Ezra Pound, «corrispondenze» dal lago di Como

Quello tra Ezra Pound e l'Italia fu un legame solido e duraturo; l'amore per il nostro Paese data dal suo primo viaggio in Europa, nel 1898. Com'è noto, Pound si trasferì a Rapallo negli anni Venti, e, dopo l'internamento nel manicomio criminale di St Elizabeths', visse a lungo a Venezia, dove è sepolto. Nei Cantos è immortalata la Rimini malatestiana, è celebrata Verona, ricordata Milano, elogiata Pisa. M all'elenco delle città italiane «poundiane» ne mancava una, Como, che è l'oggetto del libro Un poeta americano sul Lago di Como di Maurizio Pasquero (Agorà&Co., pagg. 160, euro 15). Sul Lario, Pound ci venne spesso, per visitare Bellagio oppure per soggiornare da amici a Blevio; proprio dal lago, dalla stazione radio della RSI di Fino Mornasco, vennero trasmessi gli ultimi discorsi di Pound, che gli costeranno l'accusa di alto tradimento e la detenzione in ospedale psichiatrico.

Ma il lavoro di Pasquero si occupa d'altro: ossia la fruttuosa collaborazione, durata il biennio 1937-1938, di Pound con una rivista molto raffinata, il Broletto , diretta dal gallerista-collezionista Carlo Peroni. Pound iniziò a collaborare al terzo anno di vita del mensile, nel '37, e divenne un potente catalizzatore di energie: chiamò a collaborare l'Ammiraglio degli Uberti, Lina Caico, John Drummond e il giovane Carlo Izzo, che diventerà anglista di fama. Nei pezzi scritti nel biennio della collaborazione l'autore dei Cantos ingaggia battaglia contro «i pervertiti e i pacifisti falsi», gli squali che sfruttano le guerre per arricchirsi e gli ipocriti che danno all'estero una immagine adulterata del fascismo italiano. Lontano dalla propaganda politica e alieno dalle consorterie di ogni tipo, Pound pagherà a caro prezzo la sua indipendenza. Tra le tante testimonianze qui raccolte, brilla una lettera della siciliana Lina Caico, antifascista e amica del Poeta; saputo del suo arresto, gli scrisse, il 29 giugno 1945: «Mi dicono che siete stato arrestato per aver parlato bene del fascismo nei vostri scritti. Ma in una libera democrazia questo non è accusa, voi potete pensare e dire quello che volete, purché non dite menzogne, non ingiuriate, non calunniate (...) Fare il processo alle idee è quel che faceva il fascismo, è un resto di quella mentalità».