Così Cortina si trasforma nella perla falsa delle Dolomiti

È a suo modo un racconto di due città - la città dei poveri e quella dei ricchi - quello intessuto da Antonella Boralevi nel recente I baci di una notte (Rizzoli, pagg. 255, euro 16). Nella prima si muovono due ragazze della working class: l'ingenua Santina, di origini siciliane; e Gessica, nata a Roma, così povera da non potersi permettere nemmeno una «j» nel nome. Entrambe, senza troppe complicazioni, si guadagnano da vivere nell'hinterland milanese.
Nella seconda città vive invece il barone Sigieri Costaglione, una specie di Ludwig II eterosessuale, tutto pelli di lupo e pantaloni attillati. Sigieri possiede un Edipo grande almeno quanto la sua arroganza: è infatti segretamente affascinato dalla madre Drusilla, una donna che «ha sempre freddo, tranne quando è in abito da sera». Il giovane rampollo passa le giornate discettando dei pregi dei vari modelli di SUV, o tuffandosi nella nuvola di ragazze, tutte disponibili, che gli ronzano attorno.
In teoria gli abitanti delle due città non dovrebbero incontrarsi mai: ma come resistere alla tentazione di scatenare un corto circuito, con tante scintille e rischi di folgorazione? E sia: grazie ad un colpo di fortuna (un parroco di periferia che ha fatto male i conti), Gessica e Santina ricevono due biglietti scontati per passare qualche giorno a Forno di Zoldo, sulle Dolomiti. Il secondo miracolo le catapulta a Cortina («Cortina di Vacanze di Natale a Cortina?» Brave, proprio quella lì); il terzo, complice un misunderstanding sull'orario dello skilift, le fionda nella cena privata di Capodanno (guai a chiamarla «veglione»!) di Sigieri e dei suoi amici, in uno chalet riservato a pochi intimi. Con un paio di balzi, le ragazze hanno colmato l'abisso che separa l'albergo Genzianella, dove il massimo del divertimento è soffiare nelle lingue di Menelik, dal regno delle boiseries, dei cocktails e delle Ferrari: anche se un esperto della «città alta» garantisce che «Portare la Ferrari a Cortina è proprio da stronzi».
Idillio interclassista o teatro della crudeltà? Non saremo così crudeli da svelare come andrà a finire, né se il romanzo virerà verso la commedia o verso la tragedia; ma la Boralevi è stata coraggiosa a descrivere senza mezzi termini una Cortina impresentabile, spaventosa, da basso Impero; e soprattutto a nascondere nell'ultima pagina, in filigrana, una verità che non tutti ameranno sentirsi raccontare.