Cattiva maestra televisione Ci fa disimparare l'italiano

Un tempo il piccolo schermo era "la" scuola di lingua. Oggi è bocciato dall'Accademia della Crusca. Troppi stereotipi, tormentoni e superlativi

Vuole il luogo comune scientifico che la televisione sia stata una scuola di lingua italiana per l'intera nazione. Là dove fallirono i Promessi sposi, riuscì Lascia o raddoppia. La Rai aveva funzione pedagogica, e dunque il registro dell'italiano parlato nelle trasmissioni era piuttosto elevato. Le annunciatrici, poi, seguivano la pronuncia fiorentina, imparata frequentando appositi corsi.

Le cose però sono cambiate, al punto che l'Accademia della Crusca, nel corso del convegno Il portale della tv, la tv dei portali, ha bocciato la lingua della tv. Dice la presidente Nicoletta Maraschio: «Negli ultimi 30 anni, ed in particolare nell'ultimo decennio, la lingua della televisione ha perso la sua tradizionale caratteristica di “specchio” di quella parlata per sviluppare nuove forme, artificiose e spettacolarizzate sulle quali non si può che esprimere un giudizio negativo». Insomma, il piccolo schermo prima ci ha insegnato l'italiano. Poi ce l'ha fatto dimenticare.

Una lunga ricerca approdata alla costruzione del sito web italianotelevisivo.org, on line da ieri, ha dimostrato che «dagli anni '80, in tv - ha spiegato Maraschio - ha preso via via sempre più campo il fenomeno del cosiddetto iperparlato: il linguaggio comune è stato progressivamente abbandonato in favore di un parlato artificioso, concepito per spettacolarizzare i contenuti. E questa è diventata la norma, sia nell'informazione sia nell'intrattenimento». Non è quindi solo questione di congiuntivi abbandonati alla propria triste sorte, né di pronomi personali usati a casaccio (gli al posto di le, o di loro), né di inflessioni dialettali pesantissime tipiche di molti conduttori. L'impoverimento linguistico passa per altre vie, come sottolineano le statistiche: nei telegiornali e nei talk quasi tutto è diventato straordinario, nell'intrattenimento (e nella pubblicità) incredibile, nelle fiction fantastico. In posizioni di rincalzo ci sono meraviglioso, magnifico, eccezionale, misterioso, spettacolare, clamoroso, stupendo e mitico. L'importante è esagerare sempre e comunque. Qualsiasi sciocchezza infatti è super: dal super latitante alla super storia. Se non è super, sarà mega oppure iper.

Più sfuggente il capitolo dei tormentoni: «tic» linguistici che imperversano per poi sprofondare nel nulla. Ricordate quando tutti dicevano attimino? O assolutamente (usato in senso assoluto)? O piuttosto che (con valore disgiuntivo al posto di o)? Questo è ancora niente. Ci sono le frasi fatte: l'allarme maltempo e il barbaro omicidio sono sempre questioni spinose. Ci sono gli intercalari come diciamo e come dire, specialità dei politici. New entry (a proposito, si usano troppi anglicismi anche quando servono a nulla) è e quant'altro. Pare che il copyright appartenga a Carlo Conti.

Le fiction guardano obbligatoriamente al colloquiale. Sull'altare del «parlato» sono sacrificati i congiuntivi, l'uso corretto dei pronomi e i periodi ipotetici. Eppure, a sorpresa, proprio alcune fiction tengono alta la bandiera della buona lingua. Spiega Gabriella Alfieri dell'università di Catania: «In alcune serie, penso a esempio a Centovetrine, tuttora in corso, o Incantesimo, ma ce ne sarebbero altre, resiste l'utilizzo di un linguaggio alto, di tipo letterario, come usava nei teleromanzi di una volta».

Spettacolarizzazione, semplificazione e sterotipia sono dunque i tre killer che in televisione attentano alla ricchezza della lingua italiana ma sarebbe sbagliato, scusate lo stereotipo, fare di tutta l'erba un fascio. In realtà la banalizzazione non è distribuita in modo omogenea e «in molti programmi si riscontra una buona tenuta» come spiega Raffaella Setti, una delle studiose del fenomeno.

La televisione dunque è cruciale ma presto sarà necessario porre altrettanta attenzione al web, dove germoglia una nuova lingua ancora più ridotta nel vocabolario e talvolta incomprensibile per gli over 40. Altrimenti le doverose e interessanti indagini sul piccolo schermo, tra l'altro sempre più integrato coi tablet, rischiano di essere superate dai fatti. Chi conosce il significato di una delle espressioni maggiormente usate dai nostri figli smanettoni come lol? La Crusca, per fortuna già attiva in Rete, ci aiuti a dare una risposta.

Commenti

max.cerri.79

Sab, 09/03/2013 - 09:14

Vogliamo dimenticare a me mi?

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bobirons

Sab, 09/03/2013 - 11:53

Il tipico provincialismo italiano fa preferire parole ed espressioni estere a discapito della lingua italiana. Questa, primogenita del latino, padre anche di altre quattro lingue europee e parente di molte altre, ora nella bocca dei nuovi dotti, anche con laurea, forse in gingillometria applicata, lo spuntino diventa snack, il fine settimana week end la riservatezza privacy (non soltanto sulla bocca della gente ma anche in siti istituzionali) e via dicendo. Ora non si vuole avocare i nefasti di un epoca passata, il cognac sarà sempre cognac e non arzente e nemmeno acquavite di vino, ma l'infarcitura di neologismi copiati da lingue estere fa soltanto capire quanto ignoranti siano tanti italiani, anche se laureati.

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genovasempre

Sab, 09/03/2013 - 12:02

condizionali ,congiuntivi ? dialetto smaccatamente quasi ostentato?Ormai lalingua italiana è diventato un dialetto fra il romano il toscano e il napoletano

eureka

Sab, 09/03/2013 - 14:33

E' vero e la maggioranza delle fiction parlano romano - napoletano e siciliano. Belle lingue ma a volte incomprensibili. Sarebbe troppo bello sentire solo 'italiano'

alberto_his

Sab, 09/03/2013 - 14:37

Là dove fallì il fascismo, riuscì la televisione. Così disse Pasolini parlando dell'omologazione culturale e della riduzione a docili consumatori. Avendo abbandonato l'utilizzo della TV da diversi anni non posso che giovarmi della scelta. Azzeccatissimo il titolo popperiano.

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marforio

Sab, 09/03/2013 - 15:15

ho scritto nel precedente commento che il vaffanculo in tv si spreca.

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abraxasso

Sab, 09/03/2013 - 20:27

Per non parlare dei sostantivi usati come aggettivi al superlativo assoluto: lavorissimo, casissima, giardinissimo, eccetera...

Roberto Casnati

Sab, 09/03/2013 - 21:26

@obirons Sono talmente daccordo con lei che quelle righe avrei potuto scriverle io. Oltre ai "neologismi" d'origine straniera, spesso, anzi spessissimo usati a sproposito (e.g. "gossip" in Inglese è la maldicenza ch'è diversa dal pettegolezzo, senso dato alla parola nell'accezione italiota), oltre a quelli dicevo vengono introdotti orribili neologismi italiani come "la ministra", "l'avvocatessa", la "professoressa", la "vigilessa", la "soldatessa" in palese violazione d'una regola fondamentale della grammatica italiana che vuole coniugati al maschile, e solo al maschile, tutti i sostantivi indicanti una professione, soprattutto se "d'ordine superiore", in ossequio alla professione e non a chi la svolge. Le stupidissime femministe ignoranti come Livia Turco, quando sottolineano, quasi con astio, che loro sono "ministre", oltre a violare una regola fondamentale della nostra grammatica, sottolineano quelle differenze tra i sessi che loro, a parole, combattono. Che dire poi della "consecutio temporum" totalmente ignorata anche da chi dovrebbe conoscerla ed applicarla per contratto (leggasi giornalai sè dicenti giornalisti)? Che dire poi dei superlativi degli aggettivi terminanti in -ile? Facile diventa facilissimo invece del corretto facillimo, umile = umillimo e non umilissimo, e via dicendo. Non c'è però da stupirsi dell'ignoranza generalizzata ed imperante, quando si pensa che persino Di Pietro ha conseguito una laurea in legge!

leo_polemico

Sab, 09/03/2013 - 22:25

Cosa dobbiamo dire dei "giornalisti" (e anche "giornaliste") che durante i telegiornali parlano senza punteggiatura, quasi senza prendere fiato, o, addirittura, facendo "pause" quando non ci dovrebbero essere, rendendo, in questo modo, un pessimo servizio alla qualità dell'informazione. Diventa molto facile, così facendo, anzi parlando, mischiare le notizie. Se la pausa non è fatta al momento giusto è facile confondere la parte finale di una notizia con la successiva. Allo stesso modo si può confondere il nome di un inviato cui viene fatto il collegamento con quello di un qualche protagonista della vicenda si cui si dà notizia. Ma forse la spiegazione di tutto questo è ormai nota: la scuola è diventata davvero di "tutti", ma di "tutti asini".

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nuvmar

Dom, 10/03/2013 - 07:08

io, caro Gnocchi, che uso scrivere "penzare" con zeta sapendo che va con esse,mi ritengo un amatore del bel dire, naturalmente Italiano; nondimeno, benché eloquente, trovo stridente il verbo "disimparare"( più figurativo che appropriato):le cose apprese, tutte,possono pure essere messe in confusione e maleadoperate, ma, salvo traumi particoleri , non si "disimparano". Detto ciò, ritengo comunque di particolare rilievo il suo parlarne siccome, a mio avviso, è proprio questo che manca.

paolodb

Lun, 11/03/2013 - 10:25

Italiano? A me sembra che la televisione italiana parli romanesco.