«I veri eroi del nostro tempo? Chi lavora tanto e parla poco»

C'è da sentirsi piccoli piccoli davanti alle ramanzine filosofiche di Salvatore Natoli. Proprio ora che la scenografia italiana si fa sempre più rattrappita - tra depressioni dilaganti, speranze ingrigite, tagli di budget e decrescite (in)felici - arriva il vocione predicatorio di questo filosofo siculo, figlio putativo di Nietzsche e cultore della magnanimità aristotelica, che ci dice: errore. Abbiamo sbagliato a non pensare in grande, a non sentirci grandi, a non diventare ancora più grandi. Il filosofo di Patti ordinario alla Milano-Bicocca stasera apre le danze del festival Popsophia (alternativa pop alla più ingessata rassegna modenese). Festival dove quest'anno si filosofeggerà attorno al domandone: esiste l'epica oggi? E così Natoli dovrà vestire i panni di Omero per cantare le gesta degli eroi contemporanei. Se gesta vi sono. Perché far atterrare le virtù superomistiche giù nella nostra piatta quotidianità parrebbe missione audace. Per risolvere il mistero del chi-cosa-dove-quando-perché svolazzino su di noi questi Superman non resta che infilzare Natoli con tutte queste domande.
Anzitutto, chi sono gli eroi della vita quotidiana?
«Lì è l'incognita. Gli eroi sono invisibili, proprio perché la loro caratteristica principale è che non li si può conoscere. A differenza dei modelli mitologici classici di eroi, contraddistinti dall'eccezionalità e dalla grande visibilità delle loro imprese, l'eroismo attuale è l'esatto rovescio. Gli eroi della quotidianità lavorano in sordina, non compiono strappi memorabili, anzi, si esprimono nella continuità degli sforzi: giorno dopo giorno accumulano energie agendo nella dimensione medievale della diuturnitas (la ripetizione costante e uniforme del movimento , ndr). Le loro virtù sono la perseveranza, la resistenza alle difficoltà, la coerenza, la fedeltà alle cause che hanno scelto».
Cosa fanno esattamente?
«Tengono in piedi la famiglia e la società. Reggono il mondo intero. E vivono progettando: costruiscono sempre».
Però sono introvabili!
«Esatto. Identificarli è impossibile, anzitutto perché l'eroismo non esiste in astratto. Ci stiamo muovendo in una dimensione etica: tutti noi dobbiamo essere eroici con tutta la nostra forza, applicazione, tenacia».
Ma qual è la missione degli eroi moderni?
«Realizzare il Bene».
Che cos'è il Bene?
«Qualcosa d'intimamente legato al discernimento: non si può capire cos'è se non in riferimento a una precisa situazione da analizzarsi criticamente. Il discernimento è una delle virtù quotidiane principali, perché dissolve i facili entusiasmi e la coincidenza con l'immediato per esercitarsi nella pazienza della valutazione».
S'è mai avvistato un ecce homo in Italia?
«L'Italia ne è piena: altrimenti, se considerassimo solo tutto quel che si vede in tv, la nostra società sarebbe già crollata. Invece il sistema regge proprio grazie a queste virtù impegnate a tessere e ritessere la trama delle relazioni sociali. Noi, di questa trama, vediamo e sentiamo solo le lacerazioni e i buchi: ma questo è perché viviamo nella “società della vanagloria”; e non, purtroppo, della gloria. Sui media sfilano i velinismi, mentre agli eroi non interessa parlare di sé, non li vedremo mai in televisione: il Bene non fa rumore».
Non per strapazzare per l'ennesima volta Brecht, ma all'Italia non porterà sfortuna quest'evocazione?
«Questo potrebbe succedere solo se ci mettessimo nelle mani degli eroi tragici, intendendo per eroi tragici quei personaggi mitologici ai quali ci si appella in cerca di salvezza. In tal caso avremmo un deficit culturale-energetico della società, incapace da sola di risollevarsi. Gli eroi chiamati a compensare quest'immaturità sarebbero allora una sciagura per noi stessi - la condanna a non crescere mai. Questo non significa, però, che non esistano esempi del passato da imitare e seguire».
E adesso? Ci sono eroi del presente?
«Nel momento attuale è difficile distinguerli: solo in futuro la storia potrà fare chiarezza e giustizia. Ma già nel passato prossimo abbiamo avuto eroi della scienza e delle arti, ma anche grandi personalità del mondo della politica: pensiamo a Gramsci, Sturzo, Gobetti, e in generale a tutti i protagonisti della storia dell'antifascismo».
Filosoficamente parlando: chi sono i suoi eroi?
«Gli intramontabili, a cominciare da Platone e Aristotele. E il Nietzsche del disincanto, che aiuta a guardare il risvolto di ogni passione, quella eroica compresa. L'umano troppo umano è sempre in agguato dietro a ogni apparenza».