La globalizzazione della carità sfida l'indifferenza globale

Papa Francesco cerca di riportare il cattolicesimo alle sue origini. Ma è possibile chiedere a pochi di risolvere la miseria di molti?

È possibile praticare e non solo predicare la globalizzazione della carità contro la globalizzazione dell'indifferenza? Fin dove si può spingere l'aiuto al prossimo e la condivisione della sua sofferenza? Nel suo semplicismo evangelico, Papa Francesco a Lampedusa ha proposto la carità come valore assoluto e risposta globale. Ma è possibile chiedere a una minoranza di benestanti di assumersi sulle proprie spalle la miseria di una sterminata maggioranza di poveri? Il mondo in cui nascemmo era abitato da poco più di due miliardi di persone, il mondo presente è affollato da sette miliardi di persone. L'umanità ha triplicato nel giro di mezzo secolo. Per ogni benestante ci sono dieci poveri. Possiamo ritenere immutabili il precetto della carità, il metro della solidarietà e il valore assoluto della vita, anche in caso di sovrappopolazione? Sì, magari in astratto, ma poi nella vita concreta il meglio che si può fare è circoscrivere la carità, riversarla su campioni d'umanità, aiutarne uno nel nome di cento, che intanto muoiono di fame. Il significato simbolico sostituisce l'efficacia reale.

Ma poi, si può abbracciare a oltranza la difesa della vita anche quando le nascite rischiano di convertirsi in ecatombe planetaria per eccesso di abitanti? Le risorse del pianeta non sono illimitate, ricordano gli stessi eco-solidali, e l'uso della tecnologia e i consumi estesi a miliardi di persone collassano il mondo.
È grandioso il principio cristiano della carità: un sentimento esclusivo come l'amore viene esteso dalla coppia o la famiglia all'umanità. È comprensibile pure la rabbia irreligiosa contro la profonda ingiustizia della sorte che punisce chi è nato, senza averne colpa, in contesti poveri, e favorisce noi fortunati.

Ma il principio della carità, come quello della redistribuzione più equa delle risorse, è praticabile solo in contesti limitati. La carità funziona a numero chiuso, è selettiva, a suo modo anch'essa è ingiusta. San Martino che divide il suo mantello con il povero non avrebbe potuto compiere con successo lo stesso gesto a favore di dieci o cento poveri che morivano di freddo. Lo sperimentiamo nella vita di ogni giorno: aiutiamo chi ci chiede l'elemosina o vuol venderci qualcosa; ma quando arrivano ai nostri tavoli, alle nostre auto, ai nostri ombrelloni sessanta immigrati all'ora, la carità muta in astio e rifiuto. Eppure il bisogno di aiuto resta reale anche se si moltiplica. Ma umana e non infinita è la nostra capacità di sopportare ed è naturale la nostra insofferenza.

Gli immigrati che sbarcano a Lampedusa e sono accolti, assistiti e sfamati, sono tra i dannati della terra i meno dannati perché sono in condizioni di raggiungere le nostre coste. I più bisognosi invece sono inchiodati dalla loro miseria, non hanno la forza, la salute, i mezzi per lasciare le loro baracche. Il realismo di chi governa, rispetto all'idealismo di chi predica, spingerebbe a frenare e filtrare l'immigrazione, e se è realismo illuminato, a disporre piani di sostegno alle popolazioni in loco. Ma le porte aperte al mondo intero sono dissennate.

La verità è che, nonostante S. Tommaso e la dottrina della Chiesa, tanti precetti cristiani urtano contro la realtà e a volte anche contro la natura. La carità assoluta, incondizionata e totale è uno di questi. L'amore del prossimo indipendentemente dal suo grado di prossimità è un altro. Secondo natura noi amiamo prima chi ci è più vicino, i nostri cari, poi i nostri amici, quindi via via gli estranei. L'amore cristiano dell'umanità invece prescinde da questo elementare principio naturale e vitale, prescrive di amare lo straniero. La stessa cosa avviene per la procreazione. Se si nega la necessità della contraccezione dove c'è sovrappopolazione, procreare diventa un altro precetto che urta se non contro la natura, certo contro la realtà e la vita stessa: la nascita è un dono, ma la natalità eccessiva in aree povere è una maledizione. L'astinenza sessuale, la rinuncia, il sacrificio, l'altruismo sono altri precetti cristiani che cozzano contro gli istinti naturali e gli impulsi di autoconservazione e di benessere individuale. Quando la chiesa denuncia alcune pratiche sessuali perché contro-natura dovrebbe ricordarsi che contronatura sono molte delle sue prescrizioni. Si dovrà allora precisare che gli atti considerati contro natura sono in realtà contro l'ordine naturale delle cose e gli assetti civili derivati. Ma se vivessimo davvero secondo natura, saremmo tutt'altro che cristiani. E se vivessimo davvero da cristiani vivremmo contro natura. Non è una considerazione polemica o anticristiana. La nobile assurdità del cristianesimo è nel capovolgimento della realtà naturale e della sua gerarchia: prima i deboli, gli ultimi saranno i primi, beati i poveri, anche di spirito, i brutti e gli storpi sono prediletti dal Signore.

Il primato etico sull'estetica, il buono che scaccia il bello, è un'altra legge cristiana che capovolge la primazia naturale della bellezza. La dottrina cattolica modificherà poi nei secoli l'impronta originaria del cristianesimo e la plasmerà con l'esperienza del mondo, il pensiero greco e il realismo romano. Ma Papa Francesco fa riemergere lo spirito cristiano delle origini, simboleggiato dal pesce che ostentava a Lampedusa. Bergoglio lascia il sacro per il santo, lascia il carisma venuto dall'alto per sposare l'umiltà rivolta al basso. Quella cristiana è una grandiosa visione che rovescia gli assetti naturali, compresa la resurrezione della carne. Di quella visione rivoluzionaria il comunismo è un fallimentare epigono e una torva imitazione. Torva perché il principio che muove il cristianesimo è l'amore verso l'umanità e il suo Signore, invece il motore del comunismo è l'odio verso la natura e la realtà, verso la proprietà, la ricchezza e i suoi detentori. Papa Francesco ha oscurato in un colpo solo decenni di demagogia progressista, egualitaria, socialista, riproponendo in tutta la sua originaria semplicità il pauperismo evangelico. Chissà quali fatti sortiranno, se mai sortiranno, dalle sue parole; quanto della sua predica diventerà pratica di vita, soprattutto a livello ecclesiale e se davvero aiuterà a migliorare la vita in terra. Ma la svolta francescana spacca il mondo col proposito di unirlo.

Il suo predecessore Ratzinger aveva affrontato la morte di Dio e la perdita del sacro in Occidente, ma ha perso la sua sfida e si è ritirato. Papa Francesco riprende dal basso, si preoccupa di svegliare la devozione dei popoli, a partire dagli umili, a colpi di catechismo e carità. Con lui la Chiesa torna alle elementari. Dio non c'è ma voi cercatelo in mare. Si spera non tra le salme.

Commenti

cgf

Lun, 15/07/2013 - 10:01

IMHO Ognuno può essere strumento della Provvidenza Divina, sento molti dire di essere credenti ma di non praticare, ma la il credere, la fede, senza le opere è vana, è un'altra scusa quella di 'delegare' ai *benestanti* perché vi è sempre qualcuno meno abbiente da rendere *benestanti* anche molti *poveri*.

mnemone44

Lun, 15/07/2013 - 11:00

Questo articolo penso che nasca dalla lacerazione interiore che l'irruzione di Papa Francesco nella vita reale dei credenti ha causato.Il concetto di carità(e alla fin fine quello di fede)è aggiornabile e contingente o permanentemente immutabile usque ad mortem ?L'individuo singolo può essere responsabilizzato come ultimo anello di distribuzione della carità, in una società che ti stritola se sottovaluti i principi esistenziali(e spesso anche se non li sottovaluti).E se io, anello finale, intuisco che il mio obolo alimenta organizzazioni che vivono in simbiosi con la povertà e la disperazione di altri uomini,che faccio?Mi presto o no?In conclusione ho difficoltà a riconoscere ed accettare il mio prossimo(descritto nella parabola evangelica)e la sua genuinità.Forse sono un credente occasionale...?

ben39

Lun, 15/07/2013 - 11:52

Spesso non si comprende il messaggio cristiano. I conti si fanno alla fine di una vita e quindi è sbagliato pensare di essere santi a 30 o 40 anni. Bisognerebbe essere pluralisti anche nella fede cristiana, passo per passo, tanto Gesù si è sacrificato per noi, esseri imperfetti . Poi anche Paolo fu un accanito peccattore ma poi, a suo tempo, cambiò stile di vita e divvene santo...

Agev

Lun, 15/07/2013 - 12:18

Vede egregio Veneziani .. nella storiella che Le ho raccontato .. che Lei non ha compreso o voluto comprendere .. c'è tutta la reale storia dell' umanità occidentale .. ed in parte orientale degli ultimi diciamo .. 9.700 anni .. figlia in parte di una civiltà Atlantidea .. che si è distrutta .. non Le dico come . Tutto ciò che Lei scrive in questo articolo .. è dotto .. è interessante , ma sono solo .. concettualizzazioni .. razionalizzazioni .. effetti .. personalmente li chiamo effetti abortivi . Al Di Là .. non nell'aldilà .. di tutta quanta la miseria del sentire e vedere la realtà .. c'è la realtà che conduce a nuove soluzioni. Il velo .. presto verrà tolto . Gaetano

Agev

Lun, 15/07/2013 - 12:50

A ben39 . Il messaggio cristiano lo si comprende benissimo .. sa dove sta la sostanziale e essenziale differenza ... Cristo è esattamente l'opposto del cosiddetto messaggio cristiano . Provi invece ad essere e divenire un essere un po' più perfetto .. deve sapere però che in realtà non esiste nessuna perfezione. Gaetano

tiptap

Lun, 15/07/2013 - 14:56

Evidentemente l'autore non conosce a sufficienza né il Vangelo né il cristianesimo, ovvero lo conosce in modo superficial-populista. Non si può chiarire in poche righe un tal miscuglio di inesattezze ed errori. Solo due parole. La regola dell'amore gratuito è l'unica che, se fosse compresa ad applicata dalla maggioranza delle persone, risolverebbe la maggioranza dei problemi. Non tutti, certo, dato che molti continueranno a non seguire la regola, ma non importa: se la perfezione non è di questo mondo, è comunque preferibile il meglio al peggio. E ciascuno ha la responsabilità della propria vita. La responsabilità è individuale: ciascuno (nel cristianesimo) è chiamato a fare la sua parte, cercando di migliorare almeno sé stesso, non tutto il mondo. Questo è possibile a tutti. Basterebbe già questo. Non basta essere poveri per essere "a posto": un povero che accumula in sé odio, invidia, rancore, un povero che non osserva i dieci comandamenti non è per nulla meglio di un ricco che fa lo stesso. La ricchezza ed il potere non sono in sé un male, ma lo diventano quando sono usati male, per produrre odio, guerre, ingiustizie, prepotenze, ecc. Denaro e potere possono essere usati per un bene comune, anche se in parte sono goduti (onestamente) dal possessore. Infine, il giudizio spetta solo a Dio, perché nessuno di noi può conoscere l'altro a sufficienza (e spesso nemmeno sé stesso). Si possono giudicare i singoli comportamenti, questo sí, ma non le persone. Detto questo, il gesto di Lampedusa, pur nell'affermazione di un principio cristiano, mi trova in disaccordo perché mi sembra troppo "parziale" (per esempio, andava fatto almeno un invito agli stranieri ad integrarsi con onestà e buona volontà, seguendo le nostre leggi...) e male interpretabile, con malizia. Bisogna cercare la verità, che non è sempre facile...

Nadia Vouch

Lun, 15/07/2013 - 15:07

Distinguerei carità e solidarietà. La carità è qualcosa di generico, il dare per dare. Questo anche a me sembra innaturale. La solidarietà è un do ut des, il che mi pare già più reale. Se ognuno di noi si limitasse ad aiutare almeno un estraneo, sarebbe già un grande passo. Poi, i propositi di salvare il mondo, paiono anche a me parole più che fatti. Persino in un ospedale, dove tutti stanno male, si è obbligati a dare una priorità ad un ammalato rispetto ad un altro. Certo, a qualcuno potrebbe sembrare crudele o ingiusto, ma non siamo dei. Siamo persone con capacità limitate. Pretendere di essere ovunque e per chiunque, potrebbe a volte essere un atto di superbia.

tiptap

Lun, 15/07/2013 - 15:21

Caro mnemone44, credo di comprendere le sue difficoltà e vorrei dirle che il Vangelo non cambia, mai è cambiato e mai cambierà. La Parola di Dio è unica, non aggiornabile (altrimenti non sarebbe di Dio, no?). La giusta spiegazione del Vangelo (che comunque si spiega molto bene da sé, basta leggerlo con attenzione, umiltà e sincera ricerca della Verità) si trova nei dogmi della Chiesa Cattolica, non in qualsiasi discorso di qualsiasi prete. Anche il Papa, infallibile in materia di fede, non lo è su questioni genericamente sociali, politiche, ecc. Sempre piú spesso, purtroppo, si trovano persone (perfino alcuni consacrati) che "adattano" la Parola ai loro gusti, interessi, comodità, in modo contrario o magari parzialmente sviato rispetto al Vangelo. Bisogna essere aperti e sinceri nel cercare la Verità ed Essa stessa ci verrà incontro. Riguardo agli "oboli" dati a certi poveri, sono d'accordo con lei: per lo piú vanno ad alimentare sfruttamento e malaffare. Io mi regolo cosí: nella mia località c'è un convento di frati francescani che ogni giorno distribuisce pasti gratuiti a chiunque si presenti; io ho visto talvolta la coda: sono bianchi e neri, uomini e donne. Quello che darei per strada lo metto nella cassetta della chiesa dei frati dedicata alla distribuzione dei pasti. Ho anche individuato un'altra attività certamente disinteressata (tramite una santa suora) che aiuto. Invece, zero euro a tutti quelli che scrivono, suonano il campanello, fanno pubblicità, ecc...

mnemone44

Lun, 15/07/2013 - 16:26

Gentile tiptap,apprezzo e forse invidio la saldezza dei Suoi principi spirituali.Il mio riferimento alla contingenza e aggiornabilità della fede intendeva solo sfiorare un argomento estremamente complesso,senza entrare nel particolare.Nella regressione morale e civile dei nostri tempi il bianco non è sempre bianco,il nero non è sempre nero e la verità riferita non è sempre tale.Di conseguenza in questo marasma di ambiguità non è facile sentire dentro di se(perchè è LI' che si manifesta)la parola di Dio ed essere sicuri della sua genuinità.A meno di non essere santi.

Ritratto di Adele Di Marsico

Adele Di Marsico

Lun, 15/07/2013 - 20:03

se tutti aprissero un pochino il cuore tutto cio' che si produce nel mondo basterebbe per tutti......non possiamo permettere parlando in continuo di civiltà che degli esseri umani ,ancora oggi muoiano di fame.Basta eliminare il superfluo di ognuno!!!

cgf

Lun, 15/07/2013 - 22:48

@Nadia Vouch si ripassi il significato di CARITA', sopratutto cosa intende il Papa per carità, le riporto come la descrive [benissimo] San Paolo nella prima lettera ai Corinzi 13,1-13 ***Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno,il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta è la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto,quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino parlavo da bambino,pensavo da bambino,ragionavo da bambino,Ma divenuto uomo ciò che era da bambino l'ho abbandonato.Ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa. Ma allora vedremo faccia a faccia:Ora conosco in modo imperfetto ma allora conoscerò perfettamente come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimando : la fede,la speranza,la carità;MA DI TUTTE QUESTE COSE LA PIU' GRANDE E' LA CARITA'***

cgf

Lun, 15/07/2013 - 23:02

@Nadia Vouch si ripassi il significato di CARITA', sopratutto cosa intende il Papa per carità, le riporto come la descrive [benissimo] San Paolo nella prima lettera ai Corinzi 13,1-13 ***Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno,il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta è la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto,quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino parlavo da bambino,pensavo da bambino,ragionavo da bambino,Ma divenuto uomo ciò che era da bambino l'ho abbandonato.Ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa. Ma allora vedremo faccia a faccia:Ora conosco in modo imperfetto ma allora conoscerò perfettamente come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimando : la fede,la speranza,la carità;MA DI TUTTE QUESTE COSE LA PIU' GRANDE E' LA CARITA'***

cgf

Mar, 16/07/2013 - 09:26

@Nadia Vouch lei distingue molto male, la invito a controllare meglio il significato delle parole e come le usa. il termine Carità usata dalla Chiesa, non a caso spesso scritta/detta Charitas perché deriva direttamente dal greco chàris cioè grazia, anche in latino caritas signignifa tutt'altro in quando manifesta benevolenza, affetto ed è sostantivo di carus, cioè caro amato. Quello che intende lei è quanto è passato nel linguaggio comune come FARE la carità, ma la Carità nulla ha a che vedere con l'elemosina, quella la fanno **obbligatoriamente** anche i mussulmani e con ciò si sentono appagati come i farisei che pensavano di 'comprare' un posto nei cieli FACENDO le pratiche e/o semplicemente conoscendo a memoria il Pirkei Avot. Per aiutarla a capire meglio che carità NON è elemosina le faccio presente che la Carità è considerata dalla Chiesa tutta, e da sempre, la più grande delle virtù. Già Paolo di Tarso lo diceva ai Corinzi, prima lettera, capitolo 13 in quello che è stato poi chiamato 'inno all'amore': ***Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!***

cgf

Mar, 16/07/2013 - 09:58

@mnemone44 la fede si ottiene e si aggiorna SOLO con la preghiera e.. l'abbandono, chi ha fede non ha ambiguità, è coerente indipendentemente dalle 'regressioni' o le mode, il bianco è bianco ed il nero è nero; fu detto "Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno", cmq la invito a rileggere e meditare tutto il capitolo V di Matteo, non solo il versetto 37 appena citato, tutti siamo chiamati alla santità ma si ricordi, scrivendolo lo ricordo anche a me, che tutti i Santi, nessuno escluso, hanno sempre pregato per la Fede e lo hanno fatto ancora di più in occasione di 'cadute' e dubbi. Se li hanno avuti loro.... ma hanno continuato a pregare incessantemente, sa come faceva madre Teresa, e fanno tuttora le sue sorelle, a calcolare le distanze? in rosari, si.. quanti rosari si possono dire nel lasso di tempo del trasferimento.

cgf

Mar, 16/07/2013 - 11:07

c'è stato qualche problema ieri sera... ma controllando questa mattina non erano presente il post e l'ho riscritto...

Nadia Vouch

Mar, 16/07/2013 - 11:25

Per #cgf. La ringrazio per lo spunto di riflessione e Le chiedo, in particolare dal passaggio "La carità è paziente, è benigna la carità...(omissis)..., ma si compiace della verità". Ecco, la mia prima perplessità è quella sul significato del termine verità, più che su quello del termine carità, da me peraltro non inteso propriamente solo come elemosina. Solo che ritengo che l'amore universale sia qualcosa di irrealizzabile. Anche la nostra capacità di amare è limitata. Cari saluti.

Agev

Mer, 17/07/2013 - 13:30

A cgf .. Tutte le parole mentono .. Lei non fa eccezione .. è la regola . Tutti i santi mentono .. solo che non sanno di mentire . Madre Teresa di Calcutta .. sicuramente grande donna.. sappia però che quello era il suo bisogno .. la sua comprensione .. da li a farla santa . Paolo .. un ebreo con sangue sacerdotale da rabbino .. il cui piccolo dio .. il dio ebreo .. del cantuccio .. gli ha liberato solo gli occhi .. lasciandogli intatto ed irrigidito sia la Mente che il corpo. lei mi conferma tutto ciò dicendo .. Quando ero bambino, parlavo da bambino , pensavo da bambino , ragionavo da bambino (fosse rimasto almeno bambino .. ci saremmo evitati l' idiozia del cristianesimo ). Ma , divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio , in maniera confusa ( la legge della confusione è una legge cosmica .. sulla terra è stata chiamata legge del libero arbitrio) , il cristianesimo figlio di Paolo .. figlio della rigidità di mente/corpo/vita è nato da questa mistificazione/distorsione della realtà .. uccidendo e non permettendo con tutti i mezzi possibili di far conoscere e vivere il Cristo che c'è in ogni uomo . Quando Lei comprenderà perché vivrà come realtà questa semplice frase - Eh già .. il suo camminare comprende , esprime e traduce nel qui ed ora tutta la scienza e conoscenza dell' universo .. e già semplicemente cammina - vedrà che di tutti quanti i pensieri/concetti .. razionalizzazioni della miseria del cristianesimo .. non saprà che farsene .. e finalmente farà scendere quel por om da quella miserabile croce .. - mi esprimerò in modo che Lei mi comprenda - Cristo vivrà come realtà in ogni uomo . Gaetano