Come divenne il re del thriller? Divorando Spillane, King e Deaver

"Io uccido" è arrivato a 4 milioni di copie vendute. Il segreto? Carpire la lezione dai maestri americani

I romanzi di Giorgio Faletti

Giorgio Faletti ha sempre sostenuto di avere imparato a scrivere letteratura di suspense divorando le storie Mickey Spillane e Stephen King. Davanti a Michael Connely arrivò a confessargli che era stato un suo autografo benaugurale a fare entrare nel mondo dei bestseller Io uccido. Faletti ha sempre condiviso la sua passione per il noir coi lettori da quando, cabarettista, inventò il personaggio della guardia giurata Vito Catozzo a Drive In: confezionò anche alcune storie dedicate al suo metronotte raccolte poi in Porco il mondo che ciò sotto i piedi (1994). Per trovare la propria strada come scrittore Faletti avrebbe però dovuto aspettare il 2002, anno della pubblicazione di Io uccido, thriller che totalizzò la cifra record di 4 milioni di copie vendute, scardinando le regole della narrativa di suspense nazionale (secondo cui bisognava ambientare le storie esclusivamente nel nostro Paese).

Fu complicato per Faletti arrivare a quella pubblicazione. Tutti si aspettavano da lui un libro comico, non una storia internazionale di serial killer. Ma giocare con i generi, cambiare pelle, cercare sempre nuove sfide è stata una costante di Faletti. Proprio per carpire se quello che stava per scrivere aveva il giusto moood, Faletti per un lungo periodo frequentò a Milano l'ambiente della Libreria Sherlockiana. Andava ad ascoltare gli scrittori affermati, chiacchierava con loro, cercava di farsi dare suggerimenti e ne carpiva i segreti... Ricordo una cena in cui fece di tutto per stare di fronte a Jeffrey Deaver con l'intenzione di farsi spiegare nel dettaglio la tecnica da lui applicata per i colpi di scena. Ne nacque un'amicizia sincera che per anni ha portato i due scrittori non solo a effettuare varie presentazioni insieme ma persino a ipotizzare di scrivere qualcosa a quattro mani. Non un thriller, ma un libro di ricette culinarie... È un peccato che il progetto non sia stato realizzato.
Da abile gourmet, Faletti s'ispirò per il titolo Io uccido a quello secco di Io, la giuria di Mickey Spillane, mettendo subito in chiaro con quel verbo l'attività preferita del suo protagonista. Poi individuò nel Principato di Monaco il teatro perfetto dove l'assassino seriale avrebbe lanciato alla radio le sue sfide agli inquirenti. Dalla Costa Azzurra gli è poi stato facile scegliere di spostarsi nella New York contemporanea con il successivo Niente di vero tranne gli occhi (che omaggiava nei delitti i personaggi del mondo di Charlie Brown) e quindi raggiungere l'Arizona dei Navajos in Fuori da un evidente destino (che mostrava più di un'affinità con le storie di Tony Hillerman).

E se successivamente nei racconti di Piccoli inutili nascondigli è emersa la passione per il fantastico di Faletti, il suo percorso noir si è ulteriormente arricchito con Appunti di un venditore di donne e Tre atti e due tempi di ambientazione italiana: un ritratto della Milano di Vallanzasca e Turatello e un affresco del mondo del calcio delle scommesse visto da «un allenatore per caso»...