Dio, patria e famiglia se ne sono andati Ma solo per risorgere

Dietro ai valori in declino ci sono le eterne domande su destino, origine e comunità che danno significato alla vita e al pensiero 

Perché ho scritto un libro dedicato a Dio, patria e famiglia dopo il loro declino, proprio oggi che l'unico Valore Assoluto sembra che sia la Costituzione? L'impresa più difficile è parlare delle cose più semplici, è arduo sfondare il muro dell'ovvio. Due pregiudizi vietano di pensarvi: uno, vecchio, che ne decretava la cieca osservanza e un altro, nuovo, che li rifiuta a priori. Ho voluto ripensare nell'età dei diritti alle tre fonti principali dei nostri doveri. Ho voluto ripensare al passato, al futuro e al trascendente in un tempo votato al solo presente. E ho voluto ripensare nel tempo della labilità alla gioia delle cose durevoli. Non ho voluto scrivere un manifesto politico né un libro elogiativo, in lode o in morte di questi tre principi fondativi. È un testo metapolitico, che precede o supera l'agire politico ed è compreso fra due estremi: biologia e metafisica, anima e corpo. Non ho nascosto la nostalgia per quei tre principi e la tenerezza del loro crepuscolo, ma ho distinto il piano affettivo dal piano civile e culturale su cui ragionare. A volte i due piani s'incontrano, s'intrecciano, ma l'uno resta tra le pareti domestiche e spirituali dell'intimità e dell'interiorità, anche se non si vergogna di palesarsi; e l'altro cerca la strada del pensiero nel mondo. Ho tentato di ripartire dall'abc, dai principi elementari che fondano ogni civiltà e il nostro stare al mondo. Sul piano personale ho voluto affrontare i luoghi dove ho collezionato le maggiori sconfitte: lo smarrirsi del senso di Dio e l'oscurarsi della fede praticata; l'imprecazione verso la patria e il vederla ogni giorno deperire; lo sgretolarsi della famiglia, la sua perdita per morte o rinuncia. Dentro quel declino ci siamo pure noi. Ma tutto questo è meno importante rispetto alla ragione principale che mi ha spinto a scrivere questo libro. Vorrei sottoporvela, tentando per la prima volta di esplicitarla in estrema sintesi. È una ragione di pensiero, oltre che esistenziale, ma fuori da ogni linguaggio accademico. Mi sforzerò di essere il più possibile franco, diretto, essenziale. Scrivo per avvicinarmi alla verità, se mai ci riesco, non per compiacere o per rivolgermi alla setta degli intellettuali (che liquida il libro a priori, col silenzio, senza affrontarlo. Ma quando sei preso dall'urgenza di un pensiero, non badi a queste miserie e comunque non ne fai una malattia. Pazienza, procediamo).
Cosa resta di quei principi di vita dopo il loro declino? Facile rispondere che non resta più niente, più facile rispondere che resta il mondo, restiamo noi, liberi e soli, resta la vita. Ma di Dio patria e famiglia resta la molla che ci spinse a pensarli, a crederli, a volerli. Qualcosa infatti originò quel triplice principio, qualcosa che precede la loro affermazione o la loro imposizione. Qualcosa che è dentro di noi, come un dispositivo innato, un sentimento che si costituisce in pensiero. Lasciamo stare i valori, non ci sono in natura o nella vita, neanche nella vita della mente. Su che cosa possiamo fondare la vita e il nostro essere al mondo venendo meno «i valori»? Sul pensiero, solo sul pensiero. Il pensiero è il principio attivo della realtà, il fluido d'energia che passa attraverso la nostra vita, tramite la mente e poi si sperde nel cosmo, forse ramificandosi e magari fruttando. Il pensiero conosce e modifica il mondo, conoscendo e modificando noi stessi e la nostra percezione di stare al mondo. Da dove nasce il pensiero che ci fa stare al mondo? Dallo stupore di nascere e dall'angoscia di morire, ossia la sorpresa di venire al mondo e di esserci, e la certezza di uscire dal mondo e di svanire. Osservando ai due estremi della nascita e della morte, scrutando la realtà ai suoi confini, sorge il pensiero.
Qual è il pensiero che ci fa stare al mondo? Circondato dal nulla c'è un pensiero che si spande sopra di noi, dentro di noi, intorno a noi. È il pensiero del destino, dell'origine, della comunità. Il pensiero che compendia altezza, profondità e latitudine della nostra vita; il pensiero che abbraccia il futuro, il passato e il presente e raccoglie il senso compiuto della vita sull'orlo del suo perdersi. Il destino va oltre il futuro, l'origine va oltre il passato, la comunità va oltre il presente. Insieme disegnano la condizione umana.
Il senso del destino proietta l'esistenza in un disegno intelligente, anche se poco comprensibile, ed è la paternità della nostra vita che guida la sua traiettoria e la orienta. Il senso dell'origine annoda il vivere a un grembo di provenienza, che è la maternità del nostro venire al mondo, il luogo più vero dell'accoglienza. Il senso della comunità connette la nostra vita a quella di chi è consorte, a partire da chi è più affine, più caro e vicino, ed è il vincolo fraterno e filiale della vita.
Il pensiero del destino coglie la nudità autentica del senso del divino, dove sorge il sacro la religione il trascendente. Il pensiero dell'origine coglie la nudità autentica della nostra fonte, denominata patria matrice radice. Il senso della comunità coglie la nudità autentica dei nostri legami, denominati famiglia, appartenenza, condivisione non occasionale né provvisoria.
È tutto quel che resta dopo che è finito tutto - Dio, patria, famiglia, e l'io con loro. Destino, origine, comunità: è questo il pensiero doc, anzi d.o.c., il doc.umento del nostro essere al mondo. L'essenza del pensiero doc, sbucciato da ogni involucro storico, teorico e retorico, è nel connettersi; il pensiero religioso, originario e comunitario sorge collegandosi. Quel pensiero essenziale genera amore - a partire dall'amor fati, che è accettazione della vita, del mondo, della realtà - e suscita il ritorno, come un passato che chiama al futuro, si rigenera evocando la nascita. Amore per l'invisibile e per il visibile, per il presente e per l'assente, o non più presente o non ancora presente.
Questo è il pensiero vivente che anima il nostro essere al mondo e attiva il nostro esistere nel tempo, lasciando traccia oltre la morte. A quel pensiero sorgivo affidiamo tutto, noi stessi e oltre. In quel chiarore è tutto il nostro pensiero, che illumina la notte e ordina il caos, per quel che è possibile.
Su queste basi, il libro in questione è il racconto vivente di questo pensiero e del senso di Dio, della patria e della famiglia nella vita nostra e nella storia civile. C'è chi l'ha vituperato a priori e chi ha recensito solo il suo titolo. C'è chi non sa andare oltre gli anatemi e gli slogan, e vive e muore di pregiudizi. Quel libro non consola e non demolisce; cerca la verità o almeno l'odore che lascia al suo passaggio e che chiamiamo autenticità. Odore che per molti è insopportabile.

Commenti
Ritratto di stock47

stock47

Lun, 17/12/2012 - 12:44

Non proverò minimamente a mettermi sul piano filosofico scelto da Veneziani ma a semplici considerazioni pratiche. Lo scopo dell’uomo, così come di tutte le cose esistenti nell’Universo, è quello di esistere e permanere in esistenza, sia nella singola vita individuale che nella lunga catena di progenie che ci lega ai nostri avi e ai nostri successori. Tralasciando questa parte, difficilmente presa in considerazione dal singolo individuo come motivo portate della sua esistenza, rimane la necessità della propria sopravvivenza personale. Viviamo entro un Universo ostile, in cui la sopravvivenza è determinata dall’accaparrarsi del necessario che ci bisogna e non darlo ad altri che possono solo che togliercelo. Di conseguenza occorre difenderci dalle prevaricazioni altrui ma, individualmente, un uomo non può molto, ha bisogno di altri di cui possa fidarsi e con cui convivere e difendersi . Il primo nucleo di forza e di sicurezza, verso un mondo ostile e mutevole, è indubbiamente la sua famiglia ma essa ha dei limiti di forza e capacità. Diventa necessario, giocoforza, unirsi con altre famiglie vicine e affidabili in base al luogo di nascita, alla lingua, cultura e religione. Ed è così che sorgono le nazioni, Patria, Famiglia e Dio. Il concetto attuale è che esistono beni capaci di soddisfare tutti, quindi non bisogniamo più di tutto ciò. E’ il consumismo che ha creato la distruzione apparente di quei tre capisaldi di sempre. Esso ha portato anche all’erronea convinzione di fratellanza universale che ci fa interscambiabili. In realtà è il possesso di denaro che, nell’epoca attuale, è divenuto il vero e unico confine tra chi ha diritto a sopravvivere e chi deve rimanere emarginato, ai limiti della sopravvivenza. I beni esistenti in natura non sono infiniti ma limitati, è una legge economica ben conosciuta, lo stesso denaro ne dimostra, da solo, la validità. Di conseguenza molti sono convinti che il confine non sia più la Patria, la Famiglia e Dio ma il denaro e la capacità di potere consumare liberamente, fra tutti coloro che nel Mondo ne hanno il possesso e che vengono a formare una nuova comunità distinta da tutte le nazioni e Patrie. In pratica, invece del proletariato internazionale unito, abbiamo avuto il capitalismo internazionale unito che gioca sulla pelle delle nazioni e delle Patrie. E’ un sistema che non può durare in eterno ed è, inoltre, facilmente attaccabile da nazioni che sono profondamente convinte della loro specificità e identità, come l’islam. Saranno loro a far crollare questa falsa sicumera e tradimento della Patria, Famiglia e Dio attuata dagli accumulatori di denaro. L’unico problema è che rischiamo di fare tutti una brutta fine, nell’oscurantismo generalizzato e nella inevitabile diminuzione di popolazione mondiale complessiva, per potere continuare a rispettare la legge di sopravvivenza.

lunisolare

Lun, 17/12/2012 - 17:29

Il pensiero ha dei confini interiori che la cultura erge a difesa dei suoi valori o disvalori, dipende da noi andare oltre le consuetudini, le idee stereotipate, quelle preconfezionate che troviamo quando veniamo al mondo o quelle che s'impongono perché danno l'illusione di una nuova e completa libertà di e da. I tre concetti che tu consideri al declino sono il frutto di una cultura suicida che si sta auto fagocitando, permeata di auto distruttività che non riesce ad esprimere una visione coerente della vita ma cerca di adattare esigenze particolaristiche nell'insieme generale, non considerando la contraddizione che crea, le conflittualità esasperate che incidono nella vita delle persone. Il concetto secolare di famiglia realizzava quello allargato della patria che basava i suoi valori etici su assunti religiosi che si riflettevano in una visione trascendentale della realtà dove l'uomo partecipava all'essenza di Dio semplicemente esistendo e temendo il creatore. La vera rivoluzione è una rinnovata attenzione a questi valori, una ritrovata solidarietà, una dimensione umana scevra da avidità cieca che è stata il viatico di una catastrofe morale ed economica senza precedenti.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 17/12/2012 - 19:29

Sia "Dio, Patria e Famiglia" che "Destino, Origine e Comunità" sono, come si capisce dal Suo intervento, Dr. Veneziani, concetti analoghi. Dalla famiglia è l'origine dei nostri valori, così come Dio è il nostro punto d'arrivo, il nostro destino mentre la patria è il nostro rapporto con la comunità. Due concetti, in un certo senso "statici" come origine e destino e uno "dinamico", la comunità. In questo movimento, in questo "procedere" dall'uno all'altro sta, evidentemente, la "proposta di vita" di ogni persona che voglia dare un contributo alla società. La famiglia è la nostra provenienza, Dio è dove vogliamo portare gli altri; in mezzo è la nostra storia.