Fascismo e comunismo: i figli (degeneri) della guerra

Il Primo conflitto mondiale con i suoi lutti diede vita a due movimenti opposti. Uno voleva il paradiso in terra e scimmiottava le religioni, l'altro militarizzò la società per volontà di potenza

La prima guerra mondiale ebbe due figli, uno rosso come il sangue che versò la rivoluzione, l'altro nero come i lutti che causò la guerra: il comunismo e il fascismo. Il primo preesisteva come idea e come movimento. Il secondo aveva fra i precursori il nazionalismo e l'interventismo. Ambedue venivano dal socialismo ma divennero realtà, partito unico e regime sotto i colpi della guerra.

Al di là di quel che oggi si dice, a Mussolini gli italiani credettero davvero e non smisero di credere nemmeno nel pieno della seconda guerra mondiale, come documentano Mario Avagliano e Marco Palmieri in Vincere e vinceremo! (Il Mulino, pagg. 376, euro 25). Come testimoniano le lettere dal fronte pubblicate dai due storici, il consenso popolare all'entrata in guerra e anche oltre, fu sincero, «vasto e diffuso» e la partecipazione al regime e all'impresa bellica fu «attiva ed entusiasta». E ben superiore rispetto alla prima guerra mondiale. Per la verità anche Stalin ebbe consenso popolare nel mondo, che in Russia si cementò in chiave patriottica nella seconda guerra mondiale; ma i russi, a differenza degli italiani sotto il fascismo, vivevano sotto il terrore e le sue vittime furono milioni.

Ma proviamo a leggere sotto un'altra luce la parabola del comunismo e del fascismo. Una lettura transpolitica, oltre la storia e il Novecento. Il comunismo fu il tentativo fallito di estendere l'ordine religioso alla società e il fascismo fu il tentativo tragico di estendere l'ordine militare alla nazione. Il primo infatti s'imperniò sulla rinuncia all'individualità, sulla comunanza di ogni bene, sulla comune catechesi ideologica e sull'attesa del paradiso, nonché sulla legge egualitaria, degna di un convento, «ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni». Ma passando da una comunità eletta di frati - che scelgono quel tipo di vita e rinunciano ai beni terreni - all'intera società costretta a osservare quelle norme, il paradiso trasloca in terra e diventa inferno. Gli angeli e i diavoli vengono storicizzati e identificati rispettivamente nella classe operaia e nei padroni, coi loro servi; l'eterno si risolve nel futuro, e dal processo spirituale al processo economico-materiale la scelta totale si fa servitù totalitaria, il convento si fa soviet e poi lager, la comunità si fa Partito e poi Stato, soffocando nel sangue chi si oppone o solo dissente. È nel passaggio dalla comunità al comunismo che la libera rinuncia ai beni terreni e individuali di un ordine conventuale si fa costrizione, tirannia ed espropriazione. La comunione dei beni su base volontaria è una grande conquista, il comunismo egualitario per obbligo di Stato è una terribile condanna.

Nel fascismo avviene un processo analogo: i codici, i linguaggi, le divise, i valori eroici attinenti a un ordine militare vengono estesi all'intera nazione, la milizia si trasforma in mobilitazione di massa. La società viene organizzata come un immenso esercito, in ogni ordine e grado, e relativa gerarchia, e viene resa coesa dall'amor patrio e dalla percezione del nemico. I valori di un ordine militare, come credere obbedire e combattere, vengono estesi all'intera nazione. L'impianto del fascismo è tendenzialmente autoritario, perché attiene all'agire e alla milizia, quello del comunismo è tendenzialmente totalitario perché pervade ogni sfera, incluso il credere e il pensare. La guerra come proiezione verso l'esterno e la militarizzazione come orizzonte interno rende il fascismo un regime in assetto di guerra, animato da volontà di potenza e da una fede assoluta nei confini, trasferita anche nei rapporti umani. L'ordine militare come scelta volontaria attiene a un'aristocrazia, ma nel fascismo viene nazionalizzato, si fa Stato-Popolo, coscrizione obbligatoria di massa, inclusi donne e bambini.

Il comunismo è la degradazione di un ordine religioso imposto a un'intera società e il fascismo è l'imposizione di un ordine militare a un'intera nazione. Entrambi sono risposte sacrali, idealiste e comunitarie alla società secolarizzata, utilitaristica e individualista: il carattere sacrale del comunismo è sostitutivo della religione, condannata dall'ateismo di Stato; il carattere sacrale del fascismo è integrativo della religione, come una religione epica e pagana della patria in cui sono ammessi più déi e ciascuno domina nel suo regno, storico o celeste.

L'archetipo del comunismo è di tipo escatologico, l'archetipo del fascismo è di tipo eroico. La redenzione promessa dal comunismo avviene tramite la rivoluzione dei rapporti di classe. La vittoria promessa dal fascismo avviene tramite le armi. Infatti il fascismo, nato da una guerra, muore in guerra, sconfitto sul campo di battaglia. Invece il comunismo, nato da una rivoluzione, fallisce proprio sul terreno economico, sconfitto sul piano del progresso e dell'emancipazione. Mussolini sta al socialismo come Napoleone sta alla Rivoluzione francese: è il loro antefatto. Se il prototipo ideale del comunismo è la rivoluzione francese, il modello storico del fascismo è il bonapartismo, che su un'impresa militare fonda un nuovo ordine civile. Napoleone da giacobino diventa generale e poi imperatore; il Duce, ex-socialista, segue una parabola affine. Fascismo e comunismo sovietico nascono ambedue dal collasso dell'Ordine preesistente, imperniato sugli Imperi Centrali. La caduta dell'Impero zarista per la rivoluzione russa, la guerra irredentista contro l'impero austroungarico per la rivoluzione fascista. La Madre di ambedue è la Grande Guerra, col suo corredo di sangue e trincea, la leva obbligatoria e lo sgretolarsi del Mondo di ieri sorretto da quell'Ordine.

A complicare le cose venne poi il terzo incomodo, nato anch'egli dalla Guerra ma a scoppio ritardato: il Nazionalsocialismo tedesco, da cui scaturì la Seconda Guerra Mondiale, fatale per l'Europa, letale per il fascismo. La storia avrebbe preso un'altra piega se il patto Molotov-Ribbentrop tra Hitler e Stalin avesse retto alla prova del conflitto e all'indole dei due dittatori. In quel caso, probabilmente, la Seconda Guerra Mondiale avrebbe vendicato la Prima e ne avrebbe rovesciato l'esito, seppure con soggetti mutati: l'Urss al posto della Russia, il Terzo Reich al posto della Prussia e dell'Austria asburgica. Salvo una finale resa dei conti tra il comunismo asiatico e il nazismo indoeuropeo. Resta il paradosso della Prima Guerra Mondiale: fu la Grande Guerra a far nascere il fascismo e il comunismo e a galvanizzarli, ma fu la stessa Guerra a decretare la vittoria sul campo delle democrazie liberali e poi l'americanizzazione del mondo. L'ambigua follia della guerra.

Commenti

marinaio

Dom, 07/12/2014 - 10:53

Si' però mentre il fascismo ormai non esiste più (salvo qualche sporadico caso), il comunismo invece è duro a morire e continua a fare danni nel mondo ed anche in Italia grazie ai sinistronzi. A quando una modifica alla Costituzione che dichiari apologia di reato anche il comunismo??? (Napolitano, se ci sei batti un colpo!!).. e figurati..

agosvac

Dom, 07/12/2014 - 14:34

Il problema posto nell'articolo è solo uno: ci sarebbe stato il comunismo che è padre del fascismo e del nazismo anche senza la prima guerra mondiale??? Credo proprio di sì anche perché Lenin che di Marx capì poco o niente, c'era già ed era attivo in Russia tanto che la rivoluzione bolscevica venne prima ancora che finisse la prima guerra mondiale. Ovviamente le cose sarebbero andate in maniera diversa da come sono andate, ma i risultati sarebbero stati gli stessi.

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rosario.francalanza

Dom, 07/12/2014 - 15:27

Eccezionale, Dr. Veneziani! Da far leggere nelle scuole come ‘Corso di Storia’! Che mi stimola una riflessione: che, quindi, il nazismo non c'entri niente con il fascismo (e ovviamente con il comunismo: ma non è così 'immediato' come sembra)? Teoria che mi sembra gravida di conseguenze che, nel momento attuale, non possono ancora essere sviluppate; ci penserà il tempo. Per tornare al 'vaudeville', ieri sera il Pennacchi 'sciarpa' e 'beretto (1 erre)' ha espresso la sua formidabile immagine dell'economia composte da 'terra e fabbrica', e dove il commercio e servizi quasi non dovrebbero esistere, se persino il suo barbiere non viene considerato 'produttivo' dall'insigne 'agro' pontino! Insomma falce e martello a decidere chi deve trarre profitti dal lavoro. E chi se non loro, i 'duri e puri'? Con il valido sostegno dell'esimio scrittore, che non produce, ma è baciato dalla fortuna letteraria. E con la sbrasoneria di 90 anni fa!

yulbrynner

Dom, 07/12/2014 - 15:54

il comunismo e' pura utopia irrealizzabizile perdipiu' applicato fisicamente in certi paesi nel modo peggiore possibile.. logicamente IL POTERE E IL DENARO HANNO AVUTO IL SOPRAVVENTO SU QUESTA IDEOLOGIA, causando distruzione morte e dittatura appunto x mantenere lo status quo' lo stesos si puo dire xquel fascismo sociale quelle riforme fatte x il popolo applicando poi una dittatura sanguinaria che ha portato l'italia alla distruzione ..quel fascismo autoritari odi spagna grecia e vari stati sud americani che ha portato solo morte e dolore

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stock47

Dom, 07/12/2014 - 18:07

Ricostruzione in parte vera e in parte sbagliata, quella fatta da Veneziani. La Grande Guerra partorì comunismo e fascismo ma essi erano la ricerca di una risposta migliore al destino umano, condotto da sovrani e imperatori, che li facevano massacrare per le loro cretinate di potere territoriale e monarchico, mentre lo sviluppo industriale e la crescita demografica incontrollata ponevano problemi economici, che si dimostravano irrisolvibili, come d'altronde permangono ancora adesso. Il socialismo internazionale fu la risposta al tentativo di benessere di tutti, al di sopra dei vincoli nazionali che erano stati la causa di guerra e di massacri, subito tradito dagli egoismi umani dei singoli al potere, oltre che dall’impossibilità di un meccanismo economico fuori dalla realtà e incapace di creare ricchezza.

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stock47

Dom, 07/12/2014 - 18:09

2-Anche il fascismo proveniva dal socialismo solo che era applicato alla sola propria nazione, cosa che diede luogo a contrasti fra l’uno e l’altro e entrambi contrapposti, allo stesso tempo, contro il potere capitalistico borghese emergente con la rivoluzione industriale che accentrava il potere economico, e quindi anche politico, in mano di pochi, soppiantando in pratica le monarchie ma non essendo, in sostanza, diversi da essi. La Seconda Guerra mondiale in realtà fu una guerra a TRE, vale a dire una guerra fra queste tre forze, due idealistiche, almeno nelle intenzioni di chi le professava, e una egocentrica, quella del capitalismo individualista. Vi fu un’alleanza tra due di esse, subito rotta a favore dell’altra. Chi ci rimise fu il nazional socialismo, anche per le turbe paranoiche contro gli ebrei di Hitler. Le altre due dopo l’alleanza forzata sono rimaste armate l’un contro l’altra, fino alla fine della sconfitta politico-economica dell’URSS.

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stock47

Dom, 07/12/2014 - 18:13

3-Ora ai ferri corti sono i diversi settori geografici delle potenze economiche, quella capeggiata dagli USA e dal resto dell’occidente massonico vuole inglobare le altre, come si evince facilmente da quello che è accaduto in Ucraina e che è tuttora in atto contro la Russia. Tranne che per il sistema autarchico costruito per un certo tempo da Mussolini, tutti gli altri sistemi aperti si sono rivelati un fallimento, perché funzionano solo sfruttando gli altri e finiscono inevitabilmente per mordersi la coda da soli. Di conseguenza nel lungo periodo sono destinati a fallire, salvo massacri planetari che permettano di ricominciare tutto da capo ma con l’identico finale. L’essere dipendente dalle risorse altrui è il guaio che sta alla base di tutti questi sistemi, anche il sistema autarchico, alla lunga, ha bisogno di interagire con l’esterno. Temo che l’umanità è avvitata in una catastrofe economica-demografica e politica da cui non può uscire.

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stock47

Dom, 07/12/2014 - 18:20

4-Non vi sono risorse per tutti, perché alla fine sono limitate. Di conseguenza l’espansione DEVE giocoforza finire in un implosione demografica di qualche tipo, che sia una guerra o un controllo demografico obbligatorio. Chissà, forse è per questo motivo che i massoni internazionali implementano l’accresciuta importanza dei gay nella vita sociale. Nel passato si poteva rimediare con imperi coloniali, scaricando il sur plus di popolazione e accrescendo l’importazione di beni da altri luoghi di cui ci si era impossessati, ma oggi? Non è più possibile, l’unica speranza, molto vaga per ora, rimane l’emigrazione spaziale in altri pianeti abitabili. Ritengo tuttora che Mussolini e il suo nazional socialismo fu la migliore soluzione d’allora. La vita è lotta per la sopravvivenza. E’ una regola universale da cui non si può fuggire se ci si trova in un ambiente limitato, come appunto si trova l'umanità.

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stock47

Dom, 07/12/2014 - 18:24

5-Non lo fece Mussolini, che l’affrontò a muso duro, e non lo fanno coloro che ci guidano economicamente e politicamente adesso, sia alla luce del sole che di nascosto, che l’affrontano ipocritamente e a danno dei loro stessi popoli e di chiunque non sia legato strettamente a loro da vincoli di parentela o di potere o economici. Prevedo che il prossimo futuro sarà molto peggio che il passato, per chi verrà dopo di noi. Li compiango già da adesso.

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rosario.francalanza

Dom, 07/12/2014 - 20:43

Ho tratto, dall’intervento, questa frase che mi sembra interessante: “L'impianto del fascismo è tendenzialmente autoritario, perché attiene all'agire e alla milizia, quello del comunismo è tendenzialmente totalitario perché pervade ogni sfera, incluso il credere e il pensare”. Differenza sottile e fondamentale: autoritario non è sinonimo di totalitario. In fondo anche il consumismo è ‘totalitario’ perché vuole arrivare ad un livello ‘migliore’ di vita, così come il comunismo si compiace della ‘superiorità morale’, di ‘magnifiche sorti e progressive’. Di qui, probabilmente, la loro coincidenza, che, in qualche modo, prospetta una ‘società migliore’, che non necessariamente presuppone doti eroiche, di sacrificio, di identità. Si solletica la vanità di ognuno nel sentirsi ‘migliore’ di un altro con mezzi non legati al valore umano: corsa al consumo e all’apparire in uno, e presunzione e arroganza etica e morale nell'altro!

Bianchetti Andreino

Gio, 11/12/2014 - 09:41

Anche in chiave religiosa, resta il fatto che nel popolo russo, la fede ortodossa non venne mai a mancare nei momenti più tragici e oscuri del potere comunista. Quando la cattedrale di Mosca fu rasa al suolo, per costruirvi una piscina olimpica, quando tutti i luoghi di culto furono abbattuti e i monaci costretti a rifugiarsi nei fienili e lavorare nei campi in clandestinità; quando a scuola si obbligava un ateismo di massa: in quel momento lì maturava nei russi un sentimento religioso più forte che mai, sotto la scorza dura di un'apparenza antireligiosa, spuntavano le catacombe della loro fede incrollabile. A quei tempi, ai soldati italiani, si inviavano molte immaginette sacre, santini, qualche piccolo messale e oggetti sacri, nascosti tra le calze in nylon da donna.

Bianchetti Andreino

Gio, 11/12/2014 - 10:01

Anche in chiave religiosa, il profano talvolta serviva a mascherare il sacro. Quando, in tempo di guerra, si spedivano pacchi ai soldati italiani, in Russia, nascosti tra le calze in nylon da donna c'erano sempre degli oggetti sacri: santini, libretti da messa, corone. Il tutto serviva per il "contrabbando" di una sopravvivenza "fisica" per il combattente italiano e di una sopravvivenza "religiosa" per quella famiglia russa che nascondeva il nemico in casa per qualche giorno di tormenta.

gio 42

Ven, 12/12/2014 - 21:26

Buonasera gentile signor Bianchetti Andreino, queste sue bellissime testimonianze bisognerebbe farle imparare a memoria a tutti i comunisti che sono in Italia, e arrivo a essere cattivo, a farle tatuare a tutti i cattocomunisti che sono oggi al comando del nostro disastrato paese, e senza voler costringere nessuno a pensarla come gli altri o a cambiar idea, far vedere alla gente come un popolo con la P maiuscola è riuscito attraverso 80anni di prove e di torture di qualsiasi specie fisiche e morali, a rimanere fedele alle sue radici alle sue tradizioni alla sua religiosità, non perdendo mai la Fede e la Speranza e anche la Carità verso i popoli con loro in guerra, in un mondo davvero migliore da quello che gli prospettavano quei falsi profeti. Saluti