Le battaglie sulla bioetica non si possono dimenticare

Poche le pagine sugli ultimi anni: veloce ma corretta la parte dedicata alla Trilogia anti-islamica. Mancano gli interventi su eutanasia ed embrioni

Cosa dice la biografia di Cristina De Stefano degli ultimi anni di vita di Oriana Fallaci, occupati non solo dalla stesura del romanzo Un cappello pieno di ciliege (uscirà postumo) ma anche dalla trilogia La Rabbia e l'Orgoglio, La Forza della Ragione e Oriana Fallaci intervista sé stessa-L'apocalisse?

A prima vista, dice poco: solo 14 pagine per un periodo importante sotto ogni punto di vista. Dibattito culturale: chi non ricorda il dibattito feroce innescato dalle posizioni contrarie all'islam di Oriana? Successo editoriale: un milione di copie per ogni titolo. Esposizione pubblica: la fama ritrovata fa apparire la scrittrice costantemente sui giornali.

Dice poco, ma precisiamo: dice bene. La battaglia anti-islamica è interpretata come battaglia per la libertà tout court. In altri termini, è posta in continuità con gli ideali professati da Oriana fin dai tempi in cui faceva da staffetta per i partigiani. Del resto, bordate contro la religione islamica sono presenti nell'opera della Fallaci già negli anni Sessanta. Non esistono dunque due Oriane, una buona, a uso del politicamente corretto, e una cattiva, per tutti gli altri.

Oriana. Una donna (Rizzoli) ricorda poi le denunce per incitamento all'odio razziale e religioso, l'avvicinamento al cristianesimo mai divenuto conversione, e l'opinione ingiusta dell'intellighentia che ha considerato la Fallaci, unica giornalista italiana nota in tutto il mondo, «una matta, una spostata, una venduta alla destra» (così un anonimo collega). Di lei, si è disposti a celebrare l'eccezionalità, la personalità, l'imprevedibilità. Ma pochi le concedono di essere autorevole. Tutto bene quindi? Sì, anche se la parte finale poteva essere più estesa (ci sarebbe, a esempio, da raccontare la storia di un libro intervista a tema anti-islamico letteralmente buttato via a un passo dalla chiusura).

Ci sentiamo comunque di rivolgere almeno una critica a questa (bella) biografia. Poiché proprio da Oriana. Una donna abbiamo appreso la centralità dell'aborto nella biografia della Fallaci, ci saremmo aspettati che venissero ricordate alcune veementi polemiche su temi di bioetica. Nel 2004 la Fallaci si schierò contro l'eutanasia, rilasciando al Foglio una importante intervista sul caso Terri Schiavo. L'anno seguente prese posizione contro il referendum abrogativo della legge sulla procreazione medicalmente assistita, con un articolo sul Corriere della sera. Eccone un passo: «Dunque bando alle chiacchiere e alle ipocrisie: se al posto di Birkenau e Dachau eccetera ci metti gli Istituti di Ricerca gestiti dalla democrazia, se al posto dei gemelli vivisezionati da Mengele ci metti gli embrioni umani che dormono nei congelatori, il discorso non cambia». Comunque la si pensi, sarebbe stato interessante capire come la Fallaci fosse approdata a queste convinzioni.