Così i servi del terrore uccisero Calabresi, servitore dello Stato

Il libro di Luciano Garibaldi ricostruisce la campagna d'odio che portò all'omicidio del commissario. Senza sconti a "Lotta continua"

Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo la prefazione di Marcello Veneziani al libro Gli anni spezzati. Il Commissario. Luigi Calabresi Medaglia d'Oro (Ares, pagg. 216, euro 14,80; in libreria dal 28 dicembre) firmato dal giornalista e storico Luciano Garibaldi. Da questo volume è liberamente tratta la fiction Gli anni spezzati, in onda su Raiuno a gennaio.

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Quando ripenso ai primi anni Settanta ne ho un'immagine in bianco e nero come la tv del tempo; i maglioni dolcevita, le basette lunghe, la «500», le spranghe e le catene, i poliziotti, il Sessantotto inacidito in terrorismo, la lotta politica che degradava nella lotta armata, le stragi. Quelle immagini, lievi e cruente, si compendiano tutte nel ritratto di Luigi Calabresi, commissario e martire negli anni di piombo. Ove per piombo s'intende non solo quello delle armi, ma anche quello che scorreva sotto le rotative. E che condannò Calabresi con una fatwa che si rivelò di parola. \

Il ritratto di Luigi Calabresi è un ritratto in piedi. Un uomo che aveva il senso dello Stato, che credeva al decoro delle istituzioni e alla dignità del suo ruolo, che aveva la responsabilità di uomo d'ordine. Un'espressione antica, terribilmente démodé, le compendiava tutte: «servitore dello Stato». Così si definiva Luigi Calabresi. E chi fa una smorfia d'insofferenza per un'espressione antiquata e retorica, ripensi con rispetto che a quella definizione Calabresi restò fedele fino alla morte. Inclusa. Tutto per 270mila lire mensili, uno stipendio medio per quei tempi, che a Milano con famiglia a carico non consentiva una vita agiata. Un minimo decoro, però senza scialare. Ad aggravare il suo ritratto di uomo d'onore, vi era in Calabresi anche un fervente senso religioso. «Sono nelle mani di Dio», diceva. In un suo scritto, Calabresi criticava il degrado del senso civico e la riduzione delle aspettative di vita al successo, al sesso e al denaro. Era l'affiorare della società dei consumi; oggi dovremmo dire che Calabresi aveva visto sul nascere la barbarie del nostro tempo, opulento e disperato, che inclina verso un degrado benestante, ma privo di valori. La borghesia cinica e miscredente muoveva allora i suoi primi passi. Sarà quella borghesia «illuminata» a partorire anche i radical chic e i salotti nemici di Calabresi.

Luciano Garibaldi fu il primo giornalista che riuscì a far parlare in un'intervista su Gente la vedova di Luigi Calabresi, Gemma Capra. Trentadue anni fa. E collaborò con lei nella stesura del libro dedicato a suo marito. Garibaldi seguì negli anni la vicenda Calabresi con passione civile e rigore di cronista, ne fece una battaglia di principio e di verità storica. Anche grazie a testimonianze come la sua, a Calabresi fu data dal presidente Ciampi, con trentadue anni di ritardo, la medaglia d'oro al valor civile. Un riconoscimento postumo, assai postumo, che si insinuava come una piccola parentesi nel fiume di parole, interventi, pressioni per la grazia a Sofri e Bompressi. Nell'immaginario collettivo del Paese, i martiri erano diventati loro, non Calabresi.

La vicenda Calabresi resta una ferita profonda nella storia civile ma anche culturale del nostro Paese. Non possiamo dimenticare che si mobilitarono contro di lui, in un famigerato manifesto, i quattro quinti della cultura e dell'intellighentia italiana. Ottocento firmatari, l'intero establishment culturale, accademico, editoriale e giornalistico italiano, tuttora in auge, si schierarono contro di lui, lo squalificarono, lo delegittimarono. Non dirò che gettarono le basi per il suo assassinio, ma crearono comunque un clima di ostilità che fu alle origini di quel delitto. Non è il caso di rivangare con rancore quegli anni e quegli errori che mutarono in orrori; per carità di patria e civiltà cristiana conviene la spugna del pietoso oblìo. Non ne ricordo neanche uno, e nemmeno il giornale che li pubblicò. Ma quando si tratta di far la storia di quegli anni, bisogna pur dirla la verità, bisogna pur ricordare la mobilitazione che collegò il partito armato al partito degli intellettuali, tramite l'estremismo politico e la sinistra intellettual militante, in un girotondo nazionale da cui scappò più di un morto. In questo caso lui, Calabresi.

Garibaldi ripercorre in modo appassionato e incalzante, attento ai dettagli e alle sfumature, la vicenda Calabresi, preceduta dal caso Pinelli – che Garibaldi tratta col rispetto che merita – e dal caso Valpreda, con rimandi alla vicenda Tortora e al sequestro Sossi, per poi tuffarsi in quel tunnel misterioso delle stragi senza volto e senza mandante che restano come un macigno sulla coscienza civile e nella memoria divisa del nostro Paese. Probabilmente non capiremmo neanche la lobby trasversale in favore della scarcerazione di Bompressi e Sofri se non ricordassimo quelle ottocento firme. E se non ricordassimo la carriera folgorante di quel ceto di sessantottini arrabbiati che si raccolsero intorno a Lotta Continua. Belle intelligenze, non c'è che dire, ma all'epoca anche spietati radicali, feroci nel linguaggio e duri nei servizi d'ordine, teorici convinti che «uccidere un fascista (o un poliziotto) non è reato»; che poi si disseminarono nella tv e nel giornalismo, nella sinistra ma anche nel centro-destra, come una specie trasversale di Lobby Continua.

Non fosse altro per quell'errore collettivo di gioventù, quegli intellettuali, quei firmatari, quei lobbisti continui dovrebbero rendere omaggio a quel servitore dello Stato che pagò con la vita il fatto che aveva preso sul serio il suo compito, vorrei dire la sua missione. Non è mai troppo tardi per ammettere: sì, ci eravamo sbagliati, Calabresi era un galantuomo, un vero servitore dello Stato. Il furore di quegli anni ci ha oscurato la mente e inferocito gli animi, ma Calabresi fu uno dei pochi che lasciò a noi ragazzi degli anni Settanta la residua speranza nello Stato, nell'amor patrio, nella fedeltà alla propria missione.
Quando sento parlare oggi di fedeltà alla Costituzione, vorrei ricordare che altri, come Calabresi, scontarono sulla propria pelle la fedeltà non a una carta, ma a uno stile, a una patria, a uno Stato. Che li mandava allo sbaraglio e poi si dimenticava di loro; e ciononostante, i cavalieri come Calabresi partivano alla carica.

Del libro di Luciano Garibaldi ho viva memoria di molte sue pagine, perché sono terse e incalzanti, come si conviene a un cronista di storia e di rango come lui. Ma mi resta soprattutto un'immagine: quella del Commissario Calabresi che passando con suo figlio, ancora bambino, davanti alle scritte minacciose e infamanti contro di lui, «Calabresi assassino», ha un sussulto di tragico e grottesco ottimismo, dicendo: «meno male che lui non sa ancora leggere...». Ma dopo, quando suo figlio ha letto e capito chi era suo padre e chi erano i suoi nemici, quelli che lo volevano ammazzare, quando ha saputo leggere a rovescio quella scritta, non «Calabresi assassino» ma «assassino Calabresi», mutando un sostantivo e un'accusa infami in un verbo e in una promessa tragica, avrà ripensato a quell'uomo che lo portava per mano per le vie di Milano e si sarà detto con commosso orgoglio: sì, quello era mio padre.
Onore a Luigi Calabresi e pietà per tutti gli altri.

Commenti

INGVDI

Dom, 22/12/2013 - 10:29

Complimenti a Veneziani per questo articolo.

Ritratto di semovente

semovente

Dom, 22/12/2013 - 10:37

L'orgoglio di essere un Servitore dello Stato è pregogativa di pochi ed eletti uomini. Certo, è necessario e fondamentale che lo Stato sia effettivamente meritevole di annoverare alle proprie dipendenze persone di elevata statura morale.

Ritratto di semovente

semovente

Dom, 22/12/2013 - 11:05

Ho i miei dubbi che lo stato (sic) così come ci appare oggi meriti Servitori di elevata statura morale come quella del compianto commissario Luigi Calabresi.

Ritratto di PLUTARCO

PLUTARCO

Dom, 22/12/2013 - 12:06

Signor Marcello Veneziani, se vuole glieli faccio io i nomi di quegli 800 firmatari, galantuomini e intellettuali. Riccardo

VYGA54

Dom, 22/12/2013 - 12:15

La cronaca è piena di esempi della latitanza di uno Stato credibile, una su tutte la vicenda dei marò in India. Tutti questi uomini hanno giurato fedeltà allo Stato ma lo Stato non ha giurato fedeltà a loro....

Ritratto di kicner

kicner

Dom, 22/12/2013 - 13:18

Posto che convengo in quasi tutto quello riportato nell'articolo ritengo doveroso fare una analisi su Giuseppe Pinelli tragicamente morto come sapete e di cui è stata scritta una pagina di verità Giuridica che non mi ha mai convinto del tutto, alla stregua dei processi e delle condanne subite da Berlusconi

Ritratto di sances2

sances2

Dom, 22/12/2013 - 13:35

Ciò che mi irrita quando viene ricordata la figura di Calabresi è che molti di quei firmatari si permettono ancora oggi di pontificare su ciò che è giusto, etico e politicamente corretto, dialogano con personalità politiche e religiose e si ergono a custodi della Costituzione, sempre con il ditino alzato da maestri di vita. Se avessero avuto un minimo di dignità, appurato il grave errore sia pure di gioventù in cui sono incorsi con il commissario, si sarebbero dovuti ritirare in un mesto silenzio, lontano dalle ribalte mediatiche. Rari sono gli Uomini; siamo circondati da mezzi figuri.

Gadget Kitsch

Dom, 22/12/2013 - 13:47

Onore al Comissario Calabresi e un grazie a Veneziani per la bellissima prefazione di un libro che mi riprometto di leggere al piu' presto.

Totonno58

Dom, 22/12/2013 - 15:07

Onore a lui e non dimentichiamo Pinelli...erano addirittura amici nella loro incolmabile diversità...le loro tragiche scomparse hanno avuto vergognose coperture e grande è stato il gesto di Napolitano di far incontrare le due vedove...

Ritratto di robertoguli

robertoguli

Dom, 22/12/2013 - 15:17

Bravo Veneziani! Leggerò il libro di Garibaldi. Distinti saluti. Roby

beale

Dom, 22/12/2013 - 15:30

Chiederei ad esempio al nobel Fo a) se ricorda di aver firmato quel manifesto; b) se oggi riconosce di aver fatto una cazzata. Annotazione: molti degli 800 firmatari hanno ancora posti rilievo; che il casino attuale sia una conseguenza?

Pegaso2014

Dom, 22/12/2013 - 16:07

Televisione e cinema hanno sempre rappresentato la storia dal punto di quella "meglio gioventu'" che voleva cambiare il mondo per il "meglio" facendo la rivoluzione. Finalmente, da questo libro una serie tv con un altro punto di vista: quello di uomini come Calabresi, Coco, Sossi, i colletti bianchi della Fiat, tutti eroi borghesi che fecero in un clima di odio, soli contro il piombo ed in silenzio, la scelta "giusta".

honhil

Dom, 22/12/2013 - 16:19

“Ottocento firmatari, l'intero establishment culturale, accademico, editoriale e giornalistico italiano, tuttora in auge, si schierarono contro di lui, lo squalificarono, lo delegittimarono.” I nomi di questa gente, più che essere consegnati all’oblio, andrebbero ricordati tre volte al giorno, perché la loro scelleratezza, inconsapevole soltanto per pochi , è stato il brodo culturale che ha dato vita e fatto proliferare il virus del terrorismo. E, cosa ancora più grave, la quasi totalità dei viventi continua ancora a spargere il seme della discordia. Senza di loro la storia dell’Italia e degli italiani sarebbe stata più serena.

mariolino50

Dom, 22/12/2013 - 16:34

Una mia amica abbastanza di destra, che abitava accanto alla questura di Milano, mi ha sempre raccontato che di notte a volte si sentivano strane urla, chissà perchè, gli ingenui che credono agli interrogatori in quanti bianchi dovrebbero assaggiarli, come chi crede che Pinelli sia scivolato dalla finestra, riguardatevi Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, più vero della realtà. Pensando poi che nelle stragi è quasi certo lo zampino dei "servizi" è quasi buffa, se non ci fossero i morti di mezzo, vedo più vittima Ambrosoli.

Silvio B Parodi

Dom, 22/12/2013 - 16:41

Marcello Veneziani BRAVISSIMO!

Ritratto di EdyLampadina

EdyLampadina

Dom, 22/12/2013 - 16:41

Un' uomo tutto d'un pezzo servitore dello stato, stato che lancia la pietra e nasconde la mano. Sacrificio inutile per un paese inutile. A conferma di ciò senza andare troppo lontano mi è bastata la visione di un' intervista fatta a suo figlio tempo fa. I figli spesso sono dei senza palle subito proni a chi ha loro fatto del male! Oltre a Calabresi, vedi Tortora, Craxi ed altri meno importanti. Questo paese, imploderà nella sua inconsistenza morale.

Totonno58

Dom, 22/12/2013 - 17:05

mariolino50..io sono abbastanza di sinistra ma penso che Calbresi fosse tutt'altro che il commissario d polizia un po' fanatico, un po' da commedia all'italiana...il fatto che pochi giorni prima della strage si scambiato il regalo di Natale con Pinelli (trattasi di libri, erano due persone colte, curiose delle rispettive culture)lo dimostra...nessuno crede che Pinelli sia scivolato dalla finestra ma nessuno mi toglierà dalla testa che Calabresi sia stato ucciso perchè fu isolato due volte...a)dall'odio ideologico che Lotta Continua aveva riversato su di lui-b)per coprire delle verità a cui stava arrivando da solo riguardo Piazza Fontana...

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 22/12/2013 - 17:37

L'Italia si salva per qualche isolato 'martire' che alimenta l'epica e permette ai 'traditori' di procacciarsi la riverita fama e ai 'lavativi' di sopravvivere nel grigiore che gli è proprio!

Ritratto di wilfredoc47

wilfredoc47

Dom, 22/12/2013 - 18:17

@BEALE: ci può giurare! Oltretutto loro, gli ottocento sepolcri imbiancati, diranno che la firma è un falso prodotto dai "servizi". Ho appena riletto l'elenco: ho rivomitato. Saluti

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Dom, 22/12/2013 - 18:49

Io credo che ci sia stata una precisa regìa politica di sinistra per sobillare il tranquillo vivere della società italiana, iniziando da Milano, dove io ho 'respirato' il fenomeno in quel di Brera, dove abitavo dal 62 al 65. Erano quelli, anni dorati, del boom. Ma, dietro 'il sipario', per precisi calcoli fatti a tavolino, si tramava per rimuovere una inamovibile democrazia cristiana. Purtroppo, ci hanno rimesso le penne in tantissimi, da una parte e dall'altra. E, in quest'era di forconi, e di bracci ad ombrello, ci rendiamo conto che il fallimento irreversibile del nostro Paese è sempre da addebitare ai caporioni di sinistra, col culo incollato al Quirinale, alla Consulta. Ma oggi i morti sul campo non sono più un commissario di polizia e dintorni, ma milioni di famiglie ridotte alla fame, oltre allo sterminio iniziato con Cagliari, Gardini, ed i tantissimi industriali che si stanno suicidando(Loro Piana, ultimo). Credo si debba portare l'asse della Storia nella giusta posizione. Finchè ci sarà la Sinistra, non ci sarà mai pace in Italia. -riproduzione riservata- 18,49 - 22.12.2013

Ritratto di dalton.russel

dalton.russel

Dom, 22/12/2013 - 20:05

Uno su tutti: Eugenio Scalfari. Ne restano 799 e, tolti quelli passati a miglior vita, sono loro a portare il marchio d'infamia. Ma questi, non sanno neppure cos'è l'onore. - Dalton Russell -

beale

Dom, 22/12/2013 - 22:35

Avete capito da chi furono sconfitte le BR? Dal popolo italiano! Gli 800 cazzoni che avevano firmato il manifesto credevano nella loro vittoria e si riposizionavano,Più che il grande vecchio bisognava volgere lo sguardo ai rincoglioniti che popolavano il mondo degli intellettuali italiani ancora adesso attaccati alla mammella statale.Ah, se Sofri parlasse!!!

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Lun, 23/12/2013 - 02:02

QUALCUNO SA DIRMI COME RECUPERARE IL TESTO DEL DOCUMENTO FIRMATO DAGLI 800 "ESPONENTI DELLA CULTURA"? Qualche tempo fa l'avevo trovato ma ora sembra sparito. GRAZIE INFINITE.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Lun, 23/12/2013 - 03:46

I nomi dei firmatari sono reperibili alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_aperta_a_L%27Espresso_sul_caso_Pinelli, che consiglio di consultare. Si resterà conquistati dal FASCINO IRRESTRISTIBILE DEI RIVOLUZIONARI DA SALOTTO. Eccone alcuni fra i più illustri rappresentanti, alcuni già passati a miglior vita, che Dio li perdoni: Giorgio Amendola, Giulio Carlo Argan, Gae Aulenti, Giorgio Benvenuto, Norberto Bobbio, Camilla Cederna, Lucio Coletti, Furio Colombo, Lilian Cavani, Umberto Eco, Federico Fellini, Dario Fo, Natalia Ginzburg, Ugo Gregoretti, Renato Guttuso, Margherita Hack, Carli Lizzani, Riccardo Lombardi, Nanni Loi, Dacia Maraini, Pasolo Mieli, Alberto Moravia, Toni Negri, Giancarlo Pajetta, Pierpaolo Pasolini, Paola Pitagora, Fernanda Pivano, Gillo Pontecorvo, Paolo Portoghesi, Folco Quilici, Franca Rame, Carlo Ripa di Meana, Carlo Rognoni, Carlo Rossella, Eugenio Scalfari, Enzo Siciliano, Paolo Spriano, Massimo Teodori, Umberto Terracini, Lucio Villari, Bruno Zevi.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 23/12/2013 - 10:09

ERRATA CORRIGE - Ho scritto come suicida, erroneamente, -Loro Piana-, invece di GIACOMO MIRABILIA, 47 anni, direttore marketing di Trony.

jakc67

Gio, 26/12/2013 - 19:36

plutarco#### ci risparmi lo strazio... alcuni di questi nomi (troppi a parer mio) li sentiamo nominare e pure da qualche cog,,,ne osannare quotidianamente al punto che ormai "intellattuale" è considerata una tra le peggiori offese da offrire a chiunque...