Ed ecco l'opera-mondo generata (e increata) da quel folle di Moresco

Mille pagine, una non-storia, morti che tornano in vita per ri-morire È il romanzo monstrum dello scrittore più incompreso che abbiamo

«Sono nato il 30 ottobre 1947, all'imbrunire, brandello di carne rigettato con furia da un altro corpo, concepito nove mesi prima da un soldato reduce dalla più grande guerra mai combattuta su questa pianeta e da sei anni di campo di concentramento, e da una domestica non più giovane, sventrata al momento del parto dalla mia grossa testa infelice. Sono morto il 30 ottobre 2010, nel cuore della notte, investito da una macchina mentre camminavo per strada succhiando un tronchetto di liquirizia e fantasticavo». A questo strepitoso incipit, uno dei più belli della letteratura in assoluto, segue la storia del morto che parla. Mille pagine dal mondo dei non vivi, sulla morte che viene prima della vita che viene dopo la morte che viene prima della vita, sulla vita dentro la morte e la morte dentro la vita e via così di morto in morto, di morto che risorge in vivo che risorge morendo. Sto parlando dell'ultimo romanzo di Antonio Moresco, intitolato Gli increati (Mondadori, pagg. 1014, euro 30), annunciato da tempo. È un capolavoro, è una rottura di palle infinita?

Alcune cose che bisogna sapere. Moresco è un genio, uno scrittore di una potenza visionaria unica credo in tutto l'Occidente, e va reso omaggio alla Mondadori di averlo capito e pubblicato fino in fondo, eroicamente, fino al limite di quest'opera estrema, ultima, terminale, che chiude un ciclo iniziato con Gli esord i e proseguito con Canti del caos , insieme un'unica vastissima opera di tremila e passa pagine. Per cui tornano, qui, personaggi già incontrati nei romanzi precedenti, rimessi in pista per essere riscritti da morti e da vivi e da mezzi e mezzi. A leggerlo ti sfinisce, ti esaspera, ti martella il cervello con questa nenia dei vivi e dei morti finché non muori davvero, e tuttavia nel bene e nel male gli stai dietro, rotoli nei suoi abissi, dove perfino il tempo è «allagato».

Quella di Moresco è un'impresa ardua, titanica, totalmente a perdere e destinata a restare non compresa, vincente perché progettualmente sconfitta in partenza. Nessuno, come Moresco, riesce a coagulare visioni inverosimili, pazzesche, a forzarne i limiti narrativi per rappresentare qualcosa dell'umano che non si capisce bene cos'è ma che lui tenta di definire e sfondare e lacerare a ogni pagina, e ce ne sono di letterariamente meravigliose. Se non avesse portato a termine quest'ultimo lavoro sarebbe morto senza aver raggiunto il suo scopo. Secondo una definizione che dà lo stesso Moresco nel romanzo stesso, voleva scrivere «un'opera che affiorasse attraverso un'espansione romanzesca, un magnete. Avevo in mente qualcosa che entrasse dentro, profondamente, completamente, in modo proporzionale, con abbandono totale, nel continente della morte».

In realtà della morte non vi dice niente, non di quella vera, anche se lui forse crede di sì, perché in fondo è pazzo, uno splendido pazzo, ma né più né meno di altri pazzi mistici e senza il talento unico di Moresco. Lo si legge per ipnosi, per esasperazione, perché non ci si riesce a fermare, per autotortura, per godere e soffrire insieme a lui di quel suo modo di dilatare universi di fantasia. Si potrebbe definire un fantasy monster capolavoro, dopo la Bibbia e la Divina Commedia, se Moresco non puntasse a altro, trascinato dalla sua visione salvifica, se non pretendesse di esprimere una verità rivelata che solo lui conosce. Ma d'altra parte ogni testo religioso ha questa pretesa altrettanto ingenua, primitiva, infantile, dogmatica, non ho mai capito perché non lo abbiano ancora invitato in Vaticano per rendergli onore, fa perfino le marce della pace di centinaia di chilometri con i suoi apostoli per ricucire l'Italia, neppure papa Francesco arriva a tanto.

Infine, cosa significa che la vita è spaccata in due e la morte è spaccata in due, che tutto il mondo è spaccato in due? Che ogni cosa è spaccata in due? Si capisce arrivando all'ultimo capitolo? Mica tanto. Però è bello come ve lo spiega, qualsiasi cosa sia. Per carità, i genitali della pazienza dopo mille pagine di morti e di vivi un po' li spacca, voglio vedere la faccia di Fabio Fazio quando lo presenterà nelle vesti di chierichetto, le occhiaie sopra il sorrisino felice di esistere. E nel frattempo mi sono dimenticato perfino cosa succede ai morti quando muoiono, se tornano vivi o se muoiono di una nuova morte, ma non importa. Leggetelo e zitti, ne vale in ogni caso la pena. C'est Moresco. Al massimo crocifiggetelo, non credo gli dispiaccia.