"Il Bene è opporsi alla dittatura delle oligarchie"

Lo scrittore ospite del Salone: "Non credo nelle élite titolari della supremazia etica. Meglio la Bellezza"

nostro inviato a Torino

Antimoderno, ma contemporaneo. Di destra, ma prima firma di Repubblica. Eretico, ma spirituale. Pietrangelo Buttafuoco è la miglior incarnazione non dell'intellettuale, parola pessima, ma dell'«artista armato», che col pensiero spiazza, infastidisce, infuoca, ferisce. Uno scrittore e giornalista che racconta il mondo con disincantato pessimismo e incantevole terrore. Ciò che vede non gli piace. E ciò che gli piace di solito non piace agli altri. Il suo Bene fa star male, il suo male è ciò che molti considerano Bene. Talmente fuori luogo da essere l'ospite perfetto per il salone di Torino. Dedicato al Bene.
Al Salone il tema centrale è il Bene. Qual è la cosa più urgenti da fare bene, oggi?
«Innanzitutto riconquistare il Bello, perché fondamento di tutto è il greco Kalos kai agathos: è l'unica legge. Tutte le tirannie a cui siamo stati sottoposti in epoca contemporanea e in questo piccolo cortile che è l'Italia sono state dettate dalla devastante supremazia dell'etica: è l'etica a muovere la prosa contorta e disperata dei comunicati delle Br, è stata l'etica ad animare l'istinto di sopraffazione degli ottimati nei confronti del popolo: volgo ignorante e amorale che deve essere eliminato piuttosto che redento da un'élite che si fa titolare di una supremazia etica. Persino il dibattito interno alla cultura cattolica è stato sempre piegato alla necessità di farsi cresimare dalla cultura laica, “etica”».
Papa Francesco si è fatto intervistare da don Ciotti...
«Appunto. Il “male” è confondere l'etica con la bellezza, a proprio piacimento e consumo. Era forse etico un campione di genio come Carmelo Bene? Era etico il travaglio spirituale profondo e misterioso di Giuseppe Berto? Era etico il genio musicale di Frank Zappa? No. Padre Pio era forse etico? Era anzitutto santo. Non è mai stato etico il mistero sacrale che accompagna la gente, nella spontanea fede di popolo, quando individua in un santo un percorso di verità. La verità non è mai etica: la verità è il bello. E qui cito il santo Corano quando dice che “Dio è bello e ama la bellezza”».
Per arrivare al Bene bisogna prima recuperare il Bello.
«Certo. È l'unico elemento che fa dileguare tutto ciò che è maligno, malvagio, brutto. Lo sappiamo: ci sono studi precisi di architetti e urbanisti che dimostrano che dove tu costruisci quartieri che rispettano le regole dell'armonia e del bello, subito si dileguano il degrado, la violenza, le mafie... Che invece prolificano nel brutto».
Si parla tanto di crisi economica e dei valori. Oggi si legge tutto all'insegna del catastrofismo, della rabbia. Ma c'è anche del Bene, attorno a noi. Dove?
«Nell'indifferenza quotidiana e nella quotidianità della vita. Lì spesso c'è il bello: quando si diventa genitori, quando ci si scopre innamorati, quando ci si trova di fronte alla morte. No, il Bene non passa attraverso le greppie dell'etica, ma nei momenti in cui si scava la vita. Ricorda il proverbio: “È lo stesso morto che ti insegna come piangere”. Il Bello è la compassione, cioè il patire insieme. La santità di Francesco d'Assisi non sta nell'essere, come l'hanno voluto vedere, un black block, ma nelle stimmate, nel com-patire, nel gioire con gli altri. Il Bene è sempre un percorso di vita, non una costruzione mentale».
Nel tuo ultimo romanzo, Il dolore pazzo dell'amore (Bompiani) che domani presenti al Salone, scrivi che «all'amore bisogna credere, sempre. Anche quando ci fa pazzi di dolore».
«Appunto. Cosa c'è di più vicino al Bene dell'amore?».
Il Bene applicato a una parola chiave: democrazia. Cosa fa bene alla democrazia?
«Condivido l'immagine che ne dà Carmelo Bene: “è solo una vicenda condominiale”. Auguro tutto il male alla democrazia: insieme al laicismo è la più grande superstizione della modernità. Nelle vicende terrene, obbligatoriamente provvisorie, è sempre pericoloso affidarsi alla convinzione di poter costruire il Paradiso in terra. Esce sempre un inferno. Laicismo e democrazia sono connaturate a un'idea estrema dell'individualismo che si accompagna sempre a quella invenzione nefasta che è la vanità. Noi paghiamo il prezzo di aver visto morire l'idea tutta romana della gloria. L'abbiamo sostituita con la vanità. Al posto della gens ci ritroviamo l'Io, al posto di quelle che dovevano essere le normali aspirazioni della vita ci affidiamo ad artifici mentali. Siamo monadi solitarie non più comunicanti tra di loro. Monadi vuote».
A proposito del Salone del Libro, cosa fa bene alla conoscenza e alla Cultura? Si riparte dalla scuola, o da cosa?
«Come posso dar torto a Giovanni Papini quando auspicava la chiusura delle scuole? Se c'è un luogo in cui la poesia, il Bello, la fatica del talento, la trasmissione dei saperi non si attivano, sono morti, è proprio la scuola».
Il ministro Franceschini ha attaccato la tv, colpevole di aver fatto danni terribili alla lettura.
«Ma perché, pensiamo che la tv possa fare quello che non fa la scuola? La strada è un'altra: dare ai talenti la possibilità di potersi nutrire nelle biblioteche, nella sperimentazione, nella messa in atto delle opere... E questo non lo fanno né la scuola né la tv...».
Pensi allo Stato?!
«Lo so, sto sconfinando nel politicamente scorrettissimo. Ma se non ci fosse stata una certa macchina dello Stato a salvaguardia di alcuni prodotti culturali non avremmo avuto la possibilità - faccio un esempio - di godere di certi deliziosi film francesi... In Francia c'è una attenzione particolare, una parte dello Stato protegge i propri prodotti nel campo dell'arte».
Dici il contrario di quanto pensano in moltissimi, che vogliono meno Stato e più mercato.
«Con queste logiche di fare giudicare tutto dal mercato si è abbassato sempre più il livello: la tv è diventata infrequentabile, i teatri sono vuoti, i film nei cinema durano lo spazio della promozione. La verità è che non esiste più il pubblico, la gente non è più in grado di reggere tre minuti di concentrazione. In tutto questo, ti sembra che qualche libro in più in tv possa servire?».

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Sab, 10/05/2014 - 13:56

"Auguro tutto il male alla democrazia: insieme al laicismo è la più grande superstizione della modernità.". Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dirlo chiaramente! Verità e bellezza: è tutto. Ma oggi è proprio ciò che sembra definitivamente scomparso dalla società moderna e che è la causa del degrado totale. "Bellezza è verità, verità è bellezza, questo è tutto ciò che sapete in Terra e tutto ciò che vi occorre sapere" (J. Keats). Ed Emily Dickinson esprime lo stesso concetto in una delle sue poesie più famose "Bellezza e verità". In un altro pezzo su Veneziani, si accennava alla necessità di ripartire dai "fondamentali". Ecco i fondamentali del pensiero; tornare a chiedersi cosa sia la verità, la bellezza, il bene, la giustizia. Ed anche, perché no, chiedersi cosa sia la politica, visto che sembra che tutti ne abbiano dimenticato il significato. Temo, tuttavia, che queste riflessioni non andranno oltre l'ambito del Salone del libro. Purtroppo.