti nei luoghi a rischio.

Di fronte alla gravità della situazione interviene anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che parla di «vera calamità catastrofica portatrice di lutti e danni incalcolabili, contro cui è necessaria una mobilitazione permanente del Paese». E sono in molti a ricordare che aveva già parlato della necessità di una mobilitazione permanente. Il ministro all’ambiente Pecoraro Scanio va oltre e invoca la «tolleranza zero» contro i «criminali incendiari». Quasi tutti d’accordo sulla necessità di inasprire le pene: dal cardinale Sodano a Raffaele Lombardo dell’Mpa. Mentre il senatore Enzo Bianco della Margherita chiede l’arresto immediato dei colpevoli, cambiando magari la legislazione. Anche Tommaso Pellegrino dei Verdi vuole il rito per direttissima e Maurizio Gasparri di An chiede che si applichi la stessa velocità nel processare i piromani usata per chi «ha tagliato gli ormeggi alla barca dove dormiva il Guardasigilli». Il ministro Mastella da parte sua ricorda che già la legislazione prevede pene forti per gli incendiari, da quattro a dieci anni, e invoca una forte prevenzione per questi atti «che sono legati a processi di natura criminale». Anche per Romano Prodi le pene ci sono già, ed è necessario applicarle con severità. Sia alla Camera, Luciano Violante dei Ds, che al Senato, Francesco D’Onofrio dell’Udc, chiedono che il governo vada in Parlamento a riferire, mentre Pippo Fallica di Forza Italia propone la costituzione di una commissione d’inchiesta.