Che bello morir di paura assieme ai propri figli

Alla Fiera del libro per ragazzi, la serie ispirata ai classici del terrore. Tra case infestate, stanze proibite e fantasmi

L'orrore ha meccanismi simili a quelle delle favole. Stanley Kubrick, mentre preparava Shining, il film di recente votato come il più pauroso di tutti i tempi, leggeva avidamente Il mondo incantato di Bruno Bettelheim, un saggio in cui si mostrava l'importanza delle fiabe. Da un lato il bambino si misura per la prima volta con i grandi temi della nostra cultura. Dall'altro familiarizza con i processi interiori che lo accompagneranno per tutta la vita. Venendo all'orrore, il regista spiegava così il suo fascino in una famosa intervista proprio su Shining: «Una delle cose che le storie horror possono fare è mostrarci gli archetipi dell'inconscio: possiamo vedere il Lato Oscuro senza doverci confrontare con esso».
Tra le novità della Fiera del libro per ragazzi di Bologna (da oggi al 27 marzo) l'editore Piemme presenta Il castello della paura, una collana di horror per piccoli (ma esigenti) lettori. Il che non vieta ai genitori di divertirsi. Prendiamo subito uno dei primi quattro titoli, La mano di Thuluhc di Guido Sgardoli. Il fan di Lovecraft avrà colto il riferimento al maestro di Providence. Thuluhc è infatti l'anagramma di Cthulhu, il mostro più enigmatico e spaventoso uscito dalla penna dell'autore statunitense. La trama rimanda invece a una delle situazioni-tipo del genere horror, la Casa infestata da misteriose presenze. Difficile pensare che Sgardoli non avesse in mente anche Shining, sia il romanzo di Stephen King sia la pellicola di Kubrick, dal momento che i due eroi del racconto sono due fratelli che si chiamano Barry e Lyndon. In quanto alla molesta mano fantasma, beh, chi non ha mai visto La famiglia Addams? La bravura di Sgardoli, e degli altri autori della collana, sta proprio nel giocare abilmente con i cliché, re-inventandoli per un pubblico che vuole provare un brivido senza fare un brutto sogno. Del resto non è quello che hanno fatto, senza evitare l'eventuale brutto sogno agli adulti, anzi cercando di procurarglielo, lo stesso Stephen King e la sua principale fonte di ispirazione, quella Shirley Jackson autrice dello strepitoso romanzo L'incubo di Hill House (Adelphi)?
Fitto di citazioni, e altrettanto riuscito, è La notte della vendetta di Fabrizio Silei. Si parte con una festa in maschera in un castello, che potrebbe essere la versione «adatta ai minori» de La Maschera della Morte Rossa di Poe, e si prosegue con il padre dei protagonisti troppo simile a un antico ritratto nella biblioteca: sarà forse lo spettro del Caporale Hug assetato di vendetta? Ve lo lasciamo scoprire. Senz'altro è una ottima rivisitazione, a misura di bambino, di temi classici dell'orrore, dalla reincarnazione all'eterno ritorno dell'uguale.
L'intera collana, almeno in queste prime uscite, è un distillato degli «archetipi dell'inconscio» di cui parlava Kubrick sulla scia di Bettelheim (e di Freud). Cosa ci fa dunque paura e ci attrae? Ad esempio, la Stanza proibita di Barbablù. Quale bambino resiste alla tentazione di aprire una porta che dovrebbe restare chiusa? Nessuno. Così, in Un gioco pericoloso di Anna Vivarelli, Mathieu si accorge che quel capannone delle barche ha qualcosa di troppo strano. Ma vuoi non entrare? Sarebbe un peccato. E se poi in quella costruzione ci fosse un ragazzino scalzo, dallo sguardo spiritato e dalle mani fredde come il ghiaccio? Si correrebbe il rischio di non tornare più a casa, e di scoprire vicende di un passato che sarà difficile dimenticare.
Cosa ci fa paura e al contempo ci fa ridere? Ad esempio, il dubbio che un essere animato sia veramente vivo; o all'opposto che un oggetto privo di vita sia un essere animato. Tutto ciò che induce l'impressione di processo mentale automatico o di movimento meccanico, dietro l'apparenza ordinaria, ci terrorizza, almeno secondo Sigmund Freud. Ma può farci anche ridere, e questo Charlie Chaplin lo sapeva bene, come del resto il filosofo Henri Bergson: «Le attitudini, i gesti, i movimenti del corpo umano sono risibili nelle stesse proporzioni in cui esso corpo ci fa pensare a un semplice meccanismo». Ecco perché trovare oltre la botola sul soffitto un teatrino con marionette di bambini e bambine, come capita a Susie e Pete in Girotondo del terrore di Alessandro Gatti, può essere sia divertente sia l'inizio di un'avventura raggelante.
Chi ha un bambino, ed è abituato a leggere insieme con lui, sa già che la letteratura per ragazzi è spesso curatissima e molto intelligente, anche e forse soprattutto quando esce dalla logica del prodotto da collezione (una logica a cui è sensibile esclusivamente il genitore) e si rivolge a un mercato di massa. Questa collana ne è l'ennesima conferma.