L'incredibile storia di Mila, l'ex regina della moda russa

Una vita che sembra un film. È quella di Mila Anufrieva, ex zarina della moda internazionale in Russia e oggi consulente di moda di lusso a Milano. Una vita da raccontare, la sua, perchè ci dà un messaggio forte e chiaro: nella vita c'è sempre speranza

Minuta, sorridente ed elegantissima. Ci accoglie così nel suo bellissimo appartamento a Milano. Ne ho sentito cosí tanto parlare che mi presento all'intervista con un misto di curiosità e riverenza... Mila Anufrieva è un mito per il mondo della moda mondiale, un incredibile esempio di business woman indipendente e di successo. Il mio timore iniziale svanisce subito al primo sorriso di Mila quando le chiedo se ha voglia di raccontarmi la sua storia. Un sorriso dolce e un po' triste, perchè certo non è stata tutta dorata la strada che l'ha condotta fino a qui.

Con il suo simpaticissimo accento russo, mi racconta dei primi successi commerciali nella Russia precedente il crollo del muro e dei favolosi e scintillanti anni successivi alla fine della Guerra Fredda. Nel 1992 Mila fonda da sola nel lussuossimo Nevsky Palace il multibrand Vanity grazie a cui le grandi griffe dell'alta moda internazionale entrano in una Russia ancora molto chiusa. Sono anni di grandissimi successi per Mila: le sue sfilate sono frequentate da vip e politici, russi e non. Mila entra nei circuiti culturali russi che vedono in lei un'esponente della Russia nel mondo, di una Russia aperta al mondo e che sa fare grande business. 

Ma come sempre, quando gli umani osano volare troppo in alto, la nemesi divina si abbatte violentemente su di loro per riportarli alla giusta dimensione. E la nemesi di Mila inizia nel 2005 quando decide di aprire uno shopping center in pieno centro a SanPietroburgo. Tra minacce niente affatto velate dei concorrenti e pressioni delle banche, il nuovo progetto è fortemente ostacolato. E poi, la tragedia personale: nel 2005 Mila rischia la morte per un melanoma fulminante all'occhio. Operata d'urgenza in Svizzera, tornerà a San Pietroburgo per scoprire che la sua attività da 100 milioni di euro è stata venduta dal suo avvocato (corrotto) a 2mila euro lasciandole solo i debiti. Considerata nel suo paese una ladra, Mila viene costretta a espatriare. "Il mio paese...mi stava cacciando", ci racconta abbassando lo sguardo. 

È Milano ad accoglierla, una città che Mila conosce bene sin dai suoi esordi ma che ora sembra non offrirle nulla: Mila non ha soldi, non ha un'attività. Ma ha speranza e fiducia. Sì, perchè a salvare questa donna disperata è stato un consiglio di un amico: il famoso attore russo Stas Sadalskij, preoccupato delle sue sorti, riesce a mettersi in contatto con lei e le suggerisce di raccontarsi in un blog. Sorpresa dell'interessamento sincero di un suo connazionale, che lei considerava come tanti altri in patria un traditore, decide di seguire quel consiglio. Nasce così milaanufrieva.net dove Mila si mette completamente a nudo: non tace su niente, dalla sua incredibile scalata al successo fino alla catastrofe, fisica e lavorativa. E la risposta dai suoi connazionali è immediata e commovente. "Non pensavo”, ci dice commossa “ di poter essere un punto di riferimento per i miei compatrioti. È incredibile l'affetto e la solidarietà di cui mi circondano.”

E da cosa nasce cosa: dal grande successo del blog ad un nuovo progetto che diventa presto un'importante realtà imprenditoriale. È Luxury Lifestyle Atelier, la società di consulenza per privati e aziende per la moda e il lusso. "E' sempre stata una mia attitudine naturale quella di consigliare le persone su come riuscire a valorizzarsi al massimo, dall'abito all'accessorio. E ora questo dono naturale è diventato un business, incredibile no?" dice Mila con un sorriso radioso.

Incredibile, sì: incredibile come la forza di questa donna l'abbia aiutata a trasformare una situazione drammatica ("Appena arrivata a Milano, vedevo i senza tetto per strada e pensavo..."Farò quella fine", ci confessa) in un altro successo.

Ma una volta che si è toccato il fondo, non si è più uguali: attraverso il suo dolore Mila ha imparato a vedere il dolore degli altri, a dare agli altri. "Ho vissuto una vita in mezzo al lusso, allo sfarzo. Sono caduta in basso, ho sofferto e ora vedo le sofferenze delle persone". Come quelle dei bambini russi malati di melanoma che rischiano di perdere uno se non entrambi gli occhi. È a loro che vanno i soldi ricavati dalla vendita delle magliette disegnate da Mila. "A volte qualcuno mi chiede se gliela regalo. Sa, di solito sono persone ricche mentre quelle povere la comprano sempre con entusiasmo sapendo dove vanno i soldi. Dalla mia esperienza ho imparato che chi ha molto, tutto vuole per sè. Chi niente ha, dona".

Una vita come un film quella di Mila. E non è un caso che un film lo sia diventato davvero: sulla base del suo diario personale e del libro di Sandro Santin Storia di Mila la regista russa Nadezhda Gorkunova ha dato vita al documfilm Signora Russa, un lungometraggio che racconta questa vita incredibile. Il film ha ricevuto già premi e nomination a festival cinematografici negli Stati Uniti ed è stato recentemente presentato anche a Milano.

Dalla povertà, ai grandiosi successi, dalla malattia alla solidarietà della gente, dalla disperazione ad una nuova, felice vita. La storia di Mila porta in sè un messaggio che, soprattutto in un momento così difficile e paludoso per il nostro Paese, non va dimenticato: la crisi è un'opportunità perchè ci costringe a metterci in gioco e a fare tesoro delle nostre forze, delle occasioni che incontriamo e delle persone che ci circondano. Per scoprirci, poi, migliori e più forti di prima.

Commenti
Ritratto di munchhausen

munchhausen

Gio, 28/11/2013 - 15:07

"Dalla mia esperienza ho imparato che chi ha molto, tutto vuole per sè. Chi niente ha, dona". COOOOOOSA??? ANCHE QUI LA RETORICA PAUPERISTICA CATTOCOMUNISTA???!!?? Che cosa ne pensano i Porro e i De Bellis, la cui missione a questo mondo è adorare, idolatrare, incensare e leccare i ricconi, gli oligarchi e i magnati?

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Ven, 29/11/2013 - 01:18

# munchhausen Ma lei non si è mai posto il problema che molta gente si esprime senza guardare il mondo attraverso le lenti deformanti di una qualsiasi ideologia?