E dopo la Biennale il Vaticano entra al Salone del Libro (forse col Papa)

La Chiesa, attraverso l'ordine dei benedettini custode della tradizione scritta nel mondo occidentale, approda per la prima volta al mondo a un Salone del Libro, quello di Torino. La Città del Vaticano sarà il Paese Ospite d'onore nell'edizione 2014 e l'evento potrebbe culminare con la visita di Papa Francesco in città. L'annuncio è stato dato ieri dal segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, durante una visita privata al Museo Egizio. Ma tra Salone e Vaticano da tempo erano in corso trattative, come ha rivelato il presidente della Fondazione del Libro, Rolando Picchioni. Grande soddisfazione, ovviamente, da parte del governatore del Piemonte, Roberto Cota, e dal sindaco di Torino, Piero Fassino. Raggiante l'assessore alla Cultura della regione Piemonte (l'ente main sponsor), Michele Coppola: «Obiettivo raggiunto, il Salone del Libro di Torino è una kermesse mondiale».
Per la Chiesa si tratta di una prima assoluta, all'insegna della nuova linea di comunicazione esterna avviata con il Padiglione Vaticano alla Biennale di Venezia. E il cardinal Bertone non ha escluso una visita a Torino di Papa Francesco, che ha radici astigiane: «Non ne abbiamo parlato specificamente, ma viste le sue origini penso che la si possa ben prevedere». Il presidente del Salone, Rolando Picchioni, ha sottolineato il «grande lavoro diplomatico» che è stato necessario per arrivare al grande risultato. «C'è voluto oltre un anno di trattative, culminate ieri con la telefonata positiva del cardinale Ravasi. La Santa Sede non è mai stata presente in nessun altro Salone del Libro del mondo».
«La partecipazione della Santa Sede al Salone del Libro di Torino sarà un'occasione per mostrare la ricchezza e la complessità del tema religioso - ha dichiarato il cardinale Gianfranco Ravasi, capodelegazione designato per Torino -. Penso a un dialogo tra due grandi scrittori, uno credente e uno non credente, attorno a un tema fondamentale, un tema “ultimo”, in modo da far scaturire e mettere a confronto due letture diverse. Una sorta di emblema del dialogo, una riflessione profonda aliena da formalità e superficialità. Questa potrebbe essere l'apertura, seguita da una serie di altri appuntamenti».
La Santa Sede è già al lavoro, come ha spiegato don Giuseppe Costa, delegato operativo della partecipazione al Salone del Libro, e direttore della Libreria editrice vaticana: «Dobbiamo accelerare, visto che eravamo in pista per l'edizione del 2015, poi le autorità piemontesi hanno deciso di anticipare, per evitare la concomitanza con altri eventi, come l'Expo e il bicentenario di don Bosco. Stiamo lavorando per presentare al Salone la produzione culturale complessiva della Santa Sede, quindi non solo libri, ma anche papiri, cinquecentine, fino a prodotti digitali più vicini alla sensibilità di un pubblico giovane».