L'avanguardia TQ è così irrilevante da essere già finita

S e siete delle persone facilmente impressionabili non continuate a leggere questo articolo, è di una tristezza, ma di una tristezza.
Non se n'è accorto nessuno ma i TQ, il collettivo che si è chiamato così, T e Q, in quanto formato da trenta-quarantenni, si è estinto. Diciamo come le lucciole di Pasolini, con la differenza che questi sono sempre stati spenti. All'inizio c'erano Lagioia, Vasta, Scurati, Raimo e tanti altri di una magnifica avanguardia al contrario: non erano futuristi, sarebbero stati sorpassati anche nell'Ottocento. Poi si sono sfilati tutti e sono rimasti quelli ancora più sfilacciati. Si sono suicidati giovani, e neppure poi tanto.
È stato il TQ Vincenzo Ostuni a darne il triste annuncio su Alfabeta e Affari Italiani, causa della strage «la quiescenza del gruppo». Proprio così: la quiescenza. «Perché è l'anti-intellettualismo la tabe della nostra generazione». Nel senso: eravamo troppo intellettuali per essere capiti.
Anche il nome Ostuni ti fa pensare a un cimitero sardo. Dove li hanno seppelliti? Laggiù, a Ostuni. Tenete conto che, oltre ai loro coetanei con la tabe, gli ex Trenta Quarantenni, questi Tristi Quiescenti, hanno dovuto fronteggiare «l'indifferenza delle controparti: stampa, politica, industria». Un complotto di proporzioni immani, e nessuno li ha ascoltati. Eppure loro, duri, anzi de coccio come dicono a Roma, non si sono arresi, e hanno provato «novecentescamente da soli o in sparuti gruppi, a lanciare flebili urletti d'allarme». Se fate novecentescamente mente locale, a ognuno di voi sarà capitato di sentire questi urlettini, ahi!, ahi!, ahi!, e siete rimasti più indifferenti degli indifferenti di Moravia, li avete scambiati per cornacchie epilettiche. Perché siete dei borghesi.
Eppure, prima della quiescenza, quello dei TQ «è stato il tentativo meno fallito di articolare proposte collettive radicali - di stampo grosso modo marxiano, e di uscire fuori dal pelago dell'irrilevanza o d'ignavia che ha impeciato gli intellettuali di quella generazione». Sì signori. Loro, grosso modo marxiani, pure un pochino marziani, senza macchia e senza tabe, volevano solo uscire dal pelago, disimpelagarsi, contro la generazione impeciata. È stato il tentativo meno fallito. Fosse stato il più fallito chissà cosa sarebbe successo, sarebbero affogati nella vasca leggendo un ciclostilato di Franco Berardi Bifo.
Muoiono così i TQ. Nell'indifferenza e nell'ignavia generale. Nessun tg ne ha dato notizia, nessuno gli porterà un fiore, lì, al cimitero di Ostuni. È probabile, tuttavia, si legge sulla lapide di Ostuni, che «possa nascere un altro gruppo, magari più ristretto, ma di sicuro più unito e motivato». Cosa? No, davvero, questo è troppo, e allora vi prego, signori e signore borghesi, se vedete gli ultimi non quiescenti rimasti, tipo Vincenzo Ostuni e Christian Raimo, lì in qualche bettola romana, a parlare di cose di stampo grosso modo marxiano, tutti impelagati e impeciati, che magari ancora esalano qualche urletto novecentesco, abbiate pietà: abbatteteli senza pietà.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 15/06/2013 - 13:26

Dr. Parente, ma non è una storia molto simile a quella del celebre "Gruppo '63"? Forse l'Italia letteraria non è fatta per il gioco di squadra? O forse è l'ideologia marxista che mal si presta a manipolazioni e declinazioni letterarie? Effettivamente Eco (ex '63) ha combinato qualcosa con "Il nome della rosa", ma dando un calcio a tutte le teorie del Gruppo!

Mercutio

Sab, 15/06/2013 - 19:44

Ma Ostuni è una cittadina Pugliese, anzi Salentina.