il commento 2 E ora diamo il Nobel per la Letteratura a un bravo scienziato

diNon mi stupirebbe se davvero tra i candidati per il Nobel per la Letteratura ci fosse Roberto Vecchioni, come si vocifera, insomma ci sta, tanto ormai può esserci chiunque, perfino Roberto Benigni o Marco Travaglio, divenuto l'idolo di Aldo Busi dopo Antonio Ingroia. Così ogni volta, facendo il toto-Nobel, si pensa: lo vincerà McCarthy, lo vincerà Roth, lo vincerà Pynchon, forse DeLillo, forse forse McEwan. Wallace non più, ha preferito suicidarsi da solo. Tutte ipotesi campate in aria, perché per vincere il Nobel devi esserti fatto notare per ragioni extraletterarie, devi esserti rivelato sensibile verso le donne, il terzo mondo, devi essere un pacifista, oppure un trombone cinese di regime comunista come Mo Yan. Non c'è un solo Nobel che sia un grande scrittore e basta, non c'è nessun Nobel, tra i Nobel negli ultimi decenni, che abbia davvero cambiato qualcosa nella storia della Letteratura. Ecco perché la proposta avanzata da Richard Dawkins sul New York Times, di conferire il Nobel ai grandi autori di divulgazione scientifica, mi sembra molto sensata. Spalancano più universi i libri degli scienziati che i romanzi di Mario Vargas Llosa o Herta Müller, di Elfride Jelineck o Josè Saramago. Nessun romanzo di Nobel con cui si impari qualcosa sul mondo che già non si sapesse nell'Ottocento o spesso perfino nel Medioevo. E allora perché non le opere di scienziati come Steven Pinkers, Antonio Damasio, Daniel Dennett, Jerry Coyne, Stephen Hawking, Sean Carroll, Steve Jones, Oliver Sacks (del quale appena uscito per Adelphi l'interessantissimo Allucinazioni), o anche dello stesso Dawkins? Non sono romanzieri? Neppure Dario Fo lo era. Gli scrittori da Nobel sono ormai la retroguardia del pensiero, e stracciati dagli scienziati perfino sul piano stilistico e narrativo. D'altra parte il Nobel per la letteratura, salvo sviste, è sempre stato una fregatura, Beckett neppure andò a ritirarlo. Basti pensare che mentre Proust e Joyce pubblicavano la Recherche e l'Ulisse, i Nobel venivano assegnati a gente come Jacinto Benavente, Wladyslaw Stanilaw Rwymont, Kurt Pedersen Hamsun, Karl Adolph Gjellerup, cioè boh. E perfino Grazia Deledda, secondo i tromboni del Nobel, era più importante di Joyce e Proust. Gli svedesi di Letteratura non ci hanno mai capito un cavolo, meglio le svedesi, e meglio l'Ikea, nelle cui librerie da esposizione spesso trovate Thomas Bernhard, che Italo Calvino ingenuamente propose per il Nobel.

Commenti

Alessandro Maserati

Dom, 29/09/2013 - 12:31

Sono d'accordo con Parente. Il concetto stesso di letteratura ha sempre avuto un'identita' relativa al contesto storico culturale ed e' cambiata molteplici volte portando ad una ridefinizione continua delle categorie, dei canoni e delle stesse opere. Pensiamo a Galileo, letto nel Settecento con intenzioni puramente scientifiche e successivamente invece assurto a modello letterario in prosa. E non dimentichiamo che nella storia di quella che definiamo letteratura occidentale' sono stati gli stessi gradi scrittori ha mettere in crisi, fino a negarlo, la categoria letteraria. Da Dante e Boccaccio, passando per Cervantes, De Sade, Dostoevskij, Tolstoj, Proust ecc.gl!i òscrittori hanno sempre vissuto in senso molto occlusivo la categoria di letteratura e hanno ambito ad evadere da essa scrivendo opere che fossero il piu' possibile ''totali'', in cui poter eliminare tutte le distinzioni e i vincoli estetici e rappresentativi come quelli tematici, stilistici, il dualismo finzione/realismo e lo scarto tra io biografico e io narrante.