Arte contemporanea: Philippe Parreno e i nuovi appuntamenti tra arte e cinema

L’eclettico artista Philippe Parreno intercorre nel tempo dell’arte contemporanea con installazioni, video-art, design e sculture sensoriali

Philippe Parreno nasce nel 1964 in Algeria e il suo iter creativo si orienta in Francia a l’Ecole des Beaux-Arts di Grenoble e procede presso Palais de Tokyo di Parigi dove termina gli studi nel 1989 per concretizzare nell’arco degli anni una copiosa produzione collocata in era postmoderna vincolata all’arte relazionale. Sperimentazioni che obbediscono alle leggi sulla coerenza di oggetti, colori, spazi e tempo, riflessioni sui chiaroscuri dell’esistenza, soluzioni per la luminosità che possono avere natura, relazioni e ambienti, anche attraverso la tecnologia e reiterazione dei format artistici con introduzioni di novità.

Sono i poli culturali e i featuring con altri artisti le testimonianze della cultura delle performance delle arti che gli portano fortuna e notorietà, tanto da suscitare emozioni positive e attenzione costante ai progetti del suo ricercato estro che manifesta ciò che sta dietro le forzature della vita.

Nell’universo delle installazioni le esposizioni sono di respiro internazionale e fra le più apprezzate, ma l’autore è scultore, light e sound designer e video-artist e nella sua complessità, compone o scompone materiali e li reinserisce come variabili, segue strutture per restituire un nuovo ordine, temporizza dispositivi, utilizza sonorità della musica classica in pianoforti spettrali oppure monta lunghi fotogrammi video per immergere il pubblico nella sua personale poetica che può essere anche di propaganda.

Negli appuntamenti inizio 2019 in Europa e Cina le città di Stoccolma, Rotterdam e Pechino ospitano creazioni site-specific che instaurano un legame con l’interior architecture o con lo spazio sociologico in cui sono collocate, ma nessun avvilimento se non andiamo a vederlo, perchè alcuni lavori si dissolvono per essere ripresi e ricorrono spesso nelle città internazionali.

My Room Is Another Fish Bowl, presente a Stoccolma al Tensta Konsthall fino al 13 gennaio 2019, è un’installazione dove il pubblico cammina in mezzo a pesci palloncini di elio esotici e lucenti che fluttuano nell’aria, una perla della pop-art che evoca l’ambiente del mare e che ritorna dopo la presenza al Turbine Hall della Tate di Londra e a Gropius Bau Berlino nel 2018 dov’era inserita con componenti di luce colorata e fra intermittenze regolate da algoritmi, polifonie e una vasta superficie d’acqua con cerchi diffusi da trasduttori che ricordano le ninfee.

Marylin dal 2012 è una parte essenziale della sua arte connessa al cinema e, presente a Pechino alla Fondazione Louis Vuitton fino al 24 marzo 2019 è un’esplorazione del nebuloso regno della diva del cinema, un’illusione-incastro temporale nato all’interno dell’ambientazione set cinematografico del Waldorf Astoria per ricreare il ciclo di un tempo replicato di un tetro automa che imita e recita la vita di una delle più grandi dive del cinema hollywoodiano.

L’artista, associato a più discipline, nella video-art si focalizza sulla natura degli animali, sulla comunicazione iperreale o sulla ricerca di qualcosa di atipico dove il pubblico è fruitore e partecipe di un caricamento di significati simbolici. Esempi sono le proiezioni con la folla, le bioluminiscenze marine, le immagini di conigli e insetti o gli universi visionari dal quale trae frames fotografici, titoli o non-luoghi suggestivi. Dal 23 gennaio 2019 al 3 febbraio sarà a Rotterdam al centro del 48° International Film Festival con il lungometraggio No More Reality (1988-2018), una combinazione di 20 anni di riprese, un film di film in uno spazio diegetico in mezzo a una sessione di cinema con interessanti scoperte, anche italiane, come L’Amica Geniale di Saverio Costanzo e le rivisitazioni da Serge Parajanov o le idee con Godard sulla potenza dell’immagine.

Nei video di Philippe Parreno da non dimenticare, No Ghost Just a Shell del 1999, noto cortometraggio su esteso supporto visivo con protagonista il manga giapponese Annlee del quale acquista i diritti. Un personaggio virtuale con occhi implosi di nero esposto in più nazioni che chiede allo spettatore di interagire con lui per aiutarlo a risolvere una sorta di enigma identitario in una realtà parallela, presente anche nel 2016 con Tino Seghal per veicolare l’idea che alla fine la tecnologia è solo uno strumento e che il centro della nostra esperienza risiede nell’incontro con l’altro, nella dimensione fisica ed emotiva; mentre A 21st Century Portrait è il video-ritratto del 2006 sullo stile di gioco del calciatore francese Zinedine Zidane diretto con Douglas Gordon e girato con 17 camere.

Per l’arte scultorea Speech Bubbles è la celebre installazione di una serie di fumetti gonfi, dorati, sospesi e compressi sul soffitto, una forma di rappresentazione comunicativa semplice ma efficace che esiste dal 1997. Una pratica d’arte con numerose varianti di colori e forme ricorrenti, perché l’artista è influenzato dalla struttura filosofica Difference and Repetitions di Giles Deleuze e dal principio delle ritournelle. Progetto presentato nel 2017 a Porto Serralves con 13 stanze arrangiate in colori differenti che sfociano in passaggi di ritmi visivi e a Shangai a dicembre 2018 presso Museo Yuz nella mostra The Artist is Present curata da Maurizio Cattelan con sculture oro appese in uno spazio espositivo evidenziato da due tavole minimaliste in bianco/nero e caratteri cubitali con scritto over and over che invitano a superare sé stessi.

Non meno note la serie di sculture alberi di natale innevati in fusione di alluminio, Fraught Times: For Eleven Months of The Year it’s an Artwork and in December it’s Christmas o i ventriloqui illusionisti in ceramica The Puppets realizzate con l’artista zen Rirkrit Tiravanija sulla dualità oggetto-soggetto inserite all’interno di Centre Pompidou a Parigi.